Nel 1932 due cercatori d’oro, Cecil Mayne e Frank Carr, erano impegnati nello scavo delle montagne di San Pedro, nel Wyoming, quando si imbatterono in una grotta sigillata da una sporgenza di roccia a circa 50 centimetri da terra. Fiduciosi di trovare chissà quale tesoro, i due cercatori fecero saltare la chiusura dell’ingresso con l’esplosivo. All’interno della cavità non si trovava il metallo prezioso, bensì una piccolissima mummia di una persona con le gambe e le braccia incrociate, con un’altezza di circa 16,5 centimetri, che in vita doveva essere di corrispondente a 35 centimetri di altezza totale. Nonostante gli studi seguenti, le origini della mummia Pedro erano destinate a rimanere un mistero.

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Le storie locali del folklore delle tribù dei nativi americani possono spiegare qualcosa riguardante la piccolissima mummia. Nelle leggende si narra, come un po’ ovunque nel mondo, di piccole persone con poteri magici e taumaturgici.

La leggenda dei “Nimeriga” è forse quella che più si avvicina all’origine di Pedro

Nelle leggende dei nativi Shoshones del Wyoming, si tratta di piccoli uomini o “spiriti” che attaccavano le tribù dei nativi con frecce avvelenate. Una specie di gnomi irlandesi ma esclusivamente malvagi.

Sotto: illustrazione dal libro “Stories the Iroquois Tell Their Children” di Mabel Powers – 1917

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La storia di Pedro potrebbe aver origine da queste leggende, chiuso dentro una remota caverna all’interno di una montagna.

Imprigionato, proprio per non farlo nuocere ancora

Sotto: illustrazione dal libro “Stories the Iroquois Tell Their Children” di Mabel Powers – 1917

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Visto il clamore che suscitò la scoperta furono numerosi gli scienziati che espressero un’opinione, e alla mummia venne fatta anche una radiografia ai raggi X. Nonostante fossero in molti a credere si trattasse di una bufala, alcuni avanzarono un’ipotesi totalmente differente dalle precedenti:

La mummia era di un bambino Anencefalico, morto in modo violento e mummificato per qualche ragione rituale

Il processo di mummificazione fu accurato e conservativo, e consentì di mantenere ben conservati i denti e le unghie.

Sotto: illustrazione dal libro “Stories the Iroquois Tell Their Children” di Mabel Powers – 1917

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Dopo esser stata studiata, la mummia finì in un negozio, dove rimase esposta per molti anni. In seguito venne acquistato da Ivan T. Goodman, poi da Leonard Wadler e infine, circa nel 1950, la mummia venne smarrita, sepolta o distrutta chissà da chi, chissà dove.

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Se si tratti di una storia reale o di una statuetta realizzata dai cercatori d’oro è ormai difficile a sapersi. La perdita di quello che avrebbe potuto essere un prezioso reperto scientifico impedisce di approfondire gli studi sulla sua natura biologica. Che si tratti di un essere umano, bambino o adulto, ormai è solo questione di opinioni…

Matteo Rubboli
Matteo Rubboli

Sono un editore specializzato nella diffusione della cultura in formato digitale, fondatore di Vanilla Magazine. Non porto la cravatta o capi firmati, e tengo i capelli corti per non doverli pettinare. Non è colpa mia, mi hanno disegnato così...