Quando l’abilità di uno scultore e la sua capacità di trasformare un materiale rigido e opaco come il marmo in qualcosa di lieve e quasi “inconsistente”, rende alla perfezione l’idea di leggerezza, può capitare che qualcuno faccia fatica a persuadersi di tanta maestria.

Il Cristo Velato

Fonte immagine: David Sivyer via Wikipedia licenza Creative Commons 3.0

Accadde, ad esempio, a Giuseppe Sanmartino per il suo Cristo Velato: il sudario che copre Gesù non nasconde il corpo martirizzato, ma pare avere appunto la consistenza di un velo trasparente, morbidamente drappeggiato “che non copre lo spasimo ma lo addolcisce” (Matilde Serao).

Il volto del Cristo Velato

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Secondo alcuni, un velo così realistico nella sua leggerezza non poteva essere opera dello scultore, ma piuttosto il frutto di un processo di marmorizzazione di un vero tessuto, ottenuta grazie alle conoscenze alchemiche di Raimondo di Sangro (1710-1771), principe di Sansevero, committente dell’opera, da collocare nel Mausoleo della famiglia, la Cappella Sansevero.

Fu proprio Raimondo, conosciuto a Napoli semplicemente come “il Principe”, che trasformò la Cappella in un luogo che doveva testimoniare la grandezza dei Sansevero, ma anche i suoi molteplici interessi e la sua appartenenza alla massoneria.

Raimondo di Sangro

E sempre Raimondo commissionò un’altra straordinaria scultura, Il Disinganno.

Il Disinganno

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In quest’opera, l’artista Francesco Queirolo ha scolpito nel marmo una fitta rete che avviluppa il corpo di uomo, con un incredibile cura nel dettaglio dei nodi.

Il Disinganno è una rappresentazione allegorica della possibilità, per ogni essere umano, di liberarsi dal peccato, simboleggiato dalla rete, grazie all’intelletto, che assume l’aspetto  di un putto. Le tentazioni mondane prendono la forma di un globo terrestre, mentre la Bibbia è indicata come lo strumento attraverso il quale ritrovare la luce della virtù. Non a caso è riportato, nel bassorilievo ai piedi dell’uomo, il passo del vangelo di Gesù che dona la vista al cieco.

Incisione della scultura

La statua fu dedicata da Raimondo al padre Antonio, che dopo una vita piuttosto libertina aveva trovato la via della virtù. Non c’è giudizio nel pensiero del Principe, solo la constatazione della “fragilità umana, che non può conoscere grandi virtù senza vizio”.

Il Disinganno – Particolare

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Il simbolismo dell’opera è fitto di rimandi a elementi massonici (il concetto di oscurità/luce; la “grande luce” rappresentata dal libro aperto), ma ciò che in realtà lascia stupiti è la cura con la quale è stata scolpita la corda, frutto, pare, di sette anni di lavoro da parte di Queirolo, che non si avvalse dell’aiuto di nessun assistente.

Secondo lo storico dell’arte Giuseppe Origlia, contemporaneo dello scultore, Il Disinganno, ed in particolare la sua rete, rappresenta “…l’ultima prova ardita, a cui può la scultura in marmo azzardarsi.”

Annalisa Lo Monaco
Annalisa Lo Monaco

Lettrice compulsiva e blogger “per caso”: ho iniziato a scrivere di fatti che da sempre mi appassionano quasi per scommessa, per trasmettere una sana curiosità verso tempi, luoghi, persone e vicende lontane (e non) che possono avere molto da insegnare.