In America le chiamano hoaxes e non sono altro che quelle notizie che per un breve o medio periodo calamitano così tanto l’attenzione da essere prese per vere, prima che venga alla luce la reale natura dello scoop, tutt’altro che verosimile.

In poche parole, le bufale, o fake news, in linguaggio più moderno

La vicenda di cui parliamo è quella del gigante di Cardiff, passata alla leggenda come uno dei più grandi abbagli della storia degli Stati Uniti d’America.

È il 16 ottobre 1869. In un podere di Cardiff, stato di New York, due operai sono immersi in alacre lavoro. Il signor William C. Newell, il proprietario del terreno, li ha assunti per scavare un pozzo dietro il fienile. L’idea gliel’ha suggerita un amico di New York dopo aver visto le dimensioni del podere.

I due lavoratori scavano fin quando i loro strumenti non si inceppano. Hanno urtato contro qualcosa, qualcosa di strano seppellito là sotto. Chiamano il signor Newell, soprannominato “Stub” che in inglese sta per “mozzicone”, e lo informano dell’inconveniente. L’uomo ordina di continuare a scavare, non si sa mai ci sia un qualche forziere pieno d’oro. Ma dal terreno di Stub emerge un corpo; un corpo straordinariamente grande: alto almeno tre metri, calvo, con gli occhi socchiusi.

Quell’essere enorme ha un braccio piegato all’altezza del pube ed è completamente pietrificato. La notizia fa presto il giro dello stato e l’uomo viene ribattezzato il gigante di Cardiff.

Ma chi è questo gigante pietrificato?

Quel luogo, il terreno di Stub, secoli prima era un cimitero indiano, e per gli abitanti di Cardiff non ci sono dubbi: è un rinvenimento di quei tempi, una importante scoperta per la storia. Il podere viene preso d’assalto da curiosi, giornalisti e studiosi. E sono proprio questi ultimi ad accendere il dibattito attorno al gigante di Cardiff. Alcuni iniziano a sostenere che si tratti di una statua e non di un uomo realmente esistito, e che la statua sia stata fatta costruire intorno al 1600 al fine di impressionare gli indigeni del luogo. Altri però, e sono la maggioranza, specie credenti, affermano che il corpo affiorato dal terreno del signor Newell sia veramente quello di un uomo, un uomo di fattezze eccezionali ma pur sempre un figlio di Dio. Intima dunque sentimenti di misericordia e rispetto verso la salma.

Intanto, il signor Newell, attento al clamore che la scoperta ha suscitato, intuisce le possibilità di ricavo economico che può offrire l’avvenimento. Inizia perciò a far pagare un biglietto a chi vuol dare un’occhiata al suo misterioso gigante: un biglietto che diventa giorno dopo giorno sempre più salato.

Ad aiutarlo nel business è un amico che fa il tabaccaio a New York; si chiama George Hull. Hull ha seguito dall’inizio la faccenda essendo stato proprio lui a consigliare a Stub di scavare il pozzo dietro il fienile.

Nonostante le parole degli studiosi, che continuano a sostenere convinti che il corpo sia solamente una statua costruita dagli uomini, il gigante di Cardiff diviene un’attrazione su scala nazionale tanto che, dopo averci ricavato in breve tempo una fortuna, il signor Newell e il signor Hull decidono sia arrivato il momento di vendere l’uomo pietrificato a un gruppo di Syracuse; loro si occuperanno di portare il gigante nei musei e di far crescere ancora di più la sua fama.

L’imprenditore e circense Phineas Taylor Barnum, fiutando l’affare, offre ben 50.000 dollari al consorzio di Syracuse per avere il gigante. È sua ferma intenzione metterlo in mostra al suo pubblico come nuovo “freaks”, un fenomeno da baraccone. I nuovi proprietari del colossale uomo però rifiutano l’offerta e così Barnum decide di costruire una copia in gesso del gigante e di esporla nel suo circo spacciandola come vera e unica.

Ma la bufala dietro il ritrovamento del gigante ormai è destinata a saltare fuori

Il concepimento del trucco risale a un anno prima. Nell’autunno 1868, George Hull, il tabaccaio di New York, ateo convinto, decide di fare un dispetto a un gruppo di religiosi metodisti che volevano convincerlo dell’esistenza dei giganti sulla Terra, come sostenuto dal libro della Genesi. Fa così costruire da uno scultore di Chicago un gigante di pietra e lo fa trasferire, lontano da occhi indiscreti e con gran dispendio di denari, nel podere del suo amico Newell, ignaro di tutto. Per rendere più reale l’immagine dell’uomo ricorre all’utilizzo di acidi che riescono a simulare la porosità della pelle. Passa un anno, è il 16 ottobre 1869, e Hull decide di far rinvenire la sua opera dando così il via alla messinscena.

La progettazione e attuazione della bufala costa al tabaccaio di New York circa 2.600 dollari, ma la spesa è ormai bella e dimenticata. Così il signor Hull convoca la stampa e il 10 dicembre 1869 confessa la sua colossale bufala. La scoperta della fregatura non diminuirà la fama del gigante di Cardiff, e nel corso dei decenni successivi, passando da un luogo di esposizione all’altro, attirerà sempre nuovi curiosi, così come farà la statua copia dell’imprenditore Barnum.

Qualche anno dopo, nel 1876, a Beulah, North Dakota, viene ritrovata un’altra statua di immense dimensioni costituita da argilla, ossa, carne, polvere di roccia e gesso. Un operaio dichiarerà che anche quella statua era opera della mente di George Hull.

Immagine di Martin Lewison via Wikimedia Commons -licenza CC BY-SA 3.0

Il gigante di Cardiff si trova adesso al Farmer’s Museum di Cooperstown, New York, mentre la copia costruita da Barnum è visitabile al Marvin’s Marvelous Mechanical di Detroit.

Antonio Pagliuso
Antonio Pagliuso

Appassionato di viaggi, libri e cucina, si vede tra vent'anni come un moderno Mattia Pascal; mal che vada ripiegherà sul personaggio di Raskol'nikov. Autore del noir "Gli occhi neri che non guardo più" e ideatore della rassegna culturale "Suicidi letterari".