In un freddo giorno di febbraio del 1920 una donna fu ripescata dal canale Landwehr, che attraversa Berlino. La salvò dal suicidio un sergente di polizia, ma il suo gesto, la mancanza di documenti e la sua incapacità di identificarsi le aprirono le porte dell’ospedale psichiatrico di Dalldorf, dove fu ricoverata come Fräulein Unbekannt (Signorina Sconosciuta).

La Signorina Sconosciuta/Anna Anderson

La donna rimase ospite della struttura per due anni, durante i quali parlò pochissimo e non fornì mai indicazioni sulla sua vita precedente, nemmeno su come si fosse procurata le numerose cicatrici che le segnavano la testa e alcune parti del corpo. Le rare volte in cui apriva bocca lo faceva con uno strano accento che pareva ricordare quello russo, almeno a detta del personale dell’istituto.

Anna Anderson quando aveva circa 20 anni


Agli inizi del 1922, un’altra paziente del Dalldorf, di origini russe, riconobbe in lei la granduchessa Tatiana di Russia, una delle figlie dello zar Nicola II. Dopo questa affermazione iniziarono le visite di vari esponenti dell’aristocrazia russa in esilio, ma alla fine una baronessa, già dama di compagnia della zarina, affermò che la donna era troppo bassa per essere Tatiana. La donna sconosciuta uscì dal suo silenzio per dire: “Non ho detto di essere Tatiana”.

Però non voleva più nemmeno essere la Signorina Sconosciuta, perché sostenne con forza di essere la figlia più piccola dello zar, la granduchessa Anastasia

La granduchessa Anastasia

Per comprendere come fu possibile che molti esponenti della nobiltà russa in esilio le abbiano dato credito, occorre fare un passo indietro, e tornare ai mesi successivi la rivoluzione russa.

La famiglia imperiale dei Romanov

La vita di tutti i membri della famiglia Romanov finì tragicamente la notte del 17 luglio 1918, in una casa di Ekaterinburg, giustiziati malamente da un plotone di ex prigionieri austro-ungarici che avevano aderito alla rivoluzione (le guardie rosse si rifiutarono di sparare sui figli di Nicola). Una squadra di 11 uomini, armati di revolver, sparò disordinatamente senza riuscire a uccidere immediatamente tutti i membri della famiglia e le quattro persone del seguito.

Furono costretti a finirli con le baionette

Avevano fatto da scudo i gioielli cuciti dalle donne all’interno dei vestiti, nascosti probabilmente nella speranza di riuscire a fuggire. Il governo rivoluzionario comunicò l’esecuzione dello zar, avvenuta durante “un tentativo di fuga”, senza dare nessuna notizia sulla sorte toccata al resto della famiglia.

I corpi furono occultati così bene che se perse ogni traccia: nove scheletri furono ritrovati nel 1979 e identificati solo nel 1991, mentre gli ultimi due, quello dell’erede al trono Aleksej e della principessa Maria vennero portati alla luce solo nel 2007, tutti sepolti, dopo essere stati bruciati o corrosi con l’acido, in un gelido bosco fuori Ekaterinburg.

Anastasia a 10 anni

L’incertezza sulla fine della famiglia reale contribuì ad alimentare speranze sulla sopravvivenza di qualcuno di loro, speranze che per trasformarsi in possibilità reali avevano bisogno di persone vere.

Anna Anderson nel 1927


La Signorina Sconosciuta, che poi assunse il nome di Anna Anderson, impressionò favorevolmente il Capitano Nicholas von Schwabe, che era stato al servizio della nonna di Anastasia. La sua storia iniziò a circolare sui giornali, e quando la donna uscì dall’ospedale psichiatrico, fu accolta da diversi simpatizzanti della monarchia russa, e riconosciuta da alcuni di loro come Anastasia, mentre altri la bollarono come “un’avventuriera, una malata isterica, un’attrice spaventosa”.

Il figlio del dottor Botkin, ucciso insieme alla famiglia reale, fu il suo più accanito sostenitore, ma i Romanov sopravvissuti non la riconobbero mai. In questa disputa ebbe probabilmente il suo peso la possibile spartizione dei beni all’estero dello zar… Anna Anderson, se pressata da domande troppo precise sul suo passato di granduchessa, forniva risposte non troppo chiare oppure iniziava a piangere istericamente.


La svolta avvenne nel 1927, quando un giornale di Berlino rivelò la verità sull’identità di Anna Anderson: in realtà era Franziska Schanzkowska, un’operaia polacca ferita nell’esplosione della fabbrica dove lavorava, e poi data per dispersa. Il fratello Felix confermò la storia, ma la donna continuò a ripetere di essere Anastasia Romanov.

E lo affermò fino alla sua morte, avvenuta nel 1984

Dal 1968 viveva negli Stati Uniti, dove aveva sposato un eccentrico professore universitario, che addirittura la rapì dall’ospedale psichiatrico dove era stata ricoverata alla fine del 1983. Morì di polmonite a febbraio del 1984 e fu cremata il giorno stesso. Quando nel 1991 furono identificati i resti dei corpi trovati ad Ekaterinburg, la mancanza di due cadaveri riportò alla ribalta la vicenda di Anna Anderson. Ma un medico che l’aveva operata all’intestino qualche anno prima della sua morte aveva conservato un pezzo di tessuto biologico che consentì, nel 1994, la comparazione con i resti dei Romanov:

non esisteva nessuna relazione di parentela tra la misteriosa Anna Anderson e la famiglia imperiale

Trovò invece riscontro il confronto con un nipote di Franziska Schanzkowska, senza dare tuttavia la certezza assoluta. Nel 2007, il ritrovamento dei corpi di Aleksej e Maria Romanov misero fine ad ogni possibile incertezza su Anna Anderson: non apparteneva alla famiglia reale russa, ma probabilmente non era nemmeno una mistificatrice. Forse si convinse, manipolata da personaggi che ricavarono molti benefici economici dalla vicenda (pubblicazione di libri, articoli e vari spettacoli), di essere veramente la granduchessa Anastasia, mentre i Romanov sopravvissuti, secondo le parole del principe Michele, vedevano “il circo a tre anelli che danzava intorno a lei, creando libri e film, come un volgare insulto alla memoria della famiglia imperiale”.

Ingrid Bergman e Yul Brinner, protagonisti del film “Anastasia” – 1956

Sotto, il trailer del film:

Annalisa Lo Monaco
Annalisa Lo Monaco

Lettrice compulsiva e blogger “per caso”: ho iniziato a scrivere di fatti che da sempre mi appassionano quasi per scommessa, per trasmettere una sana curiosità verso tempi, luoghi, persone e vicende lontane (e non) che possono avere molto da insegnare.