Il David di Michelangelo è una scultura che ha affascinato il mondo per secoli, ancor prima di esser completata. Considerato uno dei capolavori più importanti della storia dell’arte, la scultura in marmo mostra la perfezione dell’abilità dell’artista e rappresenta la definizione dell’arte stessa del Rinascimento. Da quando fu realizzata, divenne un faro culturale della propria generazione, un simbolo della scultura universale. Giorgio Vasari, artista, scrittore e storico, ne parlò come: “Veramente che questa opera ha tolto il grido a tutte le statue moderne et antiche, o greche o latine che elle si fossero“.

Per capire perché sia diventato il simbolo dell’arte e della cultura rinascimentale, ma più in genere il simbolo della bellezza della scultura e dell’arte, è necessario raccontare la sua storia per intero.

La storia di un mito

Michelangelo di Lodovico Buonarroti Simoni, artista cardine del Rinascimento italiano, creò la statua da un unico blocco di marmo, tra il 1501 e il 1504. Quando iniziò la scultura aveva solo 26 anni, e quando la finì appena 29. L’opera fu commissionata a Michelangelo da “i consoli dell’Arte della Lana” e gli “Operai del Duomo di Firenze”, che gli misero a disposizione un blocco marmoreo immenso, molto probabilmente già abbozzato (i fiorentini lo chiamavano “il Gigante”), tacciato di scarsa qualità.

Il marmo presentava infatti numerose imperfezioni, chiamate “taroli”, minuscoli fori che ne compromettono le qualità meccaniche di resistenza alla scalpellatura ma più in genere lo rendono fragile, il che metteva a rischio la stabilità della scultura stessa. Michelangelo stuccò i fori e rese la superficie della pietra perfettamente levigata, dimostrando di riuscire a scolpire il David nonostante le imperfezioni. Già durante la lavorazione erano numerosi i curiosi che affollavano il cortile dell’attuale Museo dell’Opera del Duomo, e lo scultore fece realizzare una staccionata per proteggersi da sguardi indiscreti. Nel 1503, ad un anno dal termine, la statua venne presentata ai fiorentini, togliendo il riserbo su un’opera che stava cominciando a diventare “leggendaria” già prima di essere finita.

Artisti ed esperti d’arte ritengono che il David sia l’oggetto artistico più bello mai creato dall’uomo

Una volta completata la scultura, apparve evidente che la sua grandezza e il peso impedivano di collocarlo nella posizione originariamente immaginata, ovvero un contrafforte del Duomo di Firenze. La bellezza dell’opera, la sua imponenza e, più di tutti, il significato simbolico del David che si appresta a sconfiggere Golia, resero la statua un bene che andava mostrato da vicino a tutti i fiorentini, e non da lontanissimo sul tetto di una chiesa.

Venne così decisa la posizione definitiva, che sino al 1873 fu Piazza della Signoria di fronte a Palazzo Vecchio. La collocazione, con un’accezione laica anziché religiosa, è esemplificativa della forza simbolica della statua: il giusto (David come simbolo di Firenze) che sconfigge il forte ma iniquo (Golia, i nemici interni ed esterni alla Repubblica, fra la tirannica dinastia Medicea, nemica della Repubblica Fiorentina).

Sono da notare i personaggi che scelsero la sua collocazione: Sandro Botticelli, Davide Ghirlandaio, Leonardo da Vinci, Andrea Sansovino, Filippino Lippi, Pietro Perugino, Lorenzo di Credi, Antonio e Giuliano da Sangallo, Simone del Pollaiolo, Andrea della Robbia, Cosimo Rosselli, Francesco Granacci e Piero di Cosimo. Probabilmente il collettivo, nel suo insieme, con gli artisti più brillanti di tutta la storia dell’uomo.

Sotto, un bozzetto di Leonardo sul David, che fa capire l’avversione del Da Vinci alla figura “muscolare” di Michelangelo:

Nel 1873 il David raggiunse la sua posizione definitiva all’interno delle Gallerie dell’Accademia, ma fu solo nel 1882 che venne ultimata la preparazione della sala che lo accose, diventando finalmente fruibile al pubblico. Nel 1910 al suo posto, in Piazza della Signoria, fu collocata una copia, realizzata in marmo a partire da un calco in gesso.

Sotto, la copia a Palazzo Vecchio:

David come un Uomo

Il David di Michelangelo è differente dai Re Davide raffigurati sino a quel momento. Circa 60 anni prima Donatello lo aveva scolpito come un giovanissimo, quasi un bambino, mentre Verrocchio nel 1469 lo pensava come un fanciullo con la testa di Golia ai piedi. Michelangelo lo pensò come un uomo giovane, nel pieno della forza, che con la forza fisica e la determinazione mentale sconfigge il proprio avversario, uccidendolo.

Sotto, il David di Donatello:

Il David di Verrocchio:

La commistione fra le qualità fisiche e intellettuali si ravvisa nella dimensione della testa, leggermente più grande rispetto alle proporzioni “perfette”, e in quella delle mani, anch’esse maggiorate per simboleggiare le due qualità principi dell’essere umano: la forza fisica che viene espressa attraverso le decisioni dell’intelletto.

Il David è raffigurato contrapposto, ovvero con la gamba destra e la mano sinistra tese, in contrasto con la gamba sinistra e la mano destra, rilassate. La scelta del chiasmo potrebbe essere sia in rispetto allo stile scultoreo classico sia dettata dalle qualità del marmo, che nella parte sinistra era più scadente rispetto a quella destra. Le scelte stilistiche, così come quelle tecniche, non sono note poiché Michelangelo non lasciò scritto nulla che le spiegasse.

Dimensioni Gigantesche

Una copia del 2010 posizionata nella posizione pensata per la scultura:

Nonostante Michelangelo probabilmente si rendesse conto che l’opera sarebbe stata impossibile da sollevare sino al tetto del Duomo, realizzò la scultura in dimensioni gigantesche, per il massimo che il marmo consentiva, perché potesse esser ammirata dalla piazza sottostante. Le sue dimensioni e la perfezione della visuale da terra l’hanno resa il simbolo dell’arte scultorea, la sintesi della perfezione dell’intelletto umano che attraverso la mano plasma la materia.

L’ultima opera dedicata al David è un divertente cartone animato realizzato in Computer Grafica, visto in tutto il mondo da oltre 6 milioni di persone:

Matteo Rubboli
Matteo Rubboli

Sono un editore specializzato nella diffusione della cultura in formato digitale, fondatore di Vanilla Magazine. Non porto la cravatta o capi firmati, e tengo i capelli corti per non doverli pettinare. Non è colpa mia, mi hanno disegnato così...