Nel luglio del 1897, Edward Stribbling “Trout” Shue fu condannato per omicidio di primo grado per aver strangolato e spezzato il collo alla moglie. Il processo a Shue, che si tenne nella contea di Greenbrier, in West Virginia, si basava interamente su prove circostanziali che dimostrarono la colpevolezza dell’uomo – al di là di ogni ragionevole dubbio – in modo quantomeno inconsueto: ai giurati furono presentate delle prove arrivate dall’oltretomba.

Zona e Trout Shue

I fatti che portarono alla condanna di Shue comprendevano alcune dichiarazioni “post-mortem” della moglie defunta, Zona Heaster Shue, apparsa a sua madre quattro settimane dopo la sua morte, per raccontarle cosa fosse realmente successo il giorno del suo omicidio, e ottenere giustizia.

Nonostante il processo ricorderà quello di 80 anni dopo che riguardò l’omicidio di Teresita Basa, dove un giudice tenne per buona la testimonianza della donna “dall’aldilà”, il condannato venne incriminato dopo aver annullato il procedimento, quindi quella dell’omicidio di Zona Heaster Shue fu la prima e unica volta che la Corte Suprema degli Stati Uniti ammise come prova, durante un processo, la testimonianza di un fantasma, arrivando a una condanna confermata e definitiva.

Elva Zona Heaster aveva solo 23 anni quando incontrò, nell’ottobre del 1896, uno sconosciuto da poco arrivato in zona, Edward Trout Shue, di 37 anni, che aveva trovato lavoro come fabbro proprio lì, nella contea di Greenbrier. La madre di Zona non vedeva di buon occhio l’uomo, di cui non si sapeva nulla, ma dovette rassegnarsi al frettoloso matrimonio, celebrato dopo appena sei settimane dal primo incontro.

Erano le 10 di mattina del 23 gennaio 1897 quando il corpo di Zona fu trovato da un fattorino, Andy Jones, mandato a casa da Shue per sbrigare una commissione. La ragazza era distesa sul pavimento, a faccia in giù, ai piedi delle scale, con un braccio piegato sotto il petto e l’altro allungato in avanti; la sua testa era inclinata da un lato. Andy corse nella bottega del fabbro per avvisare Trout, mentre sua madre cercava di rintracciare il medico, il dottor George Knapp, che arrivò circa un’ora dopo la scoperta del cadavere. Nel frattempo Shue aveva già spostato il corpo della moglie, adagiandolo nel letto nuziale, ma non solo. Aveva vestito il cadavere con un abito a collo alto, circostanza che in seguito apparve sospetta, perché tradizionalmente erano le donne della comunità ad occuparsi dei rituali funebri come il lavaggio e la vestizione di una defunta.

Quando il dottor Knapp iniziò ad esaminare il corpo di Zona, il marito manifestò segni di dolore inconsolabile, abbracciando le spalle e la testa della donna, cullandola dolcemente in preda ai singhiozzi. Il medico interruppe l’esame della salma, per rispetto verso il marito, e imputò la morte ad una “debolezza estrema”.

Durante la tradizionale veglia alla defunta, tutti notarono un comportamento piuttosto strano di Trout: immediatamente dopo che il corpo era stato composto nella bara, l’uomo mise una sciarpa sul collo di Zona, e poi sistemò un cuscino e una coperta accanto alla testa della donna. Non si allontanò mai dal viso della moglie durante i suoi lamenti funebri, tanto che nessuno riuscì ad avvicinarsi. Zona Shue fu sepolta nel cimitero metodista della contea di Greenbrier soltanto il giorno dopo la morte, il 24 Gennaio 1897.

La casa dell’omicidio

Inizialmente, nessuno sospettò di Trout Shue, tranne la madre di Zona, Mary Jane Heaster, che ogni notte pregò perché il Signore gli rivelasse la verità.

Mary Jane Heaster

Secondo il racconto della donna, dopo quattro settimane, nell’oscurità della notte, mentre Mary Jane era completamente sveglia, apparve il fantasma di Zona. La donna affermò sempre che non si trattava di un sogno, ma proprio della materializzazione dello spirito della figlia: prima si manifestò come una luce intensa, che si trasformò in una figura umana. L’eterea presenza visitò la Heaster per quattro notti consecutive, riportando gli avvenimenti che avevano condotto alla sua morte.

Zona rivelò alla madre una storia di abusi fisici da parte del marito, culminati la sera del suo assassinio, quando l’uomo era andato su tutte le furie perché la moglie non aveva “cucinato la carne”: Shue l’aveva strangolata, dopo averle spezzato il collo “alla prima articolazione”.

Mary Jane andò a parlare con il procuratore John Alfred Preston, che accontentò la donna, chiedendo informazioni al dottor Knapp. L’esame poco accurato del medico e le voci sullo strano comportamento di Shue durante il funerale convinsero il procuratore ad ordinare una riesumazione della salma. L’autopsia, effettuato il 22 Febbraio del 1897, dimostrò che il collo di Zona era rotto tra la prima e la seconda vertebra, mentre la trachea risultava schiacciata: la donna era stata strangolata.

Tout Shue non ammise la propria colpevolezza, ma non aveva un alibi valido e fu accusato dell’omicidio della moglie

Preston non voleva far testimoniare Mary Jane, temendo che la storia del fantasma potesse rendere poco credibile il processo, ma l’avvocato difensore di Shue le fece rendere un lungo resoconto della sua esperienza notturna con lo spirito di Zona.

Nessuno saprà mai se i membri della giuria si fecero influenzare dal racconto della Heaster, o se non ebbe alcun peso nella loro interpretazione dei fatti, in un processo dove le prove erano esclusivamente circostanziali. Comunque siano andate le cose, i giurati impiegarono 80 minuti per ritenere colpevole Shue, che fu condannato all’ergastolo il 22 Luglio del 1897, appena 7 mesi dopo l’omicidio della moglie. Morirà nel 1900 per un’epidemia sconosciuta, sepolto in una zona di terra senza nome del penitenziario dove scontava l’ergastolo.

Oggi, chi percorre le tortuose strade di montagna del West Virginia, può imbattersi, vicino al cimitero di Greenbrier, in una targa che racconta del fantasma di Zona:

Interrata nel vicino cimitero c’è Zona Heaster Shue. La sua morte nel 1897 fu ritenuta naturale, fino a quando il suo spirito apparve a sua madre per descrivere com’era stata uccisa da suo marito Edward. L’autopsia sul corpo riesumato ha confermato il resoconto dell’apparizione. Edward, riconosciuto colpevole di omicidio, fu condannato alla prigione di stato. Solo caso noto in cui la testimonianza di un fantasma ha contribuito a condannare un assassino.

La targa, forse, fu scritta prima del caso di Teresita Basa. La storia di Zona Shue è il soggetto per il libro “The Unquiet Grave”, disponibile in inglese su Amazon.

Annalisa Lo Monaco
Annalisa Lo Monaco

Lettrice compulsiva e blogger “per caso”: ho iniziato a scrivere di fatti che da sempre mi appassionano quasi per scommessa, per trasmettere una sana curiosità verso tempi, luoghi, persone e vicende lontane (e non) che possono avere molto da insegnare.