Come abbiamo sottolineato nel precedente articolo, il contesto scolastico è una realtà con le proprie necessità e sfide da affrontare, oltre a essere un ambiente variegato perché coinvolge più attori, come studenti, insegnanti, dirigenti, personale amministrativo e genitori, la scuola è un’entità dinamica chiamata ad adattarsi in tempi brevi ai cambiamenti a livello sociale, economico, culturale. Proprio per le difficoltà incontrate, è sempre stato incoraggiato il lavoro tra insegnanti, “il lavoro di squadra”, aiutandosi, imparando nuove tecniche, scambiandosi materiali, affrontando alcune problematiche insieme.
La collaborazione tra docenti è stata oggetto di studio già a partire dagli anni Settanta. Si è sottolineato il suo carattere positivo e quindi il contributo verso l’apprendimento. “Lavoro di squadra” o “lavoro in équipe” significa che tutti gli insegnanti lavorano insieme per realizzare progetti educativi che rispondano alle necessità dei loro dei loro studenti. Il gruppo, o se vogliamo, la squadra, è costituita da soggetti legati da interessi e obiettivi comuni, ognuno di loro però con caratteristiche ed esperienze che lo rendono unico, quindi questo permette di ottenere buoni risultati a livello generale, ma allo stesso tempo, i singoli hanno la possibilità di entrare a contatto con metodi, tecniche, vissuti diversi e crescere professionalmente.
Quando parliamo di “lavoro in équipe” a scuola non ci riferiamo solamente al lavoro svolto dai docenti, ma anche al coinvolgimento di altre figure professionali: psicologi, pedagogisti, counselor; in questi casi parliamo di “équipe multiprofessionale” o “équipe multidisciplinare”. Ogni professionista coinvolto deve interagire con gli altri, prefissare gli obiettivi educativi, analizzare i bisogni degli studenti, valorizzare le sue capacità e mettere in atto strategie adeguate a supportare i soggetti.
Ciò può favorire occasioni di apprendimento collettivo, dove a beneficiarne non è solo il singolo o i soggetti a cui è rivolto l’intervento, ma anche le figure professionali che attuano il progetto. Questo richiama il principio di Intelligenza Collettiva teorizzato da Lévy nel 1996, secondo cui la conoscenza non è concentrata in un singolo individuo, ma è distribuita tra tutti i membri di un gruppo o di una comunità. Nel contesto scolastico diventa una risorsa essenziale perché il confronto con gli altri, il senso di appartenenza al gruppo favorisce la crescita de i soggetti coinvolti.
Il counselor si trova perciò a collaborare con gli insegnanti, offrendo loro supporto nella gestione di dinamiche relazionali e comportamentali, oltre alla comunicazione con studenti e famiglie. Il dirigente e il personale scolastico responsabili della parte organizzativa, educatori, assistenti sociali, pedagogisti, psicologi e altri esperti chiamati a risolvere problematiche specifiche legate all’apprendimento, alla sfera psicologica, sociale ecc. Non da ultimo, le famiglie che insieme agli studenti sono parte integrante dell’istituzione scolastica. I genitori possono essere coinvolti in incontri di confronto, orientamento e/o supporto. Il loro coinvolgimento e una relazione solida possono rendere, senza dubbio, più efficaci gli interventi a favore degli studenti.
Concludendo…
Siamo giunti al termine di questo ciclo di articoli riguardanti la figura del counselor e il suo operato, in cui abbiamo cercato di offrire una breve introduzione sul mondo del counseling, esplorandone le origini, i modelli teorici di riferimento, le tecniche utilizzate per poi concentrarsi sul contesto scolastico. Questa pratica risulta uno strumento prezioso per favorire il benessere individuale, promuovendo percorsi che sostengano la crescita personale, la consapevolezza e l’autonomia.
L’evoluzione degli approcci terapeutici da quelli focalizzati sulla patologia a quelli che adottano un approccio olistico, segnano un cambiamento importante in risposta alle esigenze di una società in continua evoluzione. In questo scenario, la figura del counselor assume un ruolo cruciale nella relazione d’aiuto, grazie alla creazione di uno spazio di ascolto empatico e non giudicante in cui il cliente possa esprimersi liberamente, riflettere sul proprio vissuto adottando punti di vista diversi, riconoscere e valorizzare le proprie risorse.
In ambito scolastico, il counseling si rivela un valore aggiunto, utile per affrontare molteplici bisogni educativi, psicologici e relazionali che coinvolgono studenti, insegnanti e genitori. La scuola, infatti, rappresenta uno degli agenti educativi insieme alla famiglia, alla società e ai mass media, si occupa di apprendimento ed è anche un ambiente in cui nascono relazioni, questo emergere potrebbe far emergere criticità che minano il percorso formativo degli studenti e la loro crescita. Il counselor contribuisce in modo significativo alla costruzione di un clima scolastico più sereno, collaborativo e inclusivo, intervenendo sia a livello individuale che nel gruppo classe.
Essendo il contesto scolastico una realtà complessa che coinvolge più soggetti, la collaborazione diventa un elemento chiave per affrontare le difficoltà quotidiane e promuovere il benessere educativo. Parliamo innanzitutto del lavoro di squadra tra docenti; fin dagli anni Settanta, numerosi studi hanno evidenziato i benefici della cooperazione tra insegnanti sia in riferimento alla qualità dell’insegnamento che alla crescita professionale. Il lavoro in équipe permette di condividere esperienze, metodi e materiali, oltre a sostenersi reciprocamente per affrontare problematiche comuni.
Oggi si parla di “équipe multiprofessionale” o “équipe multidisciplinare” perché vengono coinvolte anche altre figure professionali chiamate a collaborare con gli istituti scolastici: counselor, psicologi, pedagogisti, assistenti sociali, educatori ecc. Ogni professionista mette le proprie competenze ed esperienze a servizio degli altri aiutando i “compagni di squadra”, ma anche sé stesso.
Il lavoro in équipe promuove da una parte l’apprendimento collettivo, dall’altra la crescita personale dei soggetti coinvolti. Questo riprende il principio dell’Intelligenza Collettiva, proposto da Pierre Lévy, secondo cui conoscenza non è concentrata in un singolo individuo, ma è distribuita tra tutti i membri di un gruppo o di una comunità e quindi si rinforza attraverso la collaborazione. A scuola, il confronto, la condivisione, il senso di appartenenza a un gruppo diventano di fondamentale importanza per l’apprendimento, la qualità dei servizi offerti e il buon funzionamento degli istituti scolastici in generale.
In questo senso occorre potenziare la formazione continua degli insegnanti, su quelle che vengono chiamate “soft skill” o competenze trasversali, come le abilità comunicative, relazionali, di gestione dello stress, informare il corpo docente, il personale scolastico dei benefici che il counseling può offrire. Non da un ultimo, le famiglie; luogo in cui avvengono le prime “forme di apprendimento”, è qui che il bambino impara a relazionarsi con il mondo circostante. La famiglia svolge costituisce un tassello fondamentale nel processo educativo e di crescita dello studente, una collaborazione basata sulla fiducia e il rispetto dei ruoli, tra genitori e docenti, non solo è auspicabile, ma necessaria.
Ci auguriamo, infine, che questi approfondimenti possano essere utili e che abbiano contribuito a fare chiarezza in merito alla figura del counselor e della sua professione.
A cura di Haidi Segrada e Federica Mascheroni

