Uno dei più grandi successi cinematografici degli anni ’90 è un film diretto da Alex Proyas: Il Corvo. Distribuito nel 1994, il film narra la storia di Eric Draven che, dopo essere stato assassinato insieme alla sua futura moglie Shelly da quattro criminali, resuscita per compiere la sua vendetta.

Ad interpretare Eric è il giovane Brandon Lee, figlio della leggenda delle arti marziali Bruce. Durante la scena in cui il protagonista torna in vita e ricorda le dinamiche della sua morte, si vede uno degli assassini, Funboy, che spara contro Eric.

Il colpo esploso, però, fu fatale anche nella realtà

La pistola utilizzata, infatti, anziché essere a salve, fu caricata con proiettili veri da cui venne rimossa la polvere da sparo. Nonostante ciò, un proiettile rimase bloccato all’interno della canna e, al momento della scena, il colpo sparato raggiunse realmente l’addome dell’attore. Brandon Lee fu ricoverato d’urgenza all’ospedale di Wilmington, dove morì dopo circa dodici ore dal suo arrivo.

L’attore aveva ventotto anni

La scena della morte di Lee non fu inserita nel film, ma successivamente rifatta utilizzando una controfigura, esattamente come quella in cui Massee spara il colpo fatale.

Altre parti del film dovevano ancora essere completate quando Lee morì. Questo tragico evento non solo sconvolse Massee (considerato ingiustamente l’assassino di Lee) che, successivamente, cadde in depressione, ma anche gli altri partecipanti al film. Sofia Shinas (Shelly) si rifiutò di proseguire le riprese e Ernie Hudson (Albrecht) abbandonò il set per presunti motivi familiari.

Pochi mesi dopo la morte dell’attore, Eliza Hutton (allora fidanzata di Lee) decise di completare il film insieme al cast e alla troupe restante. Il ruolo del Corvo venne affidato alle controfigure Chad Stahelski e Jeff Cadiente, mentre Michael Massee fu convinto dalla Hutton a riprendere in mano il suo personaggio per terminare il lavoro.

La pellicola contenente la scena in cui Lee viene ucciso non fu mai trovata

Molti sostengono che venne distrutta, altri che fu sequestrata dalla polizia. Il film ottenne un enorme successo incassando in totale 170 milioni di dollari, diventando un vero cult cinematografico. Nel corso degli anni, Il Corvo assunse un fascino tutto suo, dovuto sia alla tragedia avvenuta sul set che alle leggende legate al film; molte case di produzione, infatti, rifiutarono di produrre il film dopo la morte di Lee, poiché considerato maledetto.

Solamente la casa cinematografica Miramax credette nel progetto e, nei titoli di coda del film, omaggiò l’attore defunto. Negli anni sono stati realizzati diversi sequel, senza ottenere il grande successo del primo film. Il protagonista Eric Draven non fu mai interpretato dallo stesso attore.

I film furono rispettivamente diretti nel 1996 da Tim Pope (Il Corvo 2: la città degli angeli, con protagonista Vincent Pérez), nel 2000 da Bharat Nalluri (Il Corvo 3: Salvation, con protagonista Eric Mabius), nel 2005 da Lance Mungia (Il Corvo: Preghiera maledetta, con protagonista Edward Furlong).

Si è anche parlato di un remake del primo film, ma al momento non ci sono progetti concreti in corso. A tal proposito il regista Alex Proyas ha commentato: “Il Corvo non dovrebbe essere un film degno di un “rifacimento”, se non fosse stato per Brandon Lee. Se non fosse stato per Brandon, forse non avreste mai nemmeno sentito parlare di questo commovente piccolo fumetto underground.

È il film di Brandon. Credo che sia un caso speciale in cui Hollywood dovrebbe lasciare che rimanga una testimonianza dell’enorme talento di un uomo e del sacrificio estremo – e non avere altri che la riscrivano o che aggiungano altro. So che i sequel sono stati fatti, e programmi TV, ma la nozione di “riavviare” questa storia, e il personaggio originale – un personaggio a cui Brandon ha dato vita a un costo troppo alto – mi sembra sbagliato”.

Monica Frachey
Monica Frachey

Valdostana, controcorrente, amante dell’arte in ogni sua forma in quanto àncora di salvezza nella vita di tutti i giorni. Mi piace scoprire nuovi luoghi nel mondo e conoscere culture differenti da cui poter trarre insegnamenti. Attualmente insegno arte nelle scuole e nel tempo restante mi occupo di graphic design e video editing. Sono “open minded” verso esperienze di qualsiasi natura.