Una Pasqua di oltre 500 anni fa, un omicidio rituale, ovvero il sacrificio di un bambino di appena due anni, l’accusa del sangue rivolta alla comunità ebraica di Trento, un processo sommario tra torture e confessioni estorte con la violenza: è la storia del martirio di Simonino di Trento e della condanna a morte dell’intera comunità ebraica della città, composta da 15 persone.

Il Beato Simonino, olio su tavola – 1521

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Cos’erano le accuse del sangue?

Gli ebrei sono stati accusati per molto tempo (all’incirca dall’XI secolo fino alla sconfitta del nazismo) di usare sangue di bambini cristiani per compiere i riti della Pasqua.

Martirio di Simonino da Trento ad opera dei giudei

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Ariel Toaff, professore italo-ebreo che insegna storia del Medioevo e del Rinascimento alla Bar-Ilan University di Israele, in un contestatissimo libro del 2007 (poi ritirato) si era spinto ad ammettere che le accuse del sangue non erano sempre infondate, ma che effettivamente gli ebrei aschenaziti (ovvero i discendenti di quegli ebrei che nel 9° secolo si erano stabiliti nella Valle del Reno) avevano forse compiuto, tra il 1100 e il 1500, alcuni (o forse molti) sacrifici di bambini cristiani.

Martirio di Simonino da Trento ad opera dei giudei – inizi del 1600

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Contravvenendo al ferreo divieto biblico di ingerire sangue (anche quello degli animali macellati), mescolare il sangue di un innocente novello Agnus Dei all’impasto del pane azzimo poteva avere un valore augurale, o sarebbe meglio dire di auspicio per la rovina dei cristiani, colpevoli delle persecuzioni del popolo ebreo.

Il martirio di Simonino – 1505/15 – Trento

Fonte immagine: Daniel Mauch via Wikimedia Commons – licenza CC BY-SA 3.0

Toaff analizza anche il caso del piccolo Simone, lasciando aperta la possibilità che non si sia trattata dell’ennesima persecuzione ai danni degli ebrei. Eppure, il processo che si tenne in quel lontano 1475 non ebbe certo i requisiti dell’equità.

Martirio di Simonino da Trento

Fonte immagine: Luca Giarelli via Wikipedia – licenza CC BY-SA 3.0

Era il 23 marzo del 1475, un giovedì santo, quando il piccolo Simone scomparve da casa, la semplice dimora di un conciatore di pelli. La madre lo cercò disperata, insieme ad altre persone, tutto il venerdì e tutto il sabato, e alla fine il bambino fu trovato, il corpo dell’innocente abbandonato in un canale.

La gloria di Simonino – XVIII secolo – Trento

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Era la vigilia della Pasqua ebraica, vigilia di sangue appunto, quando Simonino venne ritrovato non lontano da casa sua, e troppo vicino all’abitazione di un usuraio ebreo di origini tedesche, Samuele da Norimberga. Erano solo 15 gli ebrei che vivevano a Trento, ma l’antisemitismo era un sentimento molto diffuso, che si propagava anche grazie alle violente predicazione del frate francescano Bernardino da Feltre.

Il martirio di Simonino – XVIII secolo – Trento

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Non era certo immune dal comune sentimento di disprezzo degli ebrei il principe vescovo di Trento, Giovanni Hinderbach, che appoggiò in pieno la tesi del sacrificio rituale: il piccolo Simone era stato torturato, crocifisso ed evirato da tutte e quindici le persone della comunità ebraica.

Loro in verità confessarono, sotto tortura, l’orrendo delitto…

Immagine di Simonino da Trento – 1607

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Eppure, il legato del Papa, il frate domenicano Battista dei Giudici, aveva trovato infondate tutte le accuse contro gli ebrei, classificandole come “invenzioni e favole” buone per “donnicciuole superstiziose, vecchie pettegole e frati questuanti”.

Nonostante questo, il processo si concluse con la condanna a morte di tutti gli imputati, mentre il piccolo Simone divenne immediatamente il Beato Simonino, anche se la Chiesa ufficializzò il suo culto solo nel 1588, forse soltanto per accontentare i fedeli di Trento.

Finché, nel 1965 non ci fu la “svolta del Simonino”: il suo culto fu abolito (storici appartenenti alla Chiesa avevano “rivisto” il processo) e la piccola salma fu rimossa dalla chiesa dove era ospitata. Finalmente, dopo quasi 500 anni, le comunità ebraiche (bandite dal principe vescovo) si riconciliarono con la città di Trento, sulla quale avevano gettato una sorta di anatema (simile oggigiorno alla scomunica papale), il cherem, che all’epoca era invece “un voto di sterminio”…

Annalisa Lo Monaco
Annalisa Lo Monaco

Lettrice compulsiva e blogger “per caso”: ho iniziato a scrivere di fatti che da sempre mi appassionano quasi per scommessa, per trasmettere una sana curiosità verso tempi, luoghi, persone e vicende lontane (e non) che possono avere molto da insegnare.