Il Nuestra Señora de Atocha è forse il più famoso galeone spagnolo, celebre molto più per quello che trasportava che per cosa o come era. La nave era partita da Veracruz, in ritardo, per congiungersi a L’Avana con un convoglio di 28 navi spagnole e con la Santa Margarita, nave gemella dell’Atocha, con destinazione Spagna. All’epoca si viaggiava in convoglio perché le acque caraibiche erano infestate dalle navi dei corsari olandesi.

Nella capitale cubana si registrarono ulteriori ritardi e la flotta partì, un mese e mezzo dopo il giorno previsto, il 4 settembre 1622.

Galeone Spagnolo del XVI secolo:

Due fra le navi, la Margarita e l’Atocha, erano cariche di oro, argento, smeraldi e gioielli destinati a Filippo IV di Spagna. Erano necessari molto fondi per finanziare la Guerra dei trent’anni, e il re attendeva quindi con impazienza l’enorme quantità di oro e argento provenienti dalle miniere andine.

Partendo i capitani sapevano che andavano incontro al rischio di incontrare un uragano, la cui stagione era vicinissima, ma decisero di non attendere oltre per non irretire il Re Spagnolo.

Due giorni dopo la partenza si verificò il peggio:

Un uragano spinse sulle barriere coralline sia l’Atocha sia il Margarita, separandole dal resto della flotta e facendole affondare vicino alla costa della Florida, a poche miglia da Key West, l’ultima isola delle Keys. Delle 265 persone fra equipaggio e passeggeri a bordo dell’Atocha se ne salvarono soltanto 5, tre marinai e due schiavi, che si aggrapparono all’albero di mezzana, ultimo vessillo rimasto fuori dal mare.

Galeone Spagnolo del XVI secolo:

Passata la tempesta numerosi navi spagnole tentarono di recuperare il tesoro, ma mentre venne trovato buona parte di quello della Santa Margarita l’Atocha, adagiata a poco meno di 20 metri di profondità, era difficilmente raggiungibile per i mezzi dell’epoca.

L’Atocha trasportava 24 tonnellate di lingotti d’argento, 16 tonnellate di lingotti d’oro, 180.000 monete d’argento e oro, 500 kg di argenteria e oreficeria lavorata, più lingotti di rame, indaco, tabacco ma soprattutto smeraldi, 140.000 carati provenienti dalle miniere di Muzo in Colombia.

Poco dopo il primo uragano se ne verificò un secondo che sparpagliò le immense ricchezze della Atocha in diverse parti limitrofe, rendendo ancor più complesso il recupero del prezioso carico.

Galeone Spagnolo del XVI secolo. Dipinto di John Benson:

Con il passare degli anni si susseguirono gli uragani, e quindi si perse memoria della posizione originaria dell’Atocha e del suo preziosissimo carico.

E così l’Atocha e il suo carico restarono sepolti dalla sabbia per 363 anni

L’evento ebbe un impatto immediato dalle conseguenze politiche ed economiche nello scacchiere europeo, dove la Spagna si indebitò ulteriormente per finanziare le spese belliche del conflitto inerente alla guerra dei Trent’anni e dovette vendere molti galeoni per sostenere i costi dello scontro.

Tempi moderni

Il cercatore di tesori statunitense Mel Fisher la cercò per 16 anni. Fisher, ex allevatore di polli, era un cacciatore di tesori ma per un simile lavoro servivano passione, fondi e perseveranza. La sua era un’impresa familiare, e alle ricerche partecipavano anche la moglie e i figli. Parte dei costi enormi venne sostenuta da aziende esterne chiamate a contribuire agli oneri (e onori) della caccia, ma Fisher ci mise molto di suo, la nave era diventata per l’uomo un’ossessione. L’equipaggio delle diverse spedizioni era sempre scarso visto che doveva accontentarsi del salario minimo fino al ritrovamento, sempre incerto.

La ricerca dei relitti è un lavoro difficoltoso, trovare documenti negli archivi, esplorazioni, quasi sempre lungo e noioso, molto spesso inconcludente.

Mel Fischer pagò a caro prezzo le ricerche:

In un incidente del 1975 morirono suo figlio Dirk, la nuora e un subacqueo

Il 20 luglio del 1985 gli sforzi furono premiati, anche se solo parzialmente. Venne ritrovata la stiva dell’Atocha ma non il castello di poppa dove il comandante alloggiava e teneva i gioielli più preziosi, e solo 12 dei 20 cannoni della nave.

Il bottino di Fisher era circa la metà del valore di quanto appare a manifesto della nave, e la Florida fece causa a Mel Fisher, rivendicando la titolarità del relitto e la proprietà del tesoro dato che si trovava in acque territoriali statunitensi. La Corte, dopo anni di dibattimento, si pronunciò a favore di Fisher:

Allo stato della Florida andava solo il 25%

Lingotti d’argento trovati nel relitto del galeone. Fotografia di Daderot condivisa con licenza Creative Commons via Wikipedia:

Ai legittimi eredi, veri proprietari dell’oro, dell’argento e delle ricchezze trafugate dai conquistadores,, sfruttati e sterminati, ovviamente non andò mai nulla. Migliaia di navi spagnole partirono con carichi preziosi, e molte arrivarono in Spagna e molte affondarono.

Cannone ritrovato del relitto. Fotografia di Paul Hermans condivisa con licenza Creative Commons via Wikipedia:

La maggior parte dei pezzi recuperati dal cercatore di tesori andò all’asta, e fruttò 450 milioni di dollari. I reperti che Fisher tenne per sé sono esposti nel Fisher’s Museum di Key West. Mel Fisher non godette della ricchezza per molto tempo, morì nel 1998, ma nel 2011 fu ritrovato un anello con lo smeraldo quadrato, battuto all’asta a 550.000 dollari, insieme ad altri oggetti come stoviglie in argento.

Dove sia il resto del tesoro della Atocha nessuno lo sa, e la ricerca continua…

Giovanna Francesconi
Giovanna Francesconi

Amo la storia, e le storie dietro ad ogni persona o oggetto. Amo le cose antiche e non solo perché ormai ne faccio parte pure io, ma perché la verità è la figlia del tempo.