Nella sua Divina Commedia, Dante Alighieri presenta una schiera di personalità storiche, del proprio tempo o antecedenti, le cui vicende rimangono e rimarranno indelebili nella storia e nella letteratura. Tra i più rappresentativi e memorabili personaggi dell’Inferno dantesco, insieme agli amanti Paolo e Francesca, vi è sicuramente il Conte Ugolino della Gherardesca (1210-1289), nobile e uomo politico della Pisa del XIII secolo.

Sotto, ritratto di Ugolino della Gherardesca realizzato da Johann Caspar Lavater 1775-1778. Immagine di Paulae, Pubblico Dominio  Wikipedia

Nel XXXIII canto dell’Inferno, il poeta fiorentino si addentra tra i ghiacci del Cocito, accompagnato da Virgilio. La pena qui inflitta ai dannati è di giacere intrappolati nel ghiaccio e di venire investiti da un vento gelido, mosso dalle ali di Lucifero.

Tra i volti sofferenti, Dante ne distingue uno in particolare; un uomo è intento ad addentare il cranio di un altro dannato con ferocia. Dopo aver notato gli sguardi attorno a sé, questi alza la bocca dal macabro pasto, pulendola con i capelli del compagno, suscitando non poco orrore e sdegno.

Mosso da grande curiosità, Dante vuole conoscere i dettagli della storia di quello che fu una volta uomo, ora anima dannata.

Egli risponde così al suo interesse:

“Tu dei saper ch’i’ fui conte Ugolino,
e questi è l’arcivescovo Ruggieri:
or ti dirò perché i son tal vicino”

Il dannato è dunque Ugolino Della Gherardesca e la sua “vittima” l’arcivescovo Ruggieri. Entrambi fanno parte della storia e della politica di Pisa, che il Poeta ben conosce. In questo soliloquio, immagina però le vicende dei due protagonisti raccontate proprio dal Conte, in maniera inedita.

Ugolino fu Podestà di Pisa e, per storia familiare, alleato ghibellino; mosso però da moventi economici e territoriali, tentò di tenere segreta la sua affiliazione ai guelfi. Azzardando tale mossa, si inimicò fortemente Ruggieri, e con lui tanti altri uomini politici del tempo.

Sotto, stemma della famiglia della Gherardesca. Immagine di F l a n k e r, Pubblico Dominio via Wikipedia

Dopo una lunga vita, che vide Ugolino prominente podestà di Pisa e uomo politico e militare più forte della città, in età avanzata si inimicò dapprima il proprio nipote, che fece esiliare, e poi l’arcivescovo Ruggieri, cui fece uccidere il nipote nel 1288. Ciò gli bastò per tessere le fila di un inganno letale, che avrebbe annientato l’odiato Ugolino della Gherardesca.

Nel 1289, con la fittizia promessa di siglare un accordo, il Conte, insieme ai figli e ai nipoti, vennero attirati da Ruggieri alla Torre della Muda (proprietà dei Gualandi, potente famiglia pisana, ostile alla famiglia della Gherardesca), dove vennero però brutalmente imprigionati.

L’assassinio del nipote fornì all’arcivescovo la scusa per “gettare in Arno” la chiave della cella in cui aveva fatto chiudere Ugolino con i figli e i nipoti

Sotto, ricostruzione di come poteva apparire la Torre della Muda di Giovanni Paolo Iasinio, 1865. Immagino di Sailko, Pubblico Dominio via Wikipedia

Dante, al posto di narrare della cronaca del fatto, nota ai suoi contemporanei, decide di immaginare invece di ascoltare il racconto delle atroci sofferenze subite da Ugolino e dai suoi familiari. Nell’orario in cui avrebbero dovuto ricevere il pasto giornaliero, Ugolino sente che la porta della torre viene inchiodata, sigillando il conte e i figli all’interno. L’arcivescovo Ruggieri aveva fatto sparire la chiave della torre tra le acque dell’Arno, annullando ogni possibilità di salvezza per gli sciagurati.

Sotto, la morte dei nipoti e dei figlidi Ugolino, in un’illustrazione di Gustave Dorè. Immagine di Sailko, Pubblico Dominio Wikipedia

Reclusi senza cibo né acqua, gli uomini cominciano lentamente il loro declino; magri in viso e nello spirito, quando un raggio di sole entra nella torre e ne illumina i volti: Ugolino si rende conto della fine ormai imminente.

Ridotti a pelle e ossa, i figli del Conte sono i primi ad abbandonare le loro spoglie mortali, non prima di aver domandato al padre di cibarsi dei propri corpi per salvarsi; in preda alla disperazione e a una lacerante fame, Ugolino esaudisce dunque gli ultimi desideri della sua estinta prole, rendendola amaro nutrimento.

Dopo aver commesso l’orribile gesto, Ugolino chiama per qualche giorno il nome dei figli a gran voce; ormai cieco e senza scampo, il Conte si lascia andare alla morte, che dice essere sopraggiunta non per dolore, ma per fame.

Sotto, scultura di Auguste Rodin del Conte Ugolino. Museo d’Orsay. Immagine via  Wikipedia

Poscia, più che ’l dolor, poté ’l digiuno – Poi, più che il dolore poté il digiuno

Dopo avere conferito con Dante, Ugolino torna a rosicchiare avidamente il cranio del suo acerrimo nemico Ruggieri, tornando a sembrare una belva, dopo aver mostrato una disperata umanità durante il suo racconto.

Sotto, G. Stradano, Il conte Ugolino (1587):

Sebbene per un certo periodo i racconti delle vicende del Conte della Divina Commedia fossero ritenuti aderenti alla realtà, dopo diversi secoli la realtà storica del suo cannibalismo è stata ampiamente dibattuta.

Senz’altro recluso coi parenti e morto per la fame, Ugolino non avrebbe fatto scempio dei cadaveri dei figli. Quando nel 2001 vennero trovate le ossa di quelli che, per un certo periodo, sembravano i resti dei familiari, non furono trovate tracce di zinco (sostanza che indicherebbe il consumo di carne nelle settimane antecedenti il decesso). Inoltre, quello che potrebbe essere il suo cranio, risulta danneggiato, il che fa pensare che non fu il digiuno (o solo quello) a uccidere il famoso conte Medievale.

Sotto, dipinto del 1770/1773 di Joshua Reynolds: Ugolino and his Sons in the Dungeon:

Gli studi e i resti del 2002 vennero però messi in totale discussione in una seconda analisi, risalente al 2008, in cui le tesi risultano essere totalmente smentite.

Le ossa non sarebbero di Ugolino della Gherardesca e dei suoi figli

Per approfondire, questo l’articolo su Archeologiaviva che disamina la storia dei ritrovamenti, veri o presunti, delle ossa dei della Gherardesca.

Il mistero sulla fine del Conte e dei suoi figli rimane dunque un’incognita, lasciando le nostre menti libere di accettare – o meno – l’ardua sentenza emessa dal Poeta fiorentino nei confronti di Ugolino della Gherardesca.

Sotto, Ugolino e i suoi figli, scultura di Jean-Baptiste Carpeaux, 1862 Petit Palais, Parigi.  Immagine di Jastrow, Pubblico Dominio via Wikipedia

Lasciamo la conclusione alle parole di J. Luis Borges, che in un saggio del 2001 sulla veridicità dell’episodio di antropofagia del Conte, affermò:

Dante ha voluto non che lo pensassimo, ma che lo sospettassimo. L’incertezza è parte del suo disegno“.

Categorie: Storia

Cecilia Fiorentini

Cecilia Fiorentini

Sono una studentessa di lingue e letterature straniere, ho 23 anni e una grande passione per l'editoria e la scrittura. Mi diletto nella lettura di saggi sull'archeologia misterica, sulla spiritualità e sulle credenze di antichi popoli come Egizi, Vichinghi o Nativi Americani.