È il 30 agosto 1970 quando in una lussuosa casa di via Puccini a Roma, tra le luci del quartiere bene dei Parioli, esplodono alcuni colpi di fucile che scuotono la luna di quella cheta serata di fine estate.

È il delitto dei marchesi Casati Stampa, maturato nel mondo dell’aristocrazia romana che sconcerterà l’opinione pubblica per i morbosi risvolti che trapeleranno in seguito

I protagonisti di questa storia sono il marchese Camillo Casati Stampa di Soncino, discendente di una delle più nobili famiglie milanesi, e sua moglie Anna Fallarino, di umili origini ma tanto intelligente da riuscire a inserirsi dal nulla nel bel mondo della capitale. Siamo negli anni del primo boom economico: la donna, bella e procace, è sposata con un ricco industriale romano; anche il marchese Casati Stampa è coniugato – sua moglie è la soubrette Lidia Holt (al secolo Letizia Izzo) – ma questo non ostruisce il loro amore, che sboccia nel 1958, durante una delle tante feste alle quali entrambi sono soliti partecipare.

Sin dai primi incontri i due si innamorano l’uno dell’altro ed è così che nel 1959, dopo aver fatto annullare i due matrimoni alla Sacra Rota Romana, Camillo Casati Stampa sposa Anna Fallarino che da quel momento diventa la marchesa Casati Stampa.

Il ménage familiare tra la coppia è tutt’altro che stantìo: i marchesi viaggiano spesso, d’altronde Camillo ha un buon capitale e un’ottima rendita frutto delle tante tenute sparse per la penisola, fra cui possiamo ricordare la Villa di Arcore, oggi di proprietà di Silvio Berlusconi. Inoltre possiede animali, terreni e anche un’isola tutta per sé (altro che una stanza di woolfiana memoria), l’isola Zannone, la più settentrionale delle Ponziane.

Il nobile lombardo ama le feste, lo sfarzo più eccessivo e la fotografia. Non solo: Camillo Casati Stampa ha un’altra fortissima passione, assai meno comune, quella per il candaulismo, ovvero il piacere nell’osservare la propria donna unirsi in un amplesso con un altro uomo.

Se il marchese è un uomo abbastanza vizioso, la marchesa Anna non è certo una donna eccessivamente pudica. Il loro matrimonio si tinge così di rosso passione: Anna Fallarino decide di buon grado di assecondare la morbosità del marito e inizia ad avere incontri sessuali con altri uomini scelti direttamente dal marchese e dallo stesso ringraziati e pagati al termine della prestazione.

I ragazzi selezionati sono bagnini, ragazzi di vita, operai, pelandroni di piazza e camerieri, che in cambio di qualche pezzo da diecimila lire accettano di infilarsi tra le odorose lenzuola della marchesa. D’altronde, a quarant’anni suonati la Fallarino è ancora una donna molto appetibile, anche grazie ad alcuni pioneristici interventi di chirurgia plastica ai quali si è sottoposta per preservare la sua bellezza e giovinezza.

Ma durante i continui e variegati amplessi della nobildonna cosa fa il marito?

L’uomo si limita a osservare e a scattare decine e decine di fotografie.

Il patto stipulato tra i marchesi è chiaro: Anna può incontrarsi con tutti gli uomini che desidera, ma non può innamorarsi di nessun’altro uomo.

Solo sesso sfrenato e nient’altro

L’equilibrio coniugale però è destinato a spezzarsi: di fatti, la marchesa Anna finisce per innamorarsi di uno dei giovanotti ingaggiati da Camillo per intrattenere la moglie a soddisfare le proprie perversioni. È un viveur di venticinque anni di nome Massimo Minorenti. Dinanzi all’inaspettata ma inevitabile novità il marchese Casati Stampa diventa geloso della moglie, prova ad allontanare il giovane amante, intima alla donna di porre immediatamente fine a quegli incontri.

Ma al cuor non si comanda

Il nobiluomo decide di partire per riflettere su un possibile rimedio all’incresciosa situazione che si è creata, ma sa che non può più far nulla per far ritornare Anna, per riconquistare il suo amore perduto.

Così ritorna a Roma. È il 30 agosto 1970. Sono da poco passate le 19 quando riceve in casa la moglie e il Minorenti. I domestici dell’abitazione accompagnano i due nello studiolo del padrone di casa per un incontro chiarificatore che si preannuncia lungo. Dopo pochi minuti però i colpi di fucile riportano il personale di servizio di casa Casati Stampa alla soglia dello studio.

A terra ci sono i cadaveri del marchese, della marchesa e del suo giovane amante

A questo punto il caso avrebbe la risonanza di un duplice omicidio-suicidio come tanti se non fosse che nella stanza del marchese Casati Stampa qualche giornalista, con la presumibile collaborazione delle forze dell’ordine, ritrova un taccuino e un plico. Sul quadernetto sono annotate le cronache di tutti gli incontri sessuali della moglie e nel contenitore ci sono migliaia di fotografie delle marchesa nelle posizione sessuali più estreme. Le immagini roventi finiscono su tutti i giornali di cronaca rosa così come alcuni stralci del taccuino del marchese. Il caso acquisisce naturalmente fama nazionale e riempirà pagine e pagine di giornali per molti mesi.

L’ultima nota scritta dall’uomo fu:

Muoio perché non posso sopportare il tuo amore per un altro uomo

Chiudiamo l’articolo riportando un passo del diario del marchese Casati Stampa di Soncino: “Al mare con Anna ho inventato un nuovo gioco. L’ho fatta rotolare sulla sabbia, poi ho chiamato due avieri per farle togliere i granelli dalla pelle con la lingua” e un’intervista a un bagnino: “Erano degli zozzoni – racconta – Venivano sulla spiaggia e si mettevano nudi. Un giorno mi hanno invitato a stendermi tra loro. L’ho fatto e mi sono sentito sfilare il costume, poi quella donna mi ha attirato sopra di sé. È accaduto tutto sotto gli occhi del suo compagno. Alla fine lui era talmente contento che mi ha dato cinquemila lire di premio“.

Categorie: Misteri

Antonio Pagliuso

Antonio Pagliuso

Appassionato di viaggi, libri e cucina, si vede tra vent'anni come un moderno Mattia Pascal; mal che vada ripiegherà sul personaggio di Raskol'nikov. Autore del noir "Gli occhi neri che non guardo più" e ideatore della rassegna culturale "Suicidi letterari".