Durante un viaggio fotografico nel nord della Tanzania, in Africa orientale, il fotografo inglese Nick Brandt ha scoperto una serie di uccelli e e altri volatili morti che sembravano come pietrificati. Gli animali si trovavano sulle sponde del Lago Natron, un lago salato situato in prossimità del confine con il Kenya, e sono morti per cause naturali.

Il lago contiene una mistura di sostanze chimiche provenienti dalla risultante di processi sviluppati a causa del vicino vulcano di Ol Doinyo, di composizione principalmente alcalina, che rendono l’acqua particolarmente densa di sodio e che fanno si che i cadaveri degli esseri viventi che cadano nel lago vengano mummificati, diventando delle vere e proprie statue di sale.

Il professor Thure Cerling, dell’università dello Utah, afferma che gli animali dovrebbero esser morti prima dell’ingresso in acqua, e che le sostanze chimiche presenti nel lago abbiano semplicemente imbalsamato il corpo in un periodo di tempo seguente alla morte.

I dati sulla temperatura del lago, sino a 60° Celsius, e sul livello di pH delle acque, fra 9 e 10,5, suggeriscono possa trattarsi di un “Lago della Morte“, che uccide gli esseri viventi che per sbaglio vi capitino dentro.

Le fotografie scattate da Brandt sono state realizzate in modo non naturale, perché gli animali si trovavano sulle rive del lago ed il fotografo li ha posizionati in modo da farli sembrare ancora vivi, quasi fossero stati pietrificati da una divinità come la Medusa della mitologia greca. Le opere di Brandt raccontano il suo viaggio attraverso l’Africa e sono raccolte nel libro “La terra ferita”, disponibile su Amazon.

Matteo Rubboli
Matteo Rubboli

Sono un editore specializzato nella diffusione della cultura in formato digitale, fondatore di Vanilla Magazine. Non porto la cravatta o capi firmati, e tengo i capelli corti per non doverli pettinare. Non è colpa mia, mi hanno disegnato così...