Il Cronovisore: leggendaria macchina del Tempo coperta dal Segreto Vaticano

La macchina del tempo, che invenzione sarebbe se solo qualche scienziato riuscisse a realizzarla!

Da quando, alla fine dell’800, qualche scrittore di fantascienza lancia l’idea dei viaggi nel tempo (La macchina del tempo e Gli argonauti del tempo, di H.G. Wells, solo per citare uno dei primi autori di questo filone), attuabili attraverso un mezzo meccanico, quella possibilità di muoversi tra passato e futuro diventa il sogno – irrealizzabile – di moltissime persone. Da allora in poi si sprecano libri, fumetti e film sull’argomento, tutti rigorosamente annoverati nel genere fantascienza, ovvero una narrazione che si basa – più o meno – su ipotesi scientifiche, per andare a sconfinare nell’invenzione fantastica.

Time Machine, graffito di Paul Don Smith

Immagine via Wikimedia Commons condivisa con licenza CC BY 2.0

Un sogno dunque, oppure no?

Pare che tra i tanti segreti conservati dallo Stato del Vaticano ci sia anche un dispositivo che, se esistesse veramente, rappresenterebbe la realizzazione di questo sogno:

Il Cronovisore

Sotto, il video racconto dell’articolo sul canale Youtube di Vanilla Magazine:

Non una macchina del tempo, ma comunque qualcosa che ci assomiglia molto: un “visualizzatore temporale”, grazie al quale si potrebbe assistere, come guardando un programma televisivo, ad avvenimenti del passato e persino a qualche scena del più immediato futuro. Peccato che di questa straordinaria macchina si sia solo sentito parlare e mai nessuno (tra i comuni mortali) l’abbia mai vista né tantomeno utilizzata.

Eppure un sacerdote francese, François Brune (deceduto nel 2019), mette nero su bianco, in un libro uscito nel 2002 (Cronovisore. Il nuovo mistero del Vaticano), la sua convinzione sull’esistenza di questo dispositivo.

Padre François Brune nel 2007

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Brune raccoglie, nei primi anni ’60, una testimonianza di prima mano: a parlargli del cronovisore è proprio il suo inventore, Padre Pellegrino Ernetti, un monaco benedettino che mai fino ad allora aveva rivelato quello straordinario segreto, peraltro condiviso con dodici studiosi di fama mondiale, tra i quali figurano il grande fisico Enrico Fermi e lo scienziato tedesco Wernher von Braun, ex nazista esperto di missili poi protagonista della corsa allo spazio degli Stati Uniti.

Padre Pellegrino Ernetti

Immagine di pubblico dominio

Il Cronovisore, sviluppato negli anni ’50, viene descritto da Ernetti come dotato di diverse antenne, composte da minerali misteriosi, un tubo a raggi catodici e tutta una serie di pulsanti e leve atti a selezionare il luogo e l’ora da visualizzare, e perfino un personaggio specifico. Il sistema è (o sarebbe) tutto sommato semplice, e riprende le tesi della teoria della relatività di Einstein: il cronovisore riceve, decodifica e riproduce gli eventi passati attraverso tracce visive e sonore rimaste a fluttuare nell’atmosfera, secondo il principio che nell’universo nulla si distrugge, ma tutto permane sotto forma di energia:

“L’intera elaborazione si basa su un principio di fisica accettato da tutti, secondo il quale le onde sonore e visive, una volta emesse, non si distruggono ma si trasformano e restano eterne e onnipresenti, quindi possono essere ricostruite come ogni energia, in quanto esse stesse energia”. (Da un intervista rilasciata da Ernetti alla Domenica del Corriere)

Ernetti e Brune si incontrano, nei primi anni ’60, a Venezia, dove si ritrovano a discutere di lingue ormai perdute e di possibili interpretazioni della Bibbia, fino all’incredibile rivelazione di Ernetti.

Il religioso è un uomo estremamente colto e sopratutto dotato di una visione del mondo aperta, forse dovuta anche alla sua laurea in fisica. Non è insomma un visionario né tantomeno un ciarlatano. E’, tra le altre cose, anche l’esorcista ufficiale della diocesi di Venezia e insegnante di musica prepolifonica al Conservatorio Benedetto Marcello. Collabora con Padre Agostino Gemelli, medico e frate francescano che fonda l’Università Cattolica, con il quale conduce degli esperimenti per registrare le voci dei defunti.

Per questo Brune non stenta a credere ad Ernetti quando, discutendo proprio delle diverse interpretazioni della Bibbia, lui gli rivela la sua portentosa invenzione (fatta appunto insieme ad altri scienziati), in grado di aprire delle finestre su eventi passati. Finestre che avevano consentito al frate di vedere Mussolini pronunciare i suoi discorsi (per verificare se il cronovisore era attendibile, visto che si trattava di eventi documentati), osservare le gesta di Napoleone e poi, andando sempre più indietro nel tempo, ascoltare i “voli di oratoria” di Cicerone (il celebre “quousque tandem Catilina…”) e assistere alla rappresentazione della tragedia Tieste, avvenuta nel 169 a.C. a Roma. Dell’opera, composta dal padre della letteratura latina Quinto Ennio, si conoscono solo pochi frammenti, ma Ernetti fornisce le parti mancanti, da lui trascritte proprio mentre si guarda lo spettacolo attraverso il cronovisore.

Il frate racconta, sempre a Brune, anche della distruzione di Sodoma e Gomorra, e soprattutto della passione e morte di Gesù Cristo: “Vidi tutto. L’agonia nel giardino, il tradimento di Giuda, il processo… il calvario”.

Il teologo Brune non è però il solo al quale Ernetti confida il suo segreto. Nel 1972, il frate rilascia un’intervista al settimanale La Domenica del Corriere, dove racconta della sua “macchina del tempo” (il termine cronovisore viene coniato anni dopo da Luigi Borrello), del suo funzionamento e di cosa aveva visto nel passato.

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Quell’invenzione così strabiliante però non viene mostrata a nessuno, come nessuno è in grado di testimoniare sulla veridicità delle affermazioni di Ernetti: gli scienziati citati, Fermi e Padre Gemelli, nel 1972 sono ormai morti, mentre von Braun è di là dall’oceano e supercontrollato, visti i segreti di cui è a conoscenza.

Dopo quell’exploit sulla Domenica del Corriere, Ernetti si trincera dietro un silenzio impenetrabile: non vuole più parlare della sua invenzione, forse in considerazione delle polemiche che ha provocato. Un’immagine del volto di Cristo, che il frate dice di aver captato dal cronovisore, sembra in realtà la foto di un Cristo in croce conservato in un Santuario di Collevalenza, in Umbria.

A sinistra l’immagine di Cristo captata con il cronovisore, a destra il Cristo in Croce di Collevalenza

Immagine di pubblico dominio

Anche la trascrizione della tragedia Tieste riceve le critiche di un’esperta di letteratura classica, Katherine Owen Eldred, che contesta, tra l’altro, la presenza di parole latine entrate in uso molto dopo la stesura dell’opera.

Un motivo che spiegherebbe l’ingenua presentazione di “prove” false (per chi ama le teorie del complotto), risiede nel tassativo veto posto dal Vaticano:

Il cronovisore è uno strumento troppo pericoloso e la sua esistenza deve assolutamente essere tenuta segreta, anzi, quell’invenzione non ha mai visto la luce!

Questa è la direttiva che, a quanto pare, era arrivata direttamente da papa Pio XII.

Ernetti, dopo il 1972, non parla mai più della sua macchina del tempo. In punto di morte tuttavia, nel 1994, il frate, pur ammettendo che la foto del Cristo e la trascrizione del Tieste erano dei falsi, rivendica l’autenticità della sua invenzione, finita in qualche oscuro sotterraneo del Vaticano. Ci sono però altre versioni della storia: prima di morire Ernetti confessa di essersi inventato tutto…

Insomma, il cronovisore rimane un mistero

Padre Brune, pur non avendolo mai visto, ci ha creduto fino alla fine, mentre sembra evidente ai più che quella macchina del tempo sia sì una grande invenzione, ma della fantasia di Ernetti, in sostanza una bufala.

Eppure, nel 1988, il Vaticano si premura di emanare un decreto dove ammonisce che “chiunque utilizzasse uno strumento con tali caratteristiche sarebbe scomunicato”.

A chi era rivolto quell’avvertimento, se il cronovisore non era mai esistito?


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