I Mangbetu sono un popolo dell’Africa centrale, situati nella parte nord-est del Congo. Il nome Mangbetu si riferisce, in senso stretto, solo all’aristocrazia del popolo, che durante il corso del XIX secolo stabilì un certo numero di potenti regni. Un uso più specifico del termine identifica i “Mangbetu” come le persone che “governano”.

I Mangbetu impressionarono i primi viaggiatori europei con le loro istituzioni politiche e la loro arte, in particolare la loro straordinaria abilità come costruttori, vasai e scultori. Divennero famosi anche per il loro presunto cannibalismo e per la pratica di deformare le teste dei bambini in fasce.

Proprio l’usanza dell’allungamento del cranio ha un nome specifico, “Lipombo”, e rappresentava lo status symbol delle persone di classe sociale elevata di questo antico popolo. Come logico immaginare, il fatto che i Mangbetu più facoltosi avessero i crani allungati indusse un effetto emulatore nelle popolazioni limitrofe.

L’ideale di bellezza per le popolazioni congolesi nord orientali, sino all’inizio del XX secolo sotto lo spietato dominio del Belgio, era un cranio magnificamente allungato all’indietro, ottenuto mediante l’impiego di bendaggi costrittivi sin dalla più tenera età.

Il Lipombo iniziò a decadere con l’occidentalizzazione del Congo-Belga, non più una fabbrica di Caucciù dello spietato Leopoldo II (rinunciò al suo possedimento personale il 15 Novembre 1908), ma sotto la guida maggiormente democratica del Belgio come nazione. Durante gli anni ’50 del XX secolo la pratica Lipombo era perlopiù decaduta, con i Mangbetu ormai occidentalizzati dagli Europei.

Nel 1960 nacque la Repubblica Democratica del Congo, ma i Mangbetu non allungavano i crani dei loro neonati già da tempo

Del periodo precedente ci rimangono le splendide immagini di Casimir Zagourski, un fotografo e avventuriero polacco, che visse in Congo fra il 1924 e l’anno della sua morte, nel 1944. Dei Mangbetu e di altre popolazioni ormai occidentalizzate o scomparse Zagourski realizzò un libro fotografico, “Lost Africa”, disponibile su Amazon.

I Mangbetu sono famosi oltre che per la pratica di deformazione cranica anche per l’arte e la musica. La produzione artistica venne influenzata grandemente dai crani allungati, e diversi oggetti di uso quotidiano riprendono questo ideale estetico:

Sotto, alcune donne adulte Mangbetu con i loro tipici crani allungati:

Anche la fisionomia del volto veniva profondamente modificata dall’allungamento del cranio:

Una volta raggiunta l’età adulta, il cranio modificato veniva evidenziato con acconciature e accessori specifici, che rendevano la figura della donna, naturalmente secondo i canoni Mangbetu, imponente ed elegante:

Alcune donne prolungavano il cranio anche con le acconciature dei capelli, in modo da sembrare ancora più slanciate:

Sotto, una donna Mangbetu con il cranio allungato e un’acconciatura aderente:

L’estetica dei Mangbetu era complessa ed evoluta, e prevedeva anche unghie lunghe e appuntite:

Già in tenera età le bambine mostravano crani particolarmente pronunciati, che presagivano un ottimo risultato di allungamento per l’età adulta:

Tutte le fotografie sono di pubblico dominio.

Matteo Rubboli
Matteo Rubboli

Sono un editore specializzato nella diffusione della cultura in formato digitale, fondatore di Vanilla Magazine. Non porto la cravatta o capi firmati, e tengo i capelli corti per non doverli pettinare. Non è colpa mia, mi hanno disegnato così...