Le maschere funebri erano un antico sistema per creare il calco esatto del viso di una persona importante al momento della morte. Prima dell’invenzione della fotografia, questo era uno dei modi più efficaci per riprodurre, con esattezza e non secondo il filtro soggettivo dell’artista, le fattezze del deceduto. Durante il regno di Napoleone Bonaparte, la Francia ebbe una forte tradizione nella creazione di maschere mortuarie. L’imperatore che conquistò gran parte dell’Europa venne esiliato sull’isola di Sant’Elena dopo la sua sconfitta nella battaglia di Waterloo, nel 1815. Napoleone, circondato da diversi medici francesi e britannici, morì 6 anni dopo, il 5 maggio del 1821, all’età di 51 anni. Secondo l’usanza allora in voga in Francia gli venne realizzata una maschera mortuaria.

Il mistero dell’Autore

Da qui in poi iniziano una serie di enigmi e misteri abbastanza singolari. L’autore fu, secondo la tradizione, il suo medico personale, François Carlo Antommarchi, che lo aveva seguito persino nel momento dell’esilio. Altra teoria vuole che l’autore sia stato Francis Burton, chirurgo britannico presente sull’isola, e che Antommarchi abbia soltanto fatto la prima delle innumerevoli copie successive. Gli storici non sono sicuri nemmeno di quale dei due fu autore dell’autopsia, ma è sicuro che Bonaparte morì per un cancro allo stomaco.

Una terza teoria sulla maschera dell’imperatore vede Madame Bertrand, assistente di Napoleone, rubarla a Francis Burton, lasciandolo con solo le orecchie e la parte posteriore della testa. La Bertrand avrebbe poi dato la maschera ad Antommarchi, il quale provvide poi a fare numerose copie.

Antommarchi inviò sicuramente una copia della maschera a Lord Burghersh, ambasciatore britannico a Firenze, con l’intento di darla ad Antonio Canova perché questi ne realizzasse una scultura. Il divino artista italiano morì prima di completare la sua opera, e la maschera rimase a Lord Buerhersh. La copia è oggi conosciuta come “maschera Antommarchi-Burghersh”, custodita nel Musée de l’Armée di Parigi. Un’altra maschera, considerata come una delle prime creazioni, si chiama “maschera Bertrand” ed è ospitata nel Musée de Malmaison di Rueil-Malmaison.

In tutto il mondo ci sono moltissime riproduzioni del volto di Napoleone, l’ultima scoperta due anni fa a Napoli, calchi in gesso dell’originale in bronzo del quale la storia non sarà forse mai ricostruita con certezza.

Ci sono molti altri gessi di gesso del volto di Napoleone sparsi in tutto il mondo, ma questi due esempi sopra sono probabilmente i più vicini all’originale.

Sotto, la maschera funebre conservata presso l’Accademia degli Euteleti a San Miniato in provincia di Pisa. Fotografia condivisa con licenza Creative Commons via Wikipedia:

L’incertezza sulla datazione della maschera

Gli esperti non sono sicuri dell’autenticità cronologica della maschera di Napoleone. Questa dovrebbe raffigurare un uomo di quasi 52 anni provato da una terribile malattia come il cancro allo stomaco. Nelle maschere la sofferenza non traspare in nessun modo, e anche l’età dell’imperatore sembra inferiore alle 52 primavere. Napoleone avrebbe potuto far realizzare il calco molto prima della morte, addirittura prima del suo esilio a Sant’Elena, per inviare in tutta Europa le copie in gesso del proprio volto come esempio per gli scultori.

Fotografia condivisa via Wikimedia Commons – licenza CC BY 2.0

Sotto, la Tomba di Napoleone nella chiesa di Saint-Louis des Invalides. Fotografia condivisa con licenza Creative Commons via Wikipedia:

Il grande condottiero visse in condizioni terribili negli anni precedenti la sua morte, e risulta quindi strano un viso così poco deformato dalla vecchiaia e dalla malattia. Per ora, il mistero riguardante la data e l’autore della maschera rimane senza soluzione.

Matteo Rubboli
Matteo Rubboli

Sono un editore specializzato nella diffusione della cultura in formato digitale, fondatore di Vanilla Magazine. Non porto la cravatta o capi firmati, e tengo i capelli corti per non doverli pettinare. Non è colpa mia, mi hanno disegnato così...