Il disastro del Titanic potrebbe accadere al Giorno d’Oggi?

Una domenica di oltre un secolo fa l’inaffondabile RMS Titanic colò a picco nelle gelide acque dell’Artico, portando con sé 1.518 vite su un totale di 2.223 persone a bordo, con una percentuale di mortalità pari al 68,28%, non calcolando le numerosissime vittime del freddo che morirono una volta a bordo del Carpathia. Non si tratta del naufragio più terribile della storia per numero di morti (le oltre 4.000 vittime del MV Dona Paz nel 1987), ma certamente è quello che viene maggiormente ricordato come simbolo dei pericoli del mare, a causa delle iperboli dell’epoca che celebravano l’assoluta sicurezza della nave inglese.

Il sito LiveScience ha intervistato Malon Kennikutt, oceanografo presso la Texas A&M University, il quale ha precisato che, anche se molto ridotti, i rischi di naufragio sono sempre presenti per tutte le navi: “Non si può mai eliminare completamente il rischio, è solo questione di cercare di ridurlo al minimo“.

La Lezione del Titanic

Titanic-Scialuppe

Sopra: due scialuppe viste dal Carpathia

La morte di una percentuale così elevata di passeggeri e il rilievo stampa che le fu dato servì alle compagnie di navigazione e agli organismi di controllo per approntare procedure ed equipaggiamenti in grado di salvare la maggior parte delle persone presenti a bordo. Scialuppe di salvataggio, salvagenti e corsi di addestramento dell’equipaggio sono le principali migliorie apportate per la sicurezza dei viaggiatori.

Il Titanic aveva infatti poche scialuppe di salvataggio, e la procedura di carico dei passeggeri fu semplicemente disastrosa. Charles Weeks, professore del trasporto marittimo alla Maine Maritime Academy, afferma: “Esistono documenti che testimoniano il rifiuto di molte persone di entrare nelle scialuppe“. I passeggeri non capirono da subito la situazione di pericolo che stavano vivendo: “Le luci erano accese, il riscaldamento era acceso, la nave era calda e confortevole e sembrava non fosse cambiato quasi nulla dopo l’impatto con l’Iceberg“.

Si sarebbero potute salvare moltissime vite se ci fosse stato un addestramento a mettere in salvo i passeggeri, se fosse stato comunicato a questi con campane e sirene che la nave stava affondando e se l’equipaggio avesse insistito nel caricare i passeggeri nelle scialuppe. Solo un uomo, l’ufficiale Harold Lowe, salvò numerose persone a causa della sua insistenza a farle salire sulle piccole barche d’emergenza. Lowe tornò anche indietro nel punto dove affondò il Titanic alla ricerca di sopravvissuti, traendo in salvo almeno un passeggero.

Cosa succederebbe oggi

Durante tutto il ‘900 furono migliorate sensibilmente le procedure di evacuazione delle navi, e molte persone in più si salvano ad ogni naufragio. Inoltre con i metodi di comunicazione odierni la possibilità di aiuto da parte di una nave vicina sarebbe certamente più immediata, aumentando certamente la percentuale di sopravvissuti.

Oltre alla preparazione dell’equipaggio e ai sistemi di comunicazione, è certamente da notare come le tecnologie di costruzione delle imbarcazioni moderne siano più sofisticate, e anche solo l’acciaio utilizzato per le navi molto migliore e privo di impurità rispetto al 1912, il che lo rende più resistente agli urti e molto meglio preparato a condizioni estreme come il freddo artico.

Pericoli del mare

Come fa notare Kennicutt, i rischi del mare sono però costanti. Ogni giorno, in qualsiasi momento, ci sono qualcosa come 4 milioni di pescherecci nel mare, oltre a decine di migliaia di navi da crociera, petroliere, navi militari, imbarcazioni private e traghetti che solcano tutte le acque del globo. A causa di un numero così elevato di imbarcazioni, è ovvio che il tasso di probabilità del verificarsi degli incidenti aumenti sensibilmente.

Le imbarcazioni odierne si avventurano inoltre sempre più spesso in acque artiche e antartiche, e i rischi aumentano a causa del freddo e degli iceberg. Nel 2011, ad esempio, un peschereccio russo colpì un iceberg nel Mare di Ross nelle acque Antartiche, iniziando ad imbarcare acqua. L’imbarcazione rischiava di creare un disastro ambientale rovesciando il suo combustibile in una zona di alimentazione per il pinguino imperatore, ma la bravura dell’equipaggio riuscì a scongiurare il peggio, approdando in Nuova Zelanda senza conseguenze.

L’errore umano e il lassismo delle norme di sicurezza sono spesso la causa di numerosi disastri marittimi, come ad esempio il già citato incidente del Dona Paz, del 1987. Il traghetto entrò in collisione con una petroliera e, a causa dell’enorme carico umano (più del doppio delle persone previste per le sue dimensioni) colò a picco come un sasso. Solo 24 persone sopravvissero al naufragio, su un totale di oltre 4.000 passeggeri.

Come italiani è impossibile non ricordare il disastro della Costa Concordia affondata al largo dell’isola del Giglio, una nave incredibilmente moderna che si scontra con uno scoglio segnalato perfettamente sulle carte marine. La percentuale di morti fu sensibilmente diversa da quella del Titanic, appena lo 0,7% contro il 68,28%, ma se la nave comandata da Francesco Schettino si fosse trovata nelle profonde acque Artiche e non sulle rive dell’isola toscana, quale sarebbe stata la percentuale dei decessi? Impossibile dirlo, ma probabilmente avremmo assistito ad un’altra tragedia da migliaia di vittime.

Fonte parziale: Livescience

Leggi anche:

“Orfani del Titanic”: l’incredibile storia dei due fratellini sopravvissuti soli al naufragio

Matteo Rubboli

Sono un editore specializzato nella diffusione della cultura in formato digitale, fondatore di Vanilla Magazine. Non porto la cravatta o capi firmati, e tengo i capelli corti per non doverli pettinare. Non è colpa mia, mi hanno disegnato così...