E’ facile immaginare la vita della spia, resa famosa dai tanti film su 007 usciti nel corso di 5 decenni, avvincente ed emozionante, trascorsa fra auto di lusso, splendide modelle e incontri pericolosi ma elettrizzanti.

La realtà è invero molto diversa dalla finzione cinematografica

Fra i tanti articoli di spionaggio in mostra presso l’International Spy Museum di Washington, negli Stati Uniti, uno spicca per essere particolarmente inconsueto. Si tratta di un kit di attrezzi ad uso rettale per agenti della CIA, un contenitore a forma di pillola (ma delle dimensioni del palmo di una mano) riempito con strumenti in grado di aiutare la fuga da situazioni difficili o impossibili.

Secondo Vince Houghton, direttore del museo, il kit veniva consegnato in dotazione agli agenti CIA durante l’apice della Guerra Fredda, e poteva rivelarsi utile nel caso in cui si venisse catturati e chiusi all’interno di una cella.

Gli strumenti all’interno del kit sono delle piccole punte da trapano, alcuni seghetti, coltelli e grimaldelli di vario tipo, utili a forzare serrature, tagliare sbarre o liberarsi da corde o manette. Secondo Houghton: “Il kit di strumenti rettale è un perfetto esempio di problem solving nel mondo dell’intelligence. Doveva essere realizzato con materiali che non creassero spigoli o fratture, doveva essere perfettamente sigillato in modo da non far uscire nulla ma doveva poter essere estratto, magari con le mani legate, in base alla situazione contingente“.

I kit rappresentavano a volte l’ultima chance di fuga per una spia catturata, una chance che spesso coincideva con una questione di vita o di morte. Probabilmente venne consegnato agli agenti dal corrispondente del Maggiore Geofrey Boothroyd, il famoso “Q” di Ian Fleming, ma difficilmente la raccomandazione era quella di:

Riconsegnare intatto l’equipaggiamento al termine della missione

Sotto, la scena di consegna dell’equipaggiamento di “A 007, dalla Russia con amore”. E’ possibile immaginare la faccia di Connery se Q gli avesse consegnato il kit di strumenti rettale…

Matteo Rubboli
Matteo Rubboli

Sono un editore specializzato nella diffusione della cultura in formato digitale, fondatore di Vanilla Magazine. Non porto la cravatta o capi firmati, e tengo i capelli corti per non doverli pettinare. Non è colpa mia, mi hanno disegnato così...