El que apura su vida, apura su muerte – Colui che accelera la sua vita, accelera la sua morte“. Questo proverbio messicano descrive la morte, destino comune e certo di ogni essere vivente. Eppure, nonostante sia così scontata come epilogo della nostra esistenza, non è altresì scontato come affrontarla, durante la nostra permanenza terrena.

C’è chi la considera anche come una divinità cui appellarsi, in grado di cambiare le nostre sorti. Patrona dei narcos, dei poveri, delle prostitute, dei detenuti, la Santa Muerte è la divinità a cui chiedono aiuto gli ultimi della società. Il culto della Santa Muerte si è sviluppato spontaneamente nelle zone più povere del Messico circa cinque secoli fa, mischiando tra loro antiche credenze funerarie azteche, il cattolicesimo spagnolo, imposto dai conquistadores nel XVI secolo, alcune usanze tipiche della hechicería (stregoneria) e della cultura yoruba, che si diffuse successivamente nelle Americhe attraverso la tratta degli schiavi africani.

Nella mitologia aztecatl e di altre antiche culture dell’area mesoamericana, come ad esempio i mixtechi e gli zapotechi, la figura della morte era rappresentata da Mictlantecuhtli, il Dio dei morti, immaginato come uno scheletro e, dalla Divinità Mictecacihuatl, chiamata la “Dama della morte”, che vegliava le ossa dei defunti. Queste temute Divinità erano i Signori del Mictlan – l’oltretomba – e il culto della Dea dei morti Mictecacihuatl era al centro dei rituali e delle celebrazioni svolte in onore dei defunti, che in seguito confluiranno nella festa del Dia de los Muertos, importato dai missionari cattolici.

Sotto, il Disco di Mictlantecuhtli, fotografia di Anagoria condivisa con licenza CC BY-SA 3.0 via Wikipedia:

Con l’arrivo degli spagnoli, oltre alla conquista territoriale iniziò quella spirituale, attraverso un processo di evangelizzazione forzata dei popoli assoggettati dai nuovi dominatori, che consideravano come demoniaca qualunque credenza indigena. Ciò che non venne distrutto fu quindi semplicemente sostituito, ovunque vi fossero delle affinità tali da poterlo assimilare alle credenze, alle usanze e alle immagini iconografiche importate dai nuovi conquistatori cattolici. Fu così che gli antichi luoghi di culto vennero cristianizzati, le vecchie ricorrenze accorpate alle festività cristiane e gli idoli sostituiti. Le antiche Divinità poterono sopravvivere nelle vesti di Madonne o di Santi, fino a fondersi completamente con essi, nello scorrere inesorabile del tempo che ogni memoria cancella.

La Santa Muerte, chiamata anche affettuosamente la Niña Blanca (la bambina bianca), o la Dama Poderosa (la donna possente), viene raffigurata come uno scheletro vestito di veli, che possono essere di vari colori a seconda della protezione che si richiede: rossa per l’amore, verde per il lavoro o problemi legali, gialla per il denaro. Spesso viene raffigurata mentre brandisce una falce, mentre sorregge una clessidra, una bilancia o una marionetta.

Santa Morte in stile azteco. Fotografia di Thelmadatter condivisa con licenza CC BY-SA 3.0 via Wikipedia:

Per alcuni, inoltre, costituirebbe una sorta di controparte della Vergine di Guadalupe solo che, a differenza di quest’ultima, chiuderebbe molto facilmente un occhio verso chi ha problemi con la legge, e sarebbe pronta ad esaudire ogni sorta di richiesta depravata. Non è da confondere però con la figura della Calavera Catrina o Calavera Garbacenera, lo scheletro una gran dama vestita in elegante abbigliamento che porta un largo cappello tipico dell’alta società di fine ‘800.

Questa immagine intende ricordarci che di fronte alla morte siamo tutti uguali. Creatore di questo personaggio fu l’artista José Guadalupe Posada, celebre incisore e apprezzatissimo fumettista messicano. La Calavera Garbacenera nasce come caricatura di una tipica donna messicana di quel periodo, che si vergogna delle sue origini indigene e cerca di camuffarsi indossando un largo cappello e abiti dell’aristocrazia europea.

La Santa Morte in vari colori:

Il nome “garbancera” era ai quei tempi l’appellativo con cui venivano chiamati proprio coloro che imitavano lo stile europeo, rinnegando così la propria cultura. Il cuore pulsante della venerazione per la Santa Muerte è nel quartiere degradato di Tepito, a Città del Messico.

Si tratta dell’angolo più antico della metropoli messicana, ma anche quello più pericoloso e malfamato. E’ proprio in una delle sue vie, esattamente al n.12 di Calle de Alfarerìa, che c’è uno dei più famosi altari a lei dedicati. Proprietaria di questo altare è la signora Enriqueta Romero, meglio nota come Doña Queta, la quale lo esibì per la prima volta al pubblico il 31 Ottobre del 2001, interrompendo in tal modo un lungo periodo di clandestinità.

Attorno all’altare vengono lasciate numerose offerte, in particolare gioielli preziosi, soldi, frutti, caramelle, sigarette e birra. Il culto accetta apertamente l’aborto, l’uso del preservativo, ammette travestiti e transessuali nella sua chiesa e molti LGBT messicani la pregano affinché li protegga dall’omofobia e dall’intolleranza.

Gruppo di devoti con statue della Santa Morte a Tepito, Città del Messico. Fotografia di Thelmadatter condivisa con licenza CC BY-SA 3.0 via Wikipedia:

Allo stesso tempo, però, non è considerata soltanto una santa misericordiosa, ma è altamente temuta. Si dice che per chiedere un favore alla Santa Muerte bisogna avere un valido motivo, altrimenti porterà via con sé i cari di chi ha osato disturbarla.

Una volta che si chiede la grazia, bisogna costruire un piccolo altare con la sua effige nella propria dimora, come lo chiamano i fedeli una “ofrenda”, cui lasciare doni e dove poterla venerare. Per prima cosa, si deve lasciare una rosa sulla ofrenda e, nel caso in cui questa appassisca durante la notte, la Santa avrà accettato di esaudire la richiesta.

Altare nel sud di Nuevo Laredo, Messico.

Di seguito, una tipica preghiera da rivolgere alla Santissima:

Signore, nella tua Divina presenza, Dio Onnipotente Padre, Figlio e Spirito Santo, ti chiedo il permesso d’invocare la Santissima Muerte, la mia Bambina Bianca. Ti chiedo umilmente di rompere e spezzare ogni maleficio, incantesimo e oscurità che si presenti nella mia persona, nella mia dimora, nel mio lavoro e nella mia strada. Santissima Muerte, elimina tutte le invidie, povertà, avversioni e inerzie ti chiedo per pietà di concedermi [aggiungere una richiesta]. E che con la tua presenza benedetta illumini la mia casa e il mio lavoro, e così anche per i miei amati, dandoci amore, prosperità, salute e benessere. Benedetta e lodata sia la tua bontà, Santissima Muerte. Signore, ti ringrazio infinitamente perché vedo la tua bontà nelle prove cui mi sottoponi, che perfezionano il mio spirito, Signore, ti rendo grazie, in mezzo a queste prove avrò la tua Benedetta e Santa benedizione. Amen.

Alla Santa Muerte non importa chi sia il richiedente o quale peccato abbia commesso: se sarà un buon devoto gli tenderà la mano per esaudire qualsiasi richiesta.

Eugenia Varaldo
Eugenia Varaldo

Sono una studentessa di scienze della comunicazione. Durante il mio percorso scolastico al Liceo delle Scienze Sociali e Comunicazione ho avuto il piacere di vedere pubblicati una mia indagine nel libro “Nel Cibo La Vita”, ed un’intervista all’interno della raccolta de “I Quaderni Savonesi”. Vincitrice per due anni consecutivi del concorso letterario indetto dalla regione Liguria “Il sacrificio degli Italiani della Venezia Giulia e della Dalmazia: mantenere la memoria, rispettare la verità, impegnarsi a garantire i diritti dei popoli”. Appassionata di occulto, paranormale ed arte funeraria dell’epoca vittoriana. Inguaribile nerd, con un amore per la fantascienza e Star Wars che dura da tutta una vita.