Il Manoscritto di Voynich prende il nome da Wilfrid Voynich, il commerciante polacco che acquistò questo misterioso manoscritto medievale nel 1912, dal collegio Gesuita di Villa Mondragone, nei pressi di Frascati, e lo fece conoscere a tutto il mondo.

Scritto e disegnato su pergamena di capretto, inizialmente fu ritenuto essere databile al XVI secolo, redatto dal filosofo e matematico John Dee e da Edward Kelley, alchimista (oltre che noto truffatore) inglese.

Le analisi al carbonio 14 di minuscoli frammenti delle pagine hanno consentito di collocare la carta fra il 1404 e il 1438, anni in cui, presumibilmente, il codice venne redatto, molto posteriore al Codex Gigas, altro enigmatico libro del Medioevo.

La Struttura

Manoscritto Voynich 1

Il Manoscritto di Voynich è composto di 102 fogli per 204 facciate, ma la disposizione delle pagine e la rilegatura di esse fa sicuramente pensare che molte siano state smarrite, fino ad un numero massimo ipotizzabile di 14 fogli. L’organizzazione logica del libro è composta di 4 sezioni ben distinte, che sono divise in quattro categorie:

  1. Botanica (da pag. 1 a 132): con 113 illustrazioni di piante completamente sconosciute.
  2. Astronomia (da pagina 133 alla 146): diversi disegni che sembrano afferire alle stelle, attraverso i quali sono riconoscibili alcuni segni zodiacali.
  3. Biologica (da pagina 150 alla 172): con differenti figure di donne nude
  4. Farmacologica (da pagina 174 alla 204): con differenti disegni di vegetali e radici, anch’essi sconosciuti, e la presenza di ampolle e strumenti tipici dei farmacisti medievali.

Il Mistero

Manoscritto Voynich 2

Il Manoscritto di Voynich sembra arrivare da un mondo a noi completamente sconosciuto, similmente al recentissimo Codex Seraphinianus. Durante i 104 anni della sua storia e del continuo studio delle scritte e delle sue illustrazioni, nessuno studioso è riuscito a dare un’interpretazione plausibile e inequivocabile al codice.

Nel libro è assente la punteggiatura, e l’alfabeto è composto dai 19 ai 28 caratteri differenti (anche su questo non v’è certezza). Quasi tutte le parole sono composte da 2 a 10 caratteri, e l’intero manoscritto è lungo 170.000 battute. Alcune scritte compaiono nel testo come intelligibili, in latino, ma sono sicuramente note realizzate nei secoli successivi.

Fra queste la firma di Jacobus de Tepenec, un farmacista Boemo medico dell’imperatore Rodolfo II d’Asburgo, antico proprietario del misterioso manoscritto.

Manoscritto Voynich 4

Nel testo sono riconoscibili erbe, piante, donne e altre forme astronomiche, ma non si riescono a legare le immagini con le parole del testo. Durante tutto il ‘900 sono stati numerosi gli studiosi che hanno tentato un’interpretazione logica del testo, ma neanche all’Università di Yale, dove tutt’oggi il codice è ospitato, sono riusciti a cavar fuori un ragno da un buco.

L’opera durante il secolo passato è stata attribuita a diversi autori:

Le Ipotesi

Manoscritto Voynich 3

Azzardare i motivi per i quali il Manoscritto Voynich sia stato realizzato fa ricadere il tentativo nella sfera delle ipotesi. Sulle prime si pensò ad un libro “farsa”, scritto per truffare qualche sovrano di una facoltosa corte europea. Poi si è ipotizzato che il libro fosse scritto come spionaggio industriale ai danni di Venezia in favore dell’Impero Ottomano, e infine che fosse scritto in una lingua dialettale perduta, probabilmente di origine della Mezzaluna Fertile (trovate tutte le ipotesi nella voce Wikipedia dedicata).

Quel che è sicuro è che, ancor oggi e con tutta la potenza dell’informatica e della circolazione di informazioni legata ad internet, il libro rimane scritto in un codice indecifrabile. Un mistero medievale che, forse è destinato a durare per sempre.

Aggiornamento del 16 Maggio 2019

Ha guadagnato i titoli dei giornali (Repubblica, Rai News) lo studioso Gerard Cheshire, che sostiene di aver decifrato il codice come redatto in una lingua proto-romanza, e composto da una suora domenicana per conto di Maria di Castiglia (Maria di Trastámara (1401-1458)), regina d’Aragona. La decifrazione sarebbe avvenuta in sole 2 settimane, trovando la chiave di volta a un enigma che dura da più di un secolo.

Nel suo studio, pubblicato su Romance Studies, lo studioso asserisce di aver identificato una lingua protoromanza (idiomi che farebberp da ponte fra il latino e le lingue romanze) finora sconosciuta.

Le critiche, iniziate da Lisa Fagin Davis, direttrice della Medieval Academy of America, sono state ampie e di grande respiro. Gli accusatori dello studioso spiegano che questi ha consultato un numero elevato di dizionari di lingue romanze, cercando parole che si adattassero ai simboli vicino alle immagini.

Identificata la parola più somigliante alla grafia del manoscritto e che ben si sposi con l’immagine vicina si è proceduto alla traduzione

Questa, come spiegano gli esperti, è soltanto una presunzione di comprensione, quindi totalmente priva di valore scientifico (su Ars technica la spiegazione completa). Di seguito la sintesi delle sue parole, tradotte in italiano:

Come altre interpretazioni sul manoscritto Voynich, anche questa è circolare e ambiziosa: [Cheshire] inizia teorizzando cosa potrebbe significare una particolare serie di segni, di solito per via della vicinanza di una parola con un’immagine che crede di poter interpretare. Poi consulta il maggior numero possibile di dizionari medievali di lingue romanze fino a quando trova una parola che sembra adattarsi alla sua teoria. In seguito sostiene che la sua teoria è corretta, visto che ha trovato una parola in una lingua romanza che ben si adatta alle sue ipotesi. Le sue “traduzioni” da ciò che è essenzialmente una farneticazione, un amalgama di più lingue, sono ambizioni più che traduzioni vere e proprie.

Inoltre, l’argomento di fondo di tutto questo – cioè che ci sia una cosa come una “lingua protoromanza” – è completamente priva di prove e in contrasto con la paleolinguistica. Infine, la sua associazione di particolari segni con determinate lettere dell’alfabeto latino è ugualmente priva di prove. Il suo lavoro non è mai stato analizzato in modo indipendente da altri“.

Per concludere, la proposta di Chesire, che fa seguito a molte altre degli ultimi anni, è forse soltanto l’ultima trovata di uno studioso che associa il proprio nome al Voynich per raggiungere la popolarità, ma che è priva di reali fondamenti e presupposti scientifici. Il mistero del manoscritto basso-medievale è ancora ben lontano dall’essere svelato.

Matteo Rubboli
Matteo Rubboli

Sono un editore specializzato nella diffusione della cultura in formato digitale, fondatore di Vanilla Magazine. Non porto la cravatta o capi firmati, e tengo i capelli corti per non doverli pettinare. Non è colpa mia, mi hanno disegnato così...