Riguardo alla donna le cose iniziarono ad andare storte dai tempi di Adamo ed Eva, e quella colpa primordiale restò attaccata alla pelle femminile nel corso del tempo: questo sentore pian piano si rese concreto in una sequela di annientamenti sociali e fisici… fino alla persecuzione vera e propria.

E’ noto che lo spettro della paura delle “streghe” o meglio, in termini più generici, la diffidenza verso la creatura capace di donare la vita, controllare le nascite, finanche determinare i comportamenti degli uomini detentori di potere, è atavico. La tendenza divenne una macabra e tremenda certezza a cavallo dei secoli XVI e XVIII. In quel lungo periodo furono sottoposte a giudizio tra le 100.000 e le 200.000 persone, di queste tra le 50.000 e le 100.000 furono donne: per motivi peculiari che ebbero spinte ideologiche, ma soprattutto contorni politici e sociali. Solo nel Cinquecento, le donne costituirono il 75/85% delle persone interrogate, processate e giustiziate per stregoneria.

Sotto, immagine dall’articolo: Petronilla de Meath: la Drammatica Storia della prima “Strega” Bruciata sul Rogo:

Fino al basso medioevo, in Europa come in altre zone, era considerata strega colei che ricorreva alle forze magiche per compiere “maleficia”. Quindi si riconosceva una strega per ciò che faceva, per i propri atti che venivano analizzati e portati in “tribunale”. In seguito questo punto venne incluso, anzi quasi superato, da una concezione che prevedeva che la strega fosse colei che si era messa al servizio del maligno (Il Diavolo, sempre identificato in veste maschile; come se il potere venisse anche in questo caso comunque dall’uomo). Ciò comportò il fatto concettualmente terribile, e determinante, che la donna/strega fosse perseguita per ciò che era e non per ciò che faceva.

L’avvio del periodo nero della “caccia alle streghe” spesso nella cultura media viene identificato come un fenomeno Medioevale (tenendo in considerazione l’abusato concetto di “periodo buio”).

In realtà storicamente non esiste nulla di più sbagliato…

Come abbiamo già visto, proprio nel secolo in cui molte forze stavano cambiando, e molte menti “brillanti” alzavano polveroni e domande, la donna fu presa di mira come in pochi altri periodi storici. Il gioco forza tra la Riforma Luterana e la Controriforma Cattolica generò poi una necessità di riordino che creò il clima ideale per un fenomeno come questo. Infatti, è proprio nelle regioni dove questi due poli erano più posti a confronto che la paura della stregoneria, e i successivi rimedi per scovarla e soffocarla, si svilupparono maggiormente.

Sotto, immagine dall’articolo: Eleanor Cobham: la Duchessa che voleva diventare Regina colpevole di Stregoneria:

Se si vuole partire da una data, bisogna sicuramente ricordare la bolla del 1484 di Papa Innocenzo VIII “Summis desiderantes affectibus“, che si rivolgeva proprio al tema della sistematica persecuzione di maghi e, soprattutto, streghe. La bolla portò alla conseguente creazione, e pubblicazione, nel 1486, del manuale “Malleus Maleficarum” (detto “Il Martello delle streghe), dei due inquisitori domenicani Heinrich Kramer e Jacob Sprenger.

I due domenicani furono incaricati di estirpare il “problema” dalla Germania Settentrionale. È interessante sottolineare come ancor oggi si pensi alla caccia alle streghe associandola all’Inquisizione Spagnola. In realtà quest’ultima, che è generalmente personificata nella figura di Tomás de Torquemada, si occupò sì di perseguitare delle presunte streghe, ma ebbe un gran da fare con la soppressione degli ebrei. Soltanto nelle regioni centrali e settentrionali dell’Europa, in special modo nella Germania che si trovava spaccata tra protestanti e cattolici; e nella colonia Inglese del Massachusetts, tale fenomeno portò a una caccia alle streghe “su larga scala”. Le donne perseguite erano sempre più numerose degli uomini, possiamo infatti riportare l’inquietante dato riguardante due villaggi tedeschi che nel 1585 rimasero popolate di un solo abitante di sesso femminile.

Sotto, ritratto di Anna Goldi dall’articolo: Gli Spilli di Anna Göldi: la Storia dell’ultima Strega decapitata in Europa:

Kramer e Sprenger furono molto espliciti su ciò che caratterizzava peculiarmente il genere “debole”. Testualmente: “perché nel sesso tanto fragile delle donne, si trova un numero di streghe tanto maggiore che fra gli uomini? Il primo motivo è che tendono a essere credule, e siccome il diavolo cerca soprattutto di corrompere la fede, le aggredisce di preferenza”. Andando avanti è molto interessante il terzo ”motivo” di seguito riportato: “hanno una lingua lubrica; quando sanno qualcosa per le loro male arti è difficile che riescano a nasconderlo alle amiche”, e qui si può notare come di base vi fosse la paura che la donna, essendo colei che custodiva la casa e i suoi affari, e affiancando anche le figure di rango maggiore con mansioni di servitù o altro, potesse in qualche modo essere vista come una “spia” pericolosa. Proprio per sopravvivenza, molte donne erano le depositarie di molti segreti (naturali, ancestrali) che comprendevano rimedi, cure, e la conoscenza di molti aspetti della vita sconosciuti agli uomini. Anche le filastrocche e le ninne nanne suonavano come un qualcosa di magico.

Le stesse donne, con il passare del tempo, cominciarono ad autoconvincersi di avere realmente dei “poteri”. In una situazione sociale difficile, in questo modo potevano ambire a uno scudo protettivo che però poteva trasformarsi in altrettanti problemi fino alla condanna a morte.

Le donne sole, nubili, vedove, erano un pericolo specialmente per i motivi economici che scaturivano dalla scarsa volontà di tollerare che dei beni potessero essere di proprietà non di un uomo.

Ciò portò al successivo stereotipo della strega “vecchia e sola”

L’accanimento sull’anzianità femminile era anche giustificata dal venir meno della funzione principale per cui le donne erano tollerate, ossia la procreazione. Questa diffidenza fu motivata anche da strane e assurde motivazioni sociali e altresì mediche.

Sotto, immagine dall’articolo: Helen Duncan: il Bizzarro Processo all’ultima “Strega” di Scozia:

Tra gli uomini colti era diffusa l’idea che la libidine della donna crescesse nel corso della vita, e che dopo la menopausa fosse più soggetta, quindi, alle tentazioni del maligno. Innanzitutto per la maggiore mortalità maschile si presumeva che la mancanza di un oggetto sessuale portasse la vedova a cercare soddisfazioni “altrove”, ma in caso di sopravvivenza del coniuge comunque il rapporto diventava un peccato, non essendo più finalizzato alla procreazione.

Riguardo alla sessualità femminile riporto testualmente le parole del Malleus: : “essa è più carnale dell’uomo, come risulta in molte sporcizie carnali”. Il manuale si spinge fino a considerare la concupiscenza carnale nel sesso femminile “insaziabile”. Tutto ciò ci potrebbe subito condurre alla ricerca di diverse scusanti e capri espiatori per una società maschile poco funzionale, che con le proprie concupiscenze e avarizie di certo non aveva nulla da invidiare a una strega di razza. Le stesse carestie venivano a volte imputate alle malefiche donne da estirpare. Dopotutto analizzare e affrontare una politica economica sbagliata, causa sino a tutto il ‘900 di carestie e milioni di morti (fra cui quelle della Cina e dell’Irlanda), era fuori discussione.

Riguardo alla lussuria pericolosa delle donne, furono anche addotte motivazioni di natura demonologica. E gli uomini furono invitati a evitare anch’essi il rapporto sessuale più che potevano.

Al tempo vi era una particolare e buffa convinzione per la quale i liquidi del corpo erano collegati tra di essi: la materia cerebrale, il midollo osseo e il liquido seminale erano considerati la stessa cosa. Secondo questo principio, durante l’atto sessuale la materia cerebrale scendeva lungo la spina dorsale fino all’organo maschile, mettendo in pericolo la salute fisica e mentale dell’uomo. In ambito demonologico, quindi, era considerato particolarmente pericoloso il coito con i succubi: demoni che assumevano sembianze femminili per raccogliere il maggior quantitativo di liquido seminale.

E ciò era funzionale all’altra “certezza” che i demoni fossero fisicamente inabili all’atto in sé, e alla procreazione; quindi si doveva giustificare il modo in cui potessero ingravidare le streghe. Per questo i demoni potevano cambiare ancora forma, e quindi, cambiare da donna (succubus) che poteva assorbire il seme maschile; a uomo. Questi demoni riprendevano le sembianze maschili (incubus) per intrattenere rapporti con le streghe. Si sosteneva anche che il demonio, essendo fisicamente inabile all’atto sessuale, non fosse in grado di soddisfare la lussuria delle streghe. Per tale motivo si pensava intrattenessero rapporti intimi con altri demoni, con spiriti domestici in forma di animale (famigli), e con altre streghe.

E qui si arriva al paradosso della misoginia persecutoria

Le donne non potevano desiderare di fare sesso con gli uomini, gli uomini rischiavano chissà cosa facendo sesso con le donne; e le donne che non apparivano interessate agli uomini erano comunque viste come streghe ad hoc.

Il medico e scienziato del Cinquecento Teofrasto Paracelso scriveva che le streghe respingono gli uomini, vogliono stare in solitudine, addirittura non guardano gli uomini negli occhi. Quest’ultimo punto faceva apparire malvagia anche la più timida e casta creatura di sesso femminile.

Neanche i neonati venivano risparmiati dai giudizi sommari dei Controllori dell’ordine sociale

Nel 1500 in Friuli, dei contadini detti benandanti, erano accusati di praticare la magia: effettuavano guarigioni, andavano in stato di trance e venivano considerati capaci di dialogare con i morti. I bambini i quali nascevano con “la camicia”, ossia avvolti dalla placenta, venivano consideranti benandanti.

Sotto, una raffigurazione di un benandante friulano:

Riassumendo, anche da quest’ultimo dato, forze motrici della caccia alle streghe furono la volontà di controllo verso i residui dei culti sciamanici pre-cristiani, i quali spesso erano connessi alla “saggezza” femminile, che doveva combattere con le difficoltà di un periodo storico difficile per ogni essere vivente; e l’ossessione verso una sessualità mal compresa e demonizzata che riteneva le donne come le principali attrici di una lussuria infestante, per la quale si abbisognava di un capro espiatorio.

Da non dimenticare poi i motivi economici, per i quali era difficilmente accettabile che una donna potesse sostituirsi all’uomo in ambito patrimoniale. Le eresie e le ideologie Riformistiche, poi, richiamarono delle esigenze di controllo, che per la mentalità del Cinquecento necessitavano dei mezzi all’epoca conosciuti e utilizzati. Il popolo, comunque, fu il protagonista e il concime dal quale gli isterismi e le persecuzioni crebbero a dismisura.

L’abbattimento in senso culturale dello “stereotipo” della strega è probabilmente la ragione prima per cui alla fine terminò la grande caccia alle streghe. La crescente importanza che assunse la “Ragione” nelle epoche successive portò alla ricerca di spiegazioni più naturali per fenomeni che fino a quel momento venivano associati alla sfera del soprannaturale.

Fra i ceti popolari la credenza che esistessero “le streghe” continuò, in parte, a sopravvivere; le persone istruite invece accostarono sempre di più tali convinzioni alla superstizione. Le denunce diminuirono perché le motivazioni addotte persero via via credito. Il fenomeno si estinse in primis nelle zone in cui non si erano verificati isterie di massa. Ciò sta a sottolineare come i fattori sociali e culturali siano gli elementi fondanti di ogni evento storico: per il suo nascere, svilupparsi ed estinguersi.

Bibliografia delle fonti: Marry E. Wiesner, Le donne dell’Europa Moderna, Torino, Einaudi, 2003; Paul Devins, Alessandro Musco (collaboratore), ARGIMUSCO DECODED, n.l.,lulu.com, 2014; George Riley Scott, Storia della tortura, Mondadori, formato e-book 25 luglio 2017.

Francesca Lucidi
Francesca Lucidi

Sto a gambe incrociate tra lo Zen e il Rock n’ Roll: tra la ricerca del vuoto illuminato e la passione per un rumoroso “Tutto” da cui farmi avvolgere. Dopo tutti gli studi comandati, ho incorniciato al muro la mia grande voglia di “Incontrare”.