Il furto artistico degli “Orfanelli dagli Occhi Grandi”

La società statunitense di fine anni ’50 e inizio anni ’60 era follemente innamorata della Pop art, di quel movimento artistico che aveva infranto gli schemi del passato per rivolgersi alle masse e non più al singolo individuo. Fra lattine di zuppa, vari oggetti di uso comune e un istrionico Andy Warhol, c’era anche un certo Walter Keane, l’autore dei popolarissimi Big Eyes Waifs (in italiano: gli orfanelli dagli occhi grandi).

Una delle 32 Campbell’s Soup Cans realizzate da Andy Warhol nel 1962 – Immagine condivisa con licenza Fair use via Wikipedia

Questi erano quadri che raffiguravano bambini con occhi a cerbiatto sproporzionati, e le loro riproduzioni le si trovavano ovunque. Walter era un mito del suo tempo, disprezzato dai critici del settore e amato dal pubblico.

Ma, come suol dire, non è tutto oro quel che luccica

Wistful, Margaret Keane, 1973 – Immagine di rocor condivisa con licenza CC BY-NC 2.0 via Flickr

Walter Keane era un impostore e la mano che lavorava alle tele non era la sua. La carriera di Margaret Keane è fatta di alti e bassi; di un successo che, attraverso una menzogna, arrivò senza di lei, per poi sfociare in un processo per calunnia e diffamazione. Nel 2014, la sua storia è approdata anche all’infuori degli Stati Uniti grazie al film Big Eyes e al regista Tim Burton, suo estimatore.

Tim Burton, regista di Big Eyes e grand ammiratore di Margaret Keane – Immagine di Gage Skidmore condivisa con licenza CC BY-SA 3.0 via Wikipedia

Margaret e l’incontro con Walter Keane

Peggy Doris Hawkins, per gli amici Margaret, nacque il 15 settembre del 1927 a Nashville, nel Tennessee. La sua passione per gli occhi ebbe inizio quando aveva due anni, ma in circostanze poco felici, con l’insorgere di un’infiammazione infettiva alla mastoidea di un orecchio. Fu sottoposta a un delicatissimo intervento chirurgico, in cui il suo timpano rimase danneggiato, e quel piccolo deficit uditivo la spinse a concentrarsi sugli sguardi di chi le parlava. Cominciò a dipingere giovanissima, e a diciott’anni frequentò la Traphagen School of Fashion di New York per qualche semestre, poi si sposò ed ebbe una figlia, Jane Ulbrich. Il matrimonio non durò molto e agli inizi degli anni ’50 si ritrovò divorziata e con una piccola da accudire. Per un po’ sbarcò il lunario al meglio delle sue possibilità. Lavorava come decoratrice in una fabbrica di culle e, nel tempo libero, si dedicava alla realizzazione di quadri con bambini dagli occhi enormi, quasi sempre ispirati a Jane.

Pocket Poodles, Margaret Keane, 1962 – Immagine di rocor condivisa con licenza CC BY-NC 2.0 via Flickr

Il 1953 fu l’anno della svolta, ma, col senno di poi, in negativo. Era un pomeriggio come tanti e Margaret si trovava a una fiera a San Francisco quando conobbe Walter Stanley Keane, un agente immobiliare con ambizioni artistiche. Walter era un uomo di bell’aspetto, un oratore che sapeva affascinare e la attirò nella tela del ragno. Lui le parlò dei suoi viaggi in Europa, di quando aveva vissuto ad Heidelberg e a Parigi, di come il soggiorno in Francia lo avesse spinto a ritrarre la bellezza dei boulevard; lei gli mostrò i suoi quadri e lo accolse nella sua vita.

Convolarono a nozze alle Hawaii nel 1955 e, per circa due anni, vissero felici, finché, nel 1957, Walter rivelò la sua vera natura.

Heidelberg, Germania, nel 1950. Walter Keane visse per un breve periodo in questa città nel 1948 – Immagine di Eigenes Werk condivisa con licenza CC BY-SA 4.0 via Wikipedia

Il furto artistico

L’uomo era un assiduo frequentatore dell’Hungry I Club e quell’anno si accordò con il proprietario Enrico Banducci per l’allestimento di una piccola mostra che comprendeva sia i suoi paesaggi sia i Big Eyes. Questi ultimi incontrarono il favore del pubblico e cominciò a venderli per circa 50 dollari l’uno.

Alcuni Big Eyes esposti alla Kean Eyes Gallery di San Francisco – Immagine di vhines200 condivisa con licenza CC BY-ND 2.0 via Flickr

A quei tempi Margaret si firmava con un semplice “Keane” e Walter approfittò del fraintendimento per rivendicare la paternità delle opere. L’esperienza da agente immobiliare giocò a suo favore: sapeva intrattenere, ammaliare e spingere le persone a interessarsi al suo lavoro. Inoltre era solito raccontare che prendeva ispirazione dai suoi trascorsi in Germania, quando aveva visto gli orrori della guerra negli occhi dei poveri orfanelli della città.

Tutto questo avveniva mentre Margaret, ignara di tutto, era a casa a dipingere

Enrico Banducci, proprietario del celebre Hungry I Club di San Francisco – Immagine condivisa con licenza Fair use via Wikipedia

La donna sapeva che i suoi quadri stavano avendo successo e, una sera, insistette per accompagnare il marito all’Hungry I. Dopo ore di discussioni Walter acconsentì, ma le impartì l’ordine tassativo di rimanere in silenzio e non rivolgere la parola a nessuno.

L’Hungry I Club di San Francisco oggi – Immagine di Beyond My Ken condivisa con licenza CC BY-SA 4.0 via Wikipedia

Il motivo Margaret lo scoprì quando si ritrovò dinanzi alla grande messinscena del marito. Inizialmente, fece buon viso a cattivo gioco, poi chiese spiegazioni.

Alcuni Big Eyes esposti alla Kean Eyes Gallery di San Francisco – Immagine di rocor condivisa con licenza CC BY-NC 2.0 via Flickr

La tesi di Walter era semplice: conoscere in prima persona l’autore era un fattore fondamentale per concretizzare le vendite e disse alla moglie che il risultato non sarebbe stato lo stesso con un’autrice donna. A suo dire, era ormai troppo tardi per fare un passo indietro e cambiare la versione dei fatti; senza considerare che gli servivano soldi per mantenere sia lei sia Jane e quella menzogna era la loro principale fonte di reddito.

Walter Keane – Immagine condivisa con licenza Fair use via Wikipedia

Margaret scelse di assecondarlo. Dopotutto, i soldi servivano eccome e, in effetti, non poteva presenziare alle esposizioni, dato che doveva dipingere e, al contempo, badare alla figlia.

Escape, Margaret Keane – Immagine di Darwin Bell condivisa con licenza CC BY-NC 2.0 via Flickr

I Big Eyes divennero un caposaldo della Pop art e, nel 1961, l’UNICEF ne acquistò alcuni esemplari. Walter sapeva il fatto suo. Organizzò mostre in giro per gli Stati Uniti, vendette quadri a grandi star del cinema come Natalie Wood, Joan Crawford, Dean Martin, Jerry Lewis, Kim Novak, e si immise nel mercato del consumismo di massa attraverso stampe, bigliettini e cartoline.

L’attore Christoph Waltz. In Big Eyes interpreta Walter Keane – Immagine di Georges Biard condivisa con licenza CC BY-SA 3.0 via Wikipedia

La prigionia e la fuga

Gli affari andavano a gonfie vele, ma dal punto di vista di Margaret il matrimonio era diventato una gabbia e lei si trovava prigioniera senza diritto di parola. Walter era un uomo alcolizzato, donnaiolo e incline agli scatti di rabbia. Si portava in casa altre donne, beveva di continuo e chiudeva la moglie a chiave nello studio fino a 16 ore al giorno, affinché dipingesse i quadri che tanto gli servivano.

Se la moglie protestava o disobbediva, partivano le minacce

Here We Come, Margaret Keane, 1991 – Immagine di rocor condivisa con licenza CC BY-NC 2.0 via Flickr

Dal 1964 la situazione degenerò ancora di più. In un primo momento Walter le propose di insegnargli a dipingere i Big Eyes. Ovviamente, l’esperimento fallì e, a dire dell’uomo la colpa era di Margaret. Poi le commissionò un grande capolavoro: un quadro con centinaia di bambini disposti in fila verso l’orizzonte. Lo intitolò Tomorrow Forever ed ebbe così tanto successo che andò in mostra al padiglione dell’educazione della Fiera Mondiale di New York.

Alcuni Big Eyes esposti alla Kean Eyes Gallery di San Francisco – Immagine di rulenumberone2 condivisa con licenza CC BY 2.0 via Flickr

Nelle interviste Walter non si tratteneva dall’auto-elogiarsi e arrivò a paragonare se stesso e le sue opere a Michelangelo e alla Cappella Sistina. Nel 1965 lui e Margaret ebbero l’ennesimo litigio. La minacciò di far del male a lei e a Jean, ma, a differenza delle altre volte, la moglie fece i bagagli e scappò di casa.

La sua prigionia era durata quasi dieci anni

Waiting for Grandmother, Margaret Keane,1962 – Immagine di rocor condivisa con licenza CC BY-NC 2.0 via Flickr

Si trasferì alle Hawaii, ottenne il divorzio e sposò il giornalista sportivo Dan McGuire. Nel frattempo, a San Francisco Walter fece finta di niente e continuò a spacciarsi per il creatore dei Big Eyes. Ma i tempi erano cambiati e, con l’aiuto del nuovo marito, nel 1970, Margaret denunciò la frode artistica durante un programma radiofonico di Honolulu.

L’attrice Amy Adams nei panni di Margaret Keane sul set di Big Eyes – Immagine di David Gallagher condivisa con licenza CC BY-NC-SA 2.0 via Flickr

La verità in marcia

Il caso assunse una certa rilevanza mediatica e un giornalista del San Francisco Examiner, tale Bill Flang, le propose di sfidare l’ex marito a una gara di pittura a Union Square. Walter rifiutò la sfida, ovviamente si sarebbe smascherato, e le intentò una causa per calunnia e diffamazione, ma il giudice rispedì la richiesta al mittente per mancanza di prove. Kean partì per l’Europa e scomparve per dodici anni.

Union Square, San Francisco – Immagine di Aude condivisa con licenza CC BY-SA 2.5 via Wikipedia

L’opinione pubblica però era ancora convinta che fosse lui il Keane dei quadri e, nel 1985, tornò negli Stati Uniti per rilasciare un’intervista al quotidiano USA Today. Raccontò che durante la sua assenza Margaret aveva rivendicato la paternità delle opere solo perché lo credeva morto, e la stampa diede ragione all’uomo. La reazione di Margaret non tardò ad arrivare e, dopo anni di bugie e soprusi, scelse di procedere per vie legali. Il processo ebbe inizio nel 1986 e durò tre settimane.

La prova decisiva fu un test in cui il giudice chiese a entrambi gli imputati di dipingere un Big Eyes

The Stray, Margaret Keane, 1959 – Immagine di rocor condivisa con licenza CC BY-NC 2.0 via Flickr

Walter si dichiarò indisposto a causa di un forte dolore alla spalla; Margaret completò il quadro in 53 minuti. Il verdetto le riconobbe la paternità delle tele e un risarcimento di quattro milioni di dollari per danni morali. Nel 1990 una corte d’appello federale confermò la sentenza, ma sollevò Walter dal pagare il risarcimento. Morì il 27 dicembre del 2000, e per tutto il resto della sua vita continuò a professarsi il vero autore dei Big Eyes.

Locandina di Big Eyes, di Tim Burton – Immagine condivisa con licenza Fair use via Wikipedia

Margaret Keane oggi

Quanto a Margaret, oggi ha 95 anni e non ha mai smesso di dipingere. Dal 1992 i suoi quadri sono esposti nella Kean Eyes Gallery di San Francisco e sono acquistabili sul web.

Alcuni Big Eyes esposti alla Kean Eyes Gallery di San Francisco – Immagine di lin Judy(快樂雲) condivisa con licenza CC BY-NC-ND 2.0 via Flickr

È interessante notare un particolare artistico e psicologico. Con Walter al suo fianco i bambini da lei ritratti erano sempre tristi, in lacrime e immersi in ambienti cupi. Questi dettagli rappresentavano l’andamento del matrimonio: una gabbia dove lei e la figlia erano alla mercé di una persona prepotente. Dopo il 1965 i Big Eyes mutarono aspetto. All’improvviso la vita le sorrideva, andava tutto bene ed ecco che anche i bambini erano felici. Se è vero che gli occhi sono lo specchio dell’anima, basta analizzare questi due momenti della carriera artistica di Margaret per comprendere quanto abbia sofferto e quanto sia riuscita a lottare per la verità e la giustizia.

Nicola Ianuale

Sono uno scrittore e un grande appassionato di letteratura, cinema e storia. Ho pubblicato un romanzo di narrativa, “Lo scrittore solitario”, e un saggio, “Woody Allen: un sadico commediografo”, entrambi acquistabili su Amazon. Gestisco la pagina Instagram @lo_scrittore_solitario_ dove pubblico post, curiosità su film e libri e ogni giorno carico un quiz sulla letteratura.