Darién è una lussureggiante regione panamense situata ad est del paese e confinante con la Colombia. Bagnata dall’oceano Pacifico, confina oggi a nord con la comarca indigena di Guna Yala, una lunga striscia che affaccia sul mar dei Caraibi. Nella storia Darién era il nome dell’intera area (quando ancora Panama non esisteva) e la Scozia, in preda ad una grave crisi economica, tentò di colonizzare la regione tra il 1695 e il 1700, attraverso un progetto chiamato Schema di Darién: fallì clamorosamente e spianò di fatto la strada, da lì, alla nascita del Regno Unito.

Siamo alla fine del 1600: sulle isole britanniche regnava, dal 1689, l’olandese protestante Guglielmo d’Orange-Nassau (Guglielmo III in Inghilterra, Guglielmo II in Scozia) dopo la Gloriosa Rivoluzione del 1688-89 che depose il cattolico Giacomo (II in Inghilterra, VII in Scozia). La monarchia britannica, restaurata dopo la breve parentesi repubblicana nei precedenti anni ‘50, godeva ora di poteri più limitati: non era più assoluta, ma deteneva il solo potere esecutivo, lasciando maggiore elasticità decisionale ai Parlamenti di Inghilterra e Scozia.

Guglielmo III, dipinto di Thomas Murray:

Il periodo era molto complicato per Edimburgo: l’economia, non adeguandosi ai grandi cambiamenti in atto dati dal nuovo commercio d’oltremare, non era sufficientemente competitiva, al contrario invece dei ben più solidi e spietati conquistatori inglesi. La Scozia non possedeva grandi quantità di beni di lusso da scambiare all’estero, la Marina Militare era un corpo modesto e la grande carestia dovuta allo scarso raccolto (nota come Ill Years, Anni malati) imperversava nel paese: la lunga stagione venne inaugurata nel 1688 sull’Isola di Skye e proseguì per almeno un decennio, provocando, nel 1698, 200 mila poveri sul totale di un milione di abitanti. Per fare un confronto numerico, la sola Edimburgo contava, allora, circa 60 mila abitanti.

Dinanzi a queste grandi difficoltà, la Scozia di fatto scricchiolava: per restare al passo delle grandi potenze come Inghilterra e Olanda, si doveva uscire dai propri confini e colonizzare. Re Guglielmo, scettico dinanzi ai progetti del Parlamento scozzese che rischiavano di compromettere gli equilibri internazionali d’Oltremanica, lasciò comunque carta bianca, non disponendo del potere assoluto: il Parlamento fondò, nel 1695, la Bank of Scotland e l’ambizioso banchiere Sir William Paterson diede vita alla Company of Scotland Trading to Africa and the Indies (Compagnia della Scozia per il Commercio in Africa e nelle Indie). Obiettivi: rilanciare l’economia, attraverso vari prestiti (pur, nei confronti del governo, previa autorizzazione parlamentare) e iniziare il Piano di conquista coloniale, sull’istmo di Panama, che avrebbe portato la Scozia a stabilirsi in una strategica baia caraibica presso Darién.

Sir William Paterson:

Restava, però, un complicato nodo da sciogliere: come si potevano ottenere i fondi? Paterson provò a giocarsi diverse carte internazionali: bussò alla porta del Sacro Romano Impero, specie ad Amburgo, ma nessun Casato contribuì alla missione. L’Olanda, divenuta un forte alleato dell’Inghilterra col Re Orange al trono nelle isole britanniche, concentrava in quegli anni le sue forze nella Guerra della Grande Alleanza contro i cattolici francesi e i giacobiti, rifiutando quindi la richiesta. In Spagna, invece, l’avversione di Madrid sarebbe stata inevitabile, data la sovranità esercitata lungo le coste sudamericane e, in parte, data anche la religione, protestante, di Re Guglielmo: ma c’era una speranza, per le aspirazioni scozzesi. Gli Asburgo, in Spagna, si trovavano in piena crisi e nel 1700 passarono il testimone ai Borbone. La Scozia, dunque, volle approfittare del momento debole di Madrid, certa della protezione inglese in caso di difficoltà.

La missione a Darién, in attesa dei nuovi fondi promessi da Londra, iniziò: dai contribuenti scozzesi disponibili a pagare furono raccolte, in un solo mese, circa 400.000 sterline, pari a un terzo dell’allora ricchezza totale del paese.

I primi coloni, formati perlopiù da marinai, ex militari e figli delle élite, partirono in 1200 a bordo di cinque navi da Leith, sobborgo portuale di Edimburgo, il 14 luglio 1698: il Parlamento di Londra avrebbe garantito alla Compagnia Scozzese 31 anni di monopolio e promesse di aiuti, col tempo, pari a 300.000 sterline, sia dall’Inghilterra sia dalle relative colonie nelle Antille.

La nuova patria venne ribattezzata Nuova Caledonia, dal nome latino della Scozia, e il centro abitato Nuova Edimburgo: gli scozzesi, approdati nel novembre del 1698, incontrarono i Cuna, un popolo pacifico che restò, però, deluso. Nei loro confronti, infatti, gli autoctoni non furono diffidenti e i rapporti divennero subito buoni ma la comunità indigena ricevette in dono beni di scarsa necessità, tra cui pettini e ciondoli, in assenza di prodotti dall’Europa più utili.

La vita quotidiana, in quel nuovo microcosmo, fu subito pianificata sotto i dettami della cultura democratica: fu creato un piccolo Consiglio e Nuova Edimburgo doveva essere governata da un Presidente, eletto a rotazione ogni due settimane. I continui cambi al vertice, tuttavia, portarono a grandi difficoltà di governance: le visioni politiche, spesso, cambiavano a seconda di chi governava.

Furono intanto installati, da uno dei promontori marittimi della penisola denominato Fort St Andrews, diversi cannoni. L’obiettivo scozzese era chiaro:

Insediarsi sul mar delle Antille per poter accedere, a circa 70 chilometri da lì, all’oceano Pacifico e al grande commercio in estremo oriente evitando la circumnavigazione del Sud America da Capo Horn

Si doveva costruire, dunque, una strada interna a pedaggio e un porto sul Pacifico, una volta consolidato l’avamposto: erano, però, solo sogni irrealizzabili. La popolazione cominciò, ben presto, a patire l’afa tropicale e a scoprire, in realtà, che il raccolto non dava, letteralmente, i frutti sperati: nonostante le bonifiche fatte ai terreni per la coltivazione del mais e della patata i prodotti agricoli stentavano a crescere. A nulla bastarono i frutti tropicali offerti dai cuna: imperversò, tra gli scozzesi non abituati a quel clima, la febbre, la dissenteria e in alcuni casi anche la malaria. Intanto, dall’Europa, Re Guglielmo diede ordine a Olanda e Inghilterra di non approvvigionare gli scozzesi di Darién: temeva la reazione aggressiva da parte della Spagna. In pochi mesi, la popolazione scozzese fu decimata: sopravvissero solo poche centinaia di persone e tra le vittime ci furono anche la moglie e il figlio del banchiere Sir William Paterson.

Molti dei coloni ancora in forza andarono in cerca di aiuto e di cure verso la Giamaica, lasciando Darién a luglio 1699. Nel frattempo, dalla Scozia, ignari di quanto stesse succedendo oltre oceano, partirono altre navi: una volta sbarcate, trovarono Nuova Edimburgo distrutta. Gli spagnoli, provenienti dalla vicina città (oggi colombiana) di Cartagena de Indias, avevano attaccato con 500 uomini il villaggio, incendiando le case abbandonate e rubando le poche armi lì presenti: più che un centro abitato, trovarono un campo ospedaliero e i pochi sani rimasti che assistevano i malati organizzarono una debole resistenza, coadiuvati da alcuni inglesi giunti nel frattempo dalla Giamaica, che finì con l’immediata ritirata.

L’evento segnò, per la Scozia, il definitivo declino: il precoce e inaspettato fallimento di Darién, il debito altissimo, la povertà dilagante dopo i sette anni di cattivo raccolto interno dal 1692 al ‘98, la criminalità in crescita e un grande incendio scoppiato attorno al Parlamento di Edimburgo il 3 febbraio 1700 rendeva la Scozia un paese ormai al collasso. La soluzione, mal sopportata dagli abitanti del paese (soprattutto nelle Highlands scozzesi), era inevitabile:

Matrimonio con l’Inghilterra e unione delle Corone

Fu così, dopo anni di discussione, che a Westminster passò il 16 gennaio 1707 l’Act Of Union:

La Corona scozzese, incorporata ora a quella inglese, non esisteva più

Il Parlamento scozzese venne soppresso ad aprile (verrà ripristinato solo nel 1999) e il 1° maggio nacque lo United Kingdom Parliament.

Nasceva così il Regno Unito

L’Atto di Unione del 1707 fu l’attuazione del Trattato di Unione (nell’immagine) firmato l’anno precedente:

Da quel momento per la Scozia inizierà un lento percorso di decadenza sociale e identitaria: i cattolici, da Londra, subiranno i tentativi di assimilazione a favore dei protestanti, specie nelle scuole. La letteratura non sarà più di “produzione scozzese” ma di firma britannica. Le storiche lingue interne, il gaelico e lo scot (di origine germanica), perderanno molti dei parlanti a favore del solo inglese, e negli anni ‘40 del ‘700 scompariranno, attraverso vari scontri contro gli eserciti inglesi, gli ultra secolari clan delle Highlands, allora filo giacobiti, che da sconfitti emigreranno in massa verso l’America del Nord e l’Oceania.

Il massacro di Glencoe del 1689 in un celebre dipinto:

Oggi, i loro nipoti sono perfettamente riconoscibili, nei paesi anglosassoni di tutto il mondo, attraverso i cognomi col prefisso Mac- o Mc-: in gaelico scozzese, infatti, significa “figlio di”. Mc Laren, per esempio, indica il “figlio del clan Laren” e ci sono tanti altri cognomi, di grande diffusione, originari dalla Scozia rurale come Ferguson, Wallace, Forbes, Munro, Sinclair, Morrison, Campbell,…

E il banchiere Sir William Paterson, che fine fece?

Dopo aver perso la moglie e il figlio, a Darién si ammalò anche lui, salvo poi guarire. Fallita la missione coloniale, divenne unionista e riconobbe subito l’Atto di Unione. Morì a Londra, presso Westminster dove abitava, nel 1719. Il suo nome tornò in auge, tra gli storici, nel 1979 durante l’Operazione Drake: fu un viaggio nel mondo, di giovanissimi archeologi di diversi paesi e dalla durata di due anni, volto a favorire la ricerca in diversi luoghi dimenticati dalla storia. Una tappa toccò anche questo punto di Darién, oggi chiamato in spagnolo, non a caso, Puerto Escocés e tornarono alla luce molti degli oggetti utilizzati allora. I cuna, invece, hanno mantenuto l’amicizia con gli scozzesi appassionati di storia che qui si recano in visita, oggi, indossando i tradizionali kilt in ricordo degli sfortunati coloni della fine del ‘600.

Nicola Pisetta
Nicola Pisetta

Nicola Pisetta, trentino, appassionato di storia, geografia, sport, viaggi, montagna e mare. Mi basta un libro da leggere in cima alla montagna, nel bosco, steso in spiaggia o davanti al caminetto per sentirmi bene!