Il Granducato di Toscana fu il primo stato ad abolire la pena di morte

237 anni fa uno stato nazionale abolisce la pena di morte per primo e quello stato si trova nell’odierna Italia. E’ il granducato di Toscana, governato dal granduca Pietro Leopoldo, che il 30 novembre 1786 promulga il codice leopoldino in cui si abolisce formalmente la pena di morte. Il granduca austriaco è un seguace di Cesare Beccaria, celebre per il suo “Dei delitti e delle pene”, in cui afferma con chiarezza: «Se dimostrerò non essere la morte né utile né necessaria, avrò vinto la causa dell’umanità.»

Il codice leopoldino viene poi modificato da Ferdinando III d’Asburgo-Lorena, decade con il governo napoleonico ma torna valido nel 1814, con la restaurazione, e rimane in vigore fino al 1853.

Nel Regno d’Italia la pena capitale viene abolita formalmente nel 1889, ma poi torna in auge nel 1930 con il Codice Rocco fascista. L’ultima esecuzione si ha nel 1947 in seguito alla rapina finita male della strage di Villarbasse, e poi viene definitivamente abolita.

Una curiosità sul granduca Pietro Leopoldo, uno dei primi sostenitori dell’inutilità della pena di morte, ma è importante specificarlo, con le tante inevitabili contraddizioni dell’epoca. Era il fratello di sangue di Maria Antonietta, per ironia della sorte Regina di Francia finita decapitata a Parigi il 16 Ottobre 1793. Ma questo Pietro, per fortuna, non arrivò a vederlo, morì a Vienna il 1º marzo 1792. Era lì perché tentava di organizzare un esercito per riappacificare l’europa, ma finì avvelenato o morto per cause naturali, non è mai stato chiarito, ma nella sua vita era comunque riuscito a dare un impulso eccezionale ai diritti dell’umanità.


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