“Ma come fanno i marinai / a baciarsi fra di loro / a rimanere veri uomini però”, recita il verso di una canzone di molti anni fa. Perché nell’immaginario collettivo non c’è niente di più virile di un rude uomo di mare, a maggior ragione se si tratta di un pirata.

Sotto, il video racconto dell’articolo sul canale Youtube di Vanilla Magazine:

Eh sì, i pirati, ladri e assassini, sono comunque sempre circondati da un’aura di leggenda che li mostra in una luce romantica (complici i molti romanzi e poi film su di loro) per quel loro modo di vivere senza legami, per quei loro tesori sepolti chissà dove, per quelle casse di rum bevute al chiaro di luna cantando tristi ballate, e per le fanciulle che conquistano con grande facilità.

Cattura del pirata Barbanera

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Tutto molto lontano dalla realtà: non c’era niente di romantico nella vita dei pirati. Anche in campo amoroso. Nei molti racconti intorno alla vita di pirati/corsari/bucanieri, quasi nulla viene detto intorno a una pratica accettata e condivisa nel mondo della pirateria:

Il matelotage

Nel 16° e 17° secolo, molto prima delle unioni civili e dei matrimoni gay, i pirati avevano creato un’istituzione del tutto simile al matrimonio, un tipo di contratto tra da due uomini, il matelotage appunto.

Matelotage deriva dalla parola francese matelot, che significa marinaio o uomo di mare. Si trattava di un’unione formale tra due pirati che decidevano di condividere tutto, dalle battaglie al bottino, fino all’amaca della nave. Ma non solo, era una forma di contratto che offriva delle garanzie nel caso di morte di uno dei due: il sopravvissuto riceveva una quota del bottino spettante al compagno defunto ed ereditava i suoi beni, tolta la parte dovuta a eventuali congiunti. In alcuni casi il matelotage non implicava una relazione di tipo sessuale, ma tra i pirati dei Caraibi, in particolare a Tortuga e Hispaniola, la componente amorosa era sempre presente, vista anche la scarsissima presenza di donne.

Un disegno dell’isola Tortuga del XVII secolo

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Tra quei rudi pirati quindi, c’era chi decideva di contrarre un’unione civile, celebrata al pari di un matrimonio, con scambio di anelli d’oro e promesse di fedeltà: da quel momento i due uomini avrebbero condiviso ogni cosa, eventualmente anche le donne. Nessuno veniva forzato a impegnarsi in una relazione di questo tipo, anche se spesso si trattava di coppie un po’ sbilanciate: un pirata più vecchio prendeva sotto la sua protezione un giovane, il matelot, che avrebbe ereditato i suoi beni e che nel frattempo poteva godere di una certa sicurezza e avere disponibilità di denaro.

Hispaniola e Tortuga

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L’isola di Tortuga e il matelotage

Tortuga, isola caraibica a nord di Hispaniola, è nel 17° secolo un porto sicuro per i bucanieri, che attaccano non solo le navi spagnole, ma anche i paesi costieri. Tortuga ha una storia tormentata, con francesi, inglesi e spagnoli e poi anche olandesi, che se la contendono tra il 1625 e il 1670. I bucanieri, che tra loro si chiamano “fratelli della costa”, comunque (quando non ci sono gli spagnoli) vivono bene a Tortuga, con francesi e inglesi che li appoggiano nelle loro scorrerie contro gli spagnoli.

Il Bucaniere – Howard Pyle, 1905

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Peccato che non approvino quella loro libertà in fatto di rapporti amorosi, ovvero l’omosessualità, alla quale vogliono porre rimedio. Ci si impegna in particolare, nel 1639, il governatore francese Jean Le Vasseur, che ha come compito principale quello di costruire una fortezza, per tentare una volta per tutte di tenere l’isola sotto il dominio condiviso di inglesi e francesi.

Chateau Blot-le-Rocher, costruito dal governatore Le Vasseur

Immagine di Basvb via Wikimedia Commons – licenza CC BY-SA 3.0

A Le Vasseur non va però proprio giù quel matelotage. D’altronde in Europa l’omosessualità, con le dovute deroghe per sovrani e aristocratici, è considerata un crimine, punibile con il carcere quando non con la morte. Il secondo fine del governatore, oltre a quello “morale”, è naturalmente economico: vuole insediare a Tortuga una comunità stabile, che si occupi di coltivare la terra. Impossibile conciliare le due cose: matelotage e pirati non vanno d’accordo con famiglie di coloni. Per tentare di risolvere la questione, Le Vasseur chiede alla madre patria di spedire a Tortuga tutte le “signore indesiderate”, ovvero prostitute, rinchiuse nelle carceri francesi. Il governatore pensa di prendere due piccioni con una fava: l’arrivo di così tante donne avrebbe distolto i bucanieri dalle pratiche omosessuali, e magari li avrebbe anche convinti a cambiare vita. Niente di meglio di una moglie per convincere un pirata a diventare contadino.
Il sogno di Le Vasseur si infrange contro quelle teste dure dei bucanieri, che preferiscono il profumo del mare e della polvere da sparo a quello della terra e del tabacco (intesa come pianta).

Pirati combattono per il comando – Howard Pyle, 1911

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E’ vero che qualcuno dei pirati abbraccia il più stabile stile di vita coloniale, ma la maggioranza si fa beffe del governatore: si sposa con una donna solo per condividerla con il compagno… come succede a Louis Le Golif e al suo matelot Pulverin.

Louis Le Golif e Pulverin

La storia di Le Golif e Pulverin si basa su una presunta autobiografia (un falso storico), “Memorie di un bucaniere”, che comunque racconta alcuni aspetti della vita dei bucanieri magari non presi in considerazione in altri romanzi.
Le Golif parte per le Indie Occidentali quando ha 20 anni, ma i maltrattamenti subiti nella piantagione dove lavora lo costringono a scappare e a unirsi ai bucanieri. Pulverin, pirata più giovane, diventa il suo matelot. Vivono insieme mille avventure, fino a che Le Gulif prende moglie. E’ la fine della vita avventurosa sul mare, ma non la fine del rapporto fra i due uomini, che si considerano entrambi sposati a quella donna. Un brutto giorno però Pulverin scopre la moglie condivisa a letto con un terzo uomo e, preso dalla rabbia, la uccide e poi scappa. Pare che Le Gulif fosse molto più addolorato per la perdita del suo matelot che per la morte della moglie…

Robert Culliford e John Swan

Robert Culliford inizia la sua carriera da pirata ai Caraibi, riesce addirittura a rubare una nave al più famoso William Kidd (corsaro autorizzato dalla Corona Britannica, poi giustiziato dagli stessi inglesi), poi decide, forse per la troppa concorrenza dei corsari francesi (che in un caso si impadroniscono di un consistente bottino), di veleggiare verso l’India, nel 1692. Passa qualche anno tra carceri e ammutinamenti dei suoi uomini, un nuovo scontro con William Kidd, lucrosi saccheggi ai danni di navi inglesi, fino a che si stabilisce a Île Sainte-Marie, al largo del Madagascar, nel 1699. Lì vive con un pirata poco noto, John Swann, che viene definito “la grande consorte di Culliford” (Calendar of State Papers: Colonial Series). A un certo punto, quando gli inglesi decidono di fare piazza pulita di quei pirati, le strade dei due si dividono: Swann (probabilmente) torna nelle Americhe, mentre Culliford viene catturato e processato, per due volte, ma scampa alla forca perché decide di testimoniare contro Samuel Burgess (altro pirata e commerciante di armi e schiavi). Da quel momento in poi non si hanno più notizie di Culliford, ma a qualcuno piace pensare che sia tornato anche lui nel Nuovo Mondo, per raggiungere il suo matelot.

Altri bucanieri, più o meno famosi, hanno intrattenuto rapporti stabili secondo le regole del matelotage: Alexandre Olivier Exquemelin, un francese che nel 17° secolo, per sfuggire alle persecuzioni religiose contro gli ugonotti, si arruola nella Compagnia delle Indie Francese. Poi diventa pirata e si stabilisce in quel paradiso dei fuorilegge che è Tortuga, dove diventa il matelot di qualcuno, rimasto sconosciuto. Exquemelin scrive un’autobiografia, Histoire d’avanturiers qui se sont signalez dans les Indes, pietra miliare per tutti i successivi romanzi sui pirati.

Alexandre Olivier Exquemelin

Immagine di Evergreen68 via Wikipedia – licenza CC BY-SA 4.0

 Poi ci sono Bartholomew Roberts e John Walden, che sicuramente aderiscono alla pratica del matelotage, tanto che Walden si guadagna il soprannome di Miss Nanney, non per un qualche tratto effemminato, ma piuttosto per i suoi improvvisi cambi di umore. C’è da dire che i bucanieri usavano spesso adottare soprannomi, anche femminili, per non farsi riconoscere come pirati in patria, dove magari contavano di tornare, prima o poi.

Bartholomew Roberts

Se c’è una morale che possiamo trarre da questa storia, riguarda più in generale l’atteggiamento della società nei riguardi di rapporti sentimentali/sessuali tra adulti consenzienti.

In un’epoca in cui l’omosessualità era stigmatizzata come crimine, solo in una società di fuorilegge come i Fratelli della Costa si poteva vivere liberamente un rapporto sentimentale fra due persone dello stesso sesso. Gli altri, quelli che vivevano in un mondo civile, erano costretti a nascondersi…

Annalisa Lo Monaco
Annalisa Lo Monaco

Lettrice compulsiva e blogger “per caso”: ho iniziato a scrivere di fatti che da sempre mi appassionano quasi per scommessa, per trasmettere una sana curiosità verso tempi, luoghi, persone e vicende lontane (e non) che possono avere molto da insegnare.