Il Granduca Michele: Zar di Russia (per 1 Giorno)

Il 15 marzo 1917 lo zar Nicola II abdicò e rinunciò al trono per suo figlio Alexsej nominando suo successore Michele, che il 16 marzo rinunciò anch’egli, ma non era una rinuncia definitiva bensì momentanea, subordinata a un plebiscito che avrebbe dovuto scegliere la forma di governo fra monarchia e repubblica e a una legge che avrebbe trasformato l’eventuale monarchia assoluta in costituzionale, come da lui desiderato. Regnò solo un giorno ma per alcuni storici fu lui l’ultimo zar:

Michele II di Russia

Il discorso del Granduca Michele del 16 marzo 1917 fu chiaro: “Animato dagli stessi sentimenti dell’intera nazione – e cioè che il benessere del Paese mette in ombra tutti gli altri interessi – sono fermamente deciso ad accettare il Potere Supremo solo se questo sarà il desiderio del nostro grande popolo, che dovrà, per mezzo di un plebiscito, attraverso i loro rappresentanti nell’Assemblea Costituente, stabilire la forma di governo e la nuova legge fondamentale dello Stato russo“.

Il Granduca Michele

Michele era nato il 4 dicembre 1878 a San Pietroburgo, figlio del futuro zar Alessandro III e di Maria Fedorovna. Alla nascita era il quarto in linea di successione. Nel marzo 1881 venne assassinato lo zar Alessandro II e il nuovo zar Alessandro III trasferì la famiglia a Gatčina. Michele crebbe come tutti i figli dello zar in maniera spartana, legato alla sorella Olga, minore di lui. Nel novembre 1894 Alessandro III morì, a soli 49 anni, lasciando il trono a Nicola, ancora inesperto di governo, com’erano del resto i suoi due fratelli Giorgio e Michele.

L’imperatrice vedova Maria Feodorovna con suo figlio Mikhail e la figlia Olga. 1897

Michele dopo gli studi seguì come consueto la carriera militare, non si interessava di politica, era un tipo tranquillo, seguiva i suoi doveri di rappresentanza, considerava il trono ancora molto lontano. Ma nel novembre 1899 morì il fratello Giorgio, malato di tubercolosi, e Nicola aveva solo 3 figlie femmine e la quarta nacque nel 1901. Sperare nella linea di successione tramite Nicola si faceva difficile, Michele era ora erede a un trono, contro la sua volontà.

Michele rappresentò la famiglia imperiale nel 1901 ai funerali della Regina Vittoria e apprezzò molto la monarchia britannica divenendo un vero anglofilo, tanto da far pensare a un matrimonio con Beatrice, nipote della regina Vittoria, che era però figlia di Maria Alexandrovna, sorella di Alessandro III, e quindi i due erano cugini di primo grado, un matrimonio vietato dalla chiesa ortodossa russa. Nicola non acconsentì allo strappo alla regola, probabilmente pentendosene in seguito, e i progetti andarono a monte.

Nell’agosto 1904, con grande sollievo di Michele, nacque Aleksej figlio di Nicola, ma l’emofilia, ereditata dalla madre che l’aveva acquisita dalla Regina Vittoria, lo rendeva fragile, ogni piccolo colpo o caduta poteva risultare fatale.

Nel 1907 Michele aveva conosciuto Natalia Seremetevskaja, già divorziata e con una figlia, risposata con un ufficiale dell’esercito, e neppure nobile. I due divennero amanti, e nel 1909 Natalia si separò dal marito Vladimir Wulfert che sfidò a duello Michele, duello sventato da Nicola con il trasferimento di Michele e con un avanzamento professionale ed economico di Wulfert. Natalia voleva il divorzio, a maggior ragione quando nel dicembre 1909 scoprì di essere incinta del futuro Zar.

Da sinistra Vladimir Wulfert (marito di Natalia), Natalia e Michele

Wulfert non voleva rinunciare alla moglie, e il divorzio poteva venir concesso solo per colpa del marito. Fu necessaria una lauta ricompensa per far cambiare idea al marito, che alla fine accettò di dichiarare di aver tradito la moglie. Il divorzio non era ancora definitivo quando nacque Giorgio, il 24 luglio 1910, e fu quindi necessario retrodatarlo per evitare che il piccolo risultasse figlio di Wulfert. Michele chiese a Nicola il permesso di sposarla, proposta assolutamente rifiutata dallo zar.

Natalia e Michele

La vicenda fu un grosso scandalo a corte, Michele e Natalia andarono a vivere nella tenuta di Brasov, proprietà di Michele, costantemente controllati dall’Okhrana, la polizia segreta zarista, finché riuscirono ad eludere il controllo e a sposarsi frettolosamente a Vienna il 16 ottobre 1912. Michele aveva un altro motivo per affrettare le nozze, la salute di Aleksej, che era in qual momento molto grave, e temeva l’obbligo di un eventuale matrimonio dinastico in vista della successione.

Natalia e Michele

Nicola, informato da Michele, era furioso verso in fratello che venne escluso dalla successione, i suoi beni in Russia confiscati, revocato il suo grado di generale ed esiliato. La coppia visse in Inghilterra e in viaggio per l’Europa ma Michele, privo delle rendite russe e dell’appannaggio, non aveva più molti mezzi, e nel 1914 con lo scoppio della guerra chiese e ottenne dal fratello di poter rientrare in Russia per combattere. Nicola lo perdonò e lo reintegrò, ma lo destinò al comando della peggior divisione dell’esercito, la Divisione Selvaggia, composta da reclute cecene musulmane. Michele era amato dall’esercito, a differenza di Nicola, ed era un buon generale che si meritò la stima dei suoi soldati.

Natalia, come le altre donne della famiglia imperiale, si occupò di ospedali e mise a disposizione della Croce Rossa Danese la residenza di Gatčina, dove si erano stabiliti, ma non fu mai accettata a corte, soprattutto dalla zarina e dalla zarina madre. Natalia, come Michele, era liberale, oppositrice della politica di Nicola, amica di deputati della Duma e sospettata dalla zarina di voler deporre Nicola per sostituirlo con Michele, che a corte veniva giudicato plagiato da lei e alla quale attribuivano i contrasti fra i due fratelli. Nel 1915 Nicola riconobbe Giorgio come figlio legittimo di Michele con il titolo di Conte Brasov, ma restava escluso dalla successione, e a Natalia il titolo di Contessa Brasova ma non di Granduchessa.

L’odio per Nicola e soprattutto per la zarina Alexandra cresceva, in dicembre 1916 venne ucciso Rasputin, la guerra andava malissimo e Michele cercava di convincere lo zar a sostituire i ministri della Duma con quelli della maggioranza, ma Nicola rifiutò ogni concessione. Michele e il Granduca Pavel firmarono una richiesta al Soviet per creare una monarchia costituzionale ma il Soviet rifiutò, pretendendo l’abdicazione di Nicola e la rinuncia alla successione di Aleksej, temendo l’intromissione di Alexandra, e si arrivò all’abdicazione in favore di Michele.

Questi venne dissuaso dall’accettare il trono da Aleksandr Kerenskij , capo del governo provvisorio, che pur essendo repubblicano mirava a salvare tutta la famiglia Romanov facendola rifugiare in Inghilterra, un progetto però bloccato dai Soviet. Kerenskij fece trasferire la famiglia imperiale a Tobolsk per tenerla lontana dai disordini.

La dichiarazione di Michele del 16 marzo 1917

Michele, Natalia, Giorgio e la figlia di Natalia furono messi agli arresti domiciliari a Gatčina insieme a Brian Nicholas Johnson, segretario di Michele, in modo da controllarli ma anche proteggerli. Gli arresti vennero revocati il 14 settembre alla proclamazione della repubblica russa e Michele e famiglia si preparavano a fuggire in Finlandia, quando vennero scoperti e posti nuovamente agli arresti domiciliari.

Giorgio, Michele e Natalia

Si allontanarono i bambini, Giorgio raggiunse la Danimarca con la tata mentre Natalia, stesso nome della madre, si nascose presso uno zio. Il 25 ottobre 1917 Lenin prese il potere rovesciando il governo provvisorio di Kerenskij, finiva la repubblica russa e Kerenskij fu aiutato a fuggire proprio da Michele, grazie ai suoi appoggi presso l’ambasciata danese.

Il 7 marzo 1918 Michele venne arrestato, imprigionato e poi trasferito a Perm per ordine dei Commissari del Popolo, con lui il segretario Johnson, il cameriere Čeljšev, l’ex autista Borunov e il colonnello Znamerovsky. Natalia riuscì a visitare Michele a Perm ma con l’avanzata delle truppe ceche, in lotta contro i bolscevichi, Michele fece partire la moglie affinché non restasse bloccata.

Nella notte del 12 giugno 1918 Michele venne prelevato insieme a Johnson e forse al medico personale, con la scusa di un trasferimento. Arrivati alla foresta a Motovilikha furono fatti scendere e uccisi dai 4 uomini della squadra di esecuzione, i corpi spogliati per portare gli abiti come prova dell’operazione compiuta al mandante Gavril Myasnikov, capo della polizia di Perm. Čeljšev, Borunov e Znamerovsky vennero uccisi a Perm, il colonnello fece in tempo a mandare un telegramma a Natalia informandola che Michele era scomparso. Per coprire la scomparsa venne inventata la storia di un’iniziativa personale di ex militari contrari allo zar e poi di un rapimento, entrambe smentite dai documenti ritrovati all’apertura degli archivi sovietici, i quali confermano che l’ordine di esecuzione era partito dalla Ceka.

Michele con Giorgio e altri

Natalia continuò a pressare personalmente i commissari Lenin, Trockij e Sverdlov per conoscere la verità, ottenendo di essere arrestata pure lei. La donna riuscì a fuggire durante un ricovero in ospedale e a ricongiungersi con la figlia e poi, aiutata dal consolato tedesco con documenti falsi, a imbarcarsi su una nave inglese per la Gran Bretagna.

Completamente priva di mezzi, nel 1924 ottenne la dichiarazione di morte presunta del marito, ma non riuscì ad avere nulla delle proprietà di Michele in Polonia, che vennero confiscate. Venduta la casa di scarso valore in Inghilterra si trasferì in Francia nel 1927, e qui nel 1931 il figlio Giorgio morì in un incidente d’auto. La figlia Natalia si era sposata e viveva in Inghilterra, due volte divorziata e risposata per la terza volta non aveva comunque mezzi per aiutare la madre.

Solo nel 1932 Natalia scoprì cosa era successo a Michele. La moglie dello “Zar per un giorno” viveva ora in assoluta miseria in una soffitta, un alloggio per rifugiati. Sopravvisse alla seconda guerra mondiale vendendo tutto quanto le era rimasto e morì di cancro nel 1952 all’ospedale degli indigenti Laënnec di Parigi. E’ sepolta insieme al figlio nel cimitero di Passy.

Nel giugno 2009 Michele è stato riconosciuto completamente innocente di qualunque crimine e riabilitato

Nel 2009 iniziarono le ricerche dei resti di Michele a cura di una squadra russo-statunitense. Le versioni dell’eccidio erano diverse, Andrei Markov, uno degli assassini, rubò l’orologio di Johnson. Mostrandolo si vantava, raccontando di averlo preso dopo aver sparato in testa all’uomo e che Michele si fosse buttato sull’amico per abbracciarlo e avessero sparato anche a lui.

Si trovò un testimone, un uomo di 92 anni, che dopo la caduta del comunismo aveva raccontato ciò che era successo. Gli abitanti vicini alla foresta avevano sentito sparare nella notte e il testimone, allora bambino, la mattina dopo era andato nella foresta e aveva ritrovato i corpi coperti da rami e foglie. Suo padre li aveva seppelliti ed aveva inciso sulla corteccia di due alberi vicini le lettere M e A per Mikhail Alexandrovich. Gli alberi furono trovati e nel 2014 vennero trovati anche i resti di una vecchia strada, di un ponte e alcuni proiettili. Quello poteva quindi essere il posto giusto, ma non venne rinvenuto nessun resto umano nonostante il geo-radar e gli scavi.

Nella campagna di ricerca del 2015 una donna avvicinò l’equipe degli scavi raccontando che suo figlio e degli amici, nel 1994, avevano trovato delle ossa in una cavità naturale. I resti, fra cui un cranio, era stato consegnato alla polizia. Il poliziotto interessato confermò di aver ricevuto le ossa ma disse di non ricordare cosa ne avesse fatto. Il figlio della donna, ora trentenne, venne contattato ma si mostrò spaventato e riluttante a dare informazioni più precise. In base alla posizione indicata dalla madre seguirono scavi e ricerche, ma le cavità di quell’area sono numerosissime e, nonostante le ricerche, non è ancora stato trovato nulla.

Giovanna Francesconi

Amo la storia, e le storie dietro ad ogni persona o oggetto. Amo le cose antiche e non solo perché ormai ne faccio parte pure io, ma perché la verità è la figlia del tempo.