“All’ombra de’ cipressi e dentro l’urne

confortate di pianto è forse il sonno

della morte men duro?”  (Ugo Foscolo, I Sepolcri)

Siamo proprio sicuri che tutti dormano una volta defunti? Questa domanda se la sono posta in molti sull’Isola di Barbados.

Tra le palme e le bianche spiagge dell’isola caraibica, c’è un promontorio che domina la baia di Oistin. Sulla sua cima, c’è la cripta della famiglia Chase, teatro di uno dei più bizzarri ed insoluti fenomeni del XIX secolo.

Questo sepolcro però, non è sempre appartenuto alla famiglia Chase.

Il sepolcro venne commissionato da James Elliot nel 1724 per sua moglie Elisabeth,  sepolta il 14 maggio dello stesso anno. Nessuno aprì più la cripta fino al 1807, anno in cui morì la signora Thomassina Goddard. Peccato che però i resti della povera Elisabeth fossero spariti. E questo era solo l’inizio.

L’anno successivo la cripta divenne proprietà della famiglia Chase e, per il patriarca Thomas, fu altresì un anno particolarmente funesto: il 22 febbraio morì la figlia più piccola, Mary Ann, e il 6 luglio un’altra figlia, Dorcas.

In entrambe le tristi circostanze, durante l’inumazione dei corpi, tutto venne trovato in ordine, così le voci sull’isola si placarono.

Il 9 agosto 1812 venne a mancare lo stesso Thomas e la cripta di famiglia era pronta per accoglierlo ma, una volta aperta, i presenti non potevano credere ai loro occhi.

Le bare delle due bambine erano state spostate sul muro di nord-est, poste in verticale, con la testa rivolta verso il basso. Nulla lasciava supporre che il sepolcro fosse stato violato, l’entrata era intatta, e non vi erano segni sul terreno. Nonostante lo sgomento, le bare delle bambine, rivestite all’interno di piombo (particolare non di secondaria importanza) vennero rimesse al fianco di quella della signora Goddard, l’unica a posto, ed il feretro del Signor Chase venne a sua volta posizionato. Una lastra di marmo ancor più pesante della precedente venne posta all’entrata della cripta, e fu cementata, in modo che nessuna entità, terrena e non, potesse più entrarvi.

La Chiesa Christ Church Parish e il cimitero di Oistin

Immagine via Wikipedia – licenza CC BY-SA 3.0

Passarono quattro anni e la famiglia Chase fu colpita da un nuovo lutto: il 22 settembre 1816 morì il piccolo Samuel Brewster Amos.

Gli scalpellini, con fatica, rimossero la pesante lastra posta all’entrata della cripta anni prima, ed i presenti rimasero sconvolti ancora una volta.

I feretri vennero nuovamente trovati capovolti e posti lungo le pareti, anche quello del signor Chase, cosa alquanto curiosa, visto che durante la sua sepoltura erano occorsi otto uomini per portare all’interno della tomba la sua bara rivestita di piombo. La signora Goddard invece, la cui bara di solo legno era ormai era consumata dal tempo, riposava al suo posto.

Le stesse circostanze si verificarono anche durante la sepoltura di Samuel Brewster.

Vennero avviate diverse indagini, eseguite con grande dovizia, come riporta Sir Robert H. Schombhurg, il cronista che si occupò del caso, ma non venne mai alla luce nulla che spiegasse questi strani fenomeni.

I locali iniziarono a pensare che la famiglia fosse maledetta, e che le loro influenze negative si sarebbero abbattute su tutti gli abitanti dell’isola.

Al decesso seguente, dopo tre anni, ogni abitante dell’isola era presente all’apertura della tomba. Anche il governatore Lord Combermere non perse l’occasione di presenziare.

La lastra venne rimossa, le sei bare vennero trovate in un sacrilego disordine, ed ancora una volta, i resti della signora Goddard, ormai solo fasciati da un lembo di stoffa, vennero trovati indisturbati.

Una volta aggiunta la bara della defunta Thomassina Clarke, le tre bare più grandi vennero disposte sul pavimento, e le tre più piccole vennero posizionate sopra di esse. Questa volta, sotto la vigile sorveglianza di Lord Combermere, le bare vennero cosparse di bianca sabbia finissima, in modo da evidenziare qualsiasi movimento di chi si fosse introdotto nel sepolcro.

Il governatore stesso appose il proprio sigillo all’entrata della tomba, in presenza di numerosi testimoni come il reverendo Thomas Orderson e altri due nobili del luogo, Robert Bowcher Clarke e Rowland Caton.

Nel 1820, Lord Combermere fece inaspettatamente richiesta al parroco di poter aprire i sigilli della tomba, per poter verificare in prima persona la situazione al suo interno. Una delle bare più grosse era rovesciata sul fianco, posta in prossimità dell’entrata, in modo da ostacolarne l’accesso. La famiglia decise così di spostare i propri morti nel cimitero della chiesa, in modo che, una volta per tutte, potessero riposare in pace.

La cripta vuota della famiglia Chase

Immagine di Alison O’Brien Muff condivisa con licenza Creative Commons via Flickr

Ma quindi, quale fu la causa di quegli insoliti avvenimenti?

Si ipotizzò un allagamento, ma non vennero trovate tracce d’acqua.

Si pensò ad uno smottamento del terreno, ma sarebbe dovuto essere circoscritto a pochi metri quadrati, perché nessuno percepì alcuna vibrazione.

E’ anche vero che la famiglia Chase aveva molti nemici, e in particolare il signor Chase era riconosciuto da tutti come un tiranno. La stessa figlia Dorcas si suicidò a causa della crudeltà del padre, e poco dopo egli seguì lo stesso destino.

Sir Arthur Conan Doyle suggerì che le manifestazioni fossero causate da forze ultraterrene, desiderose di accelerare la decomposizione dei corpi della famiglia Chase, motivo per il quale avrebbero infierito maggiormente sulle bare rivestite in piombo. Queste forze, quindi, avrebbero raggiunto il loro scopo una volta che i corpi furono interrati nel cimitero. Considerazione significativa questa, perché in seguito le strane manifestazioni cessarono.

Probabilmente, non avremo mai una risposta per quello che accadde in quella cripta. Quel che è certo però, è che qualsiasi entità, terrena o meno, ha trovato la propria pace, rubandola a qualcun altro per lungo tempo.

Eugenia Varaldo
Eugenia Varaldo

Sono una studentessa di scienze della comunicazione. Durante il mio percorso scolastico al Liceo delle Scienze Sociali e Comunicazione ho avuto il piacere di vedere pubblicati una mia indagine nel libro “Nel Cibo La Vita”, ed un’intervista all’interno della raccolta de “I Quaderni Savonesi”. Vincitrice per due anni consecutivi del concorso letterario indetto dalla regione Liguria “Il sacrificio degli Italiani della Venezia Giulia e della Dalmazia: mantenere la memoria, rispettare la verità, impegnarsi a garantire i diritti dei popoli”. Appassionata di occulto, paranormale ed arte funeraria dell’epoca vittoriana. Inguaribile nerd, con un amore per la fantascienza e Star Wars che dura da tutta una vita.