L’Italia è un paese indubbiamente ricco di meraviglie, molte delle quali sono un’eredità della sua storia millenaria. Il nostro patrimonio archeologico e artistico attrae milioni di turisti ogni anno, affascinati anche dalle bellezze naturalistiche del Paese. Bellezze naturalistiche talvolta poco conosciute da noi italiani, ma molto apprezzate all’estero.

A segnalare luoghi ancora poco conosciuti sono talvolta gli stranieri: il New York Times e il Daily Telegraph hanno “scoperto” il Giardino di Ninfa, definendolo “il giardino più bello del mondo” che, come uno scrigno dimenticato, quando si apre svela preziosi tesori: rovine di epoca medioevale immerse in una vegetazione che ricorda un Eden perduto; una profusione di fiori, colori, profumi e suoni che avvolgono il visitatore come l’incanto di una maga benevola.

Sotto, le rovine del Castello di Ninfa:

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Fonte immagine: Michele.Armand via Wikimedia Commons – licenza CC BY-SA 3.0

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Già il nome evoca immagini mitologiche, come le ninfe, divinità greche legate alla natura, e in particolare all’acqua: probabilmente in un piccolo isolotto sul lago omonimo, sorgeva un tempio di età classica dedicato alle ninfe.

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L’acqua è l’elemento predominante e vivificante del Giardino, come lo era del piccolo borgo medioevale, secoli fa.

Sotto, Abside della Chiesa di Santa Maria Maggiore:

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Fonte immagine: Daniele Galati via Wikimedia Commons – licenza CC BY-SA 4.0

Perché Ninfa si trova sul lago omonimo, alimentato da un torrente di montagna sotterraneo, ed è attraversato da un limpidissimo fiume che porta sempre lo stesso nome, e va a sfociare (dopo essersi unito al fiume Sisto) vicino ai luoghi dove viveva la maga Circe.

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Proprio l’acqua pura di questi luoghi consente alle piante di svilupparsi in maniera vertiginosa: gli alberi crescono talmente velocemente da sembrare, in alcuni casi, secolari.

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Ma non è così, il Giardino fu impiantato, tra i ruderi dell’antica Ninfa, agli inizi del secolo scorso.

Sotto, il Ponte del Macello:

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Per pochi decenni, tra la fine del 1200 e il 1381, Ninfa divenne una cittadina fiorente, che contava 1300 abitanti, sette chiese, due monasteri, vari mulini, due ospedali, una doppia cinta di mura e, ovviamente, un castello.

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Il suo periodo di splendore coincise con l’avanzamento della palude che aveva reso impraticabile la via Appia: il pagamento di un pedaggio per chi voleva utilizzare la strada pedemontana che collegando sud e nord si snodava nei pressi del paese, divenne una fonte di ricchezza che trasformò Ninfa in un piccolo centro urbano.

Sotto, Rovine sul fiume Ninfa:

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Quando la città fu devastata nel 1381 (per lotte interne a diverse fazioni papali), Ninfa fu abbandonata e lasciata preda dell’avanzamento della palude.

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Solo nel 1921, Gelasio Caetani diede vita a un progetto di bonifica, per realizzare sulla proprietà (circa 8 ettari) un giardino all’inglese, del quale si presero cura tre generazioni di donne: la madre Ada Wilbraham, Marguerite Chapin, moglie di Roffredo Caetani, e poi la loro figlia Lelia, ultima della sua stirpe, che si occupò del Giardino fino alla sua morte, nel 1977, affidandolo poi alla Fondazione Roffredo Caetani di Sermoneta.

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La sapienza dei giardinieri e delle tre donne che si sono dedicate alla nascita e allo sviluppo del Giardino hanno trasformato un’area paludosa in un luogo incantevole, dove vivono querce e cipressi, pioppi e aceri, e poi distese erbose percorse da limpidi ruscelli, e ancora fiori, fiori a non finire: rose, glicini, clematidi, iris, come pennellate di colore sulle antiche mura.

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E poi, i profumi delle piante di spezie, come cardamomo, pepe, chiodi di garofano, cannella, vaniglia improvvisamente trasportano il visitatore in un sensuale giardino orientale, che invece è a pochi passi da Roma.

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Dal 2000, il Giardino di Ninfa è Monumento Naturale della Repubblica Italiana, circondato da un’oasi naturale del WWF, paradiso per gli uccelli migratori che dall’Africano volano verso i cieli dell’Europa.

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Fonte immagine: Daniele Galati via Wikimedia Commons – licenza CC BY-SA 4.0

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Annalisa Lo Monaco
Annalisa Lo Monaco

Lettrice compulsiva e blogger “per caso”: ho iniziato a scrivere di fatti che da sempre mi appassionano quasi per scommessa, per trasmettere una sana curiosità verso tempi, luoghi, persone e vicende lontane (e non) che possono avere molto da insegnare.