Il Coprolite Vichingo di York è “Prezioso come i Gioielli della Corona”

E’ strano pensare a degli escrementi come a un reperto preziosissimo, ma la “Lloyds Bank coprolite”, il fossile di feci umane scoperto in un cantiere in costruzione di una sede di un istituto bancario (i Lloyds, da cui il nome del reperto), è stato definito così nel 1991 dal paleoscatologo Andrew Jones, il quale ha detto in modo entusiasta: «Questo è l’esemplare di escremento più emozionante che io abbia mai visto. […] È, a suo modo, insostituibile, come i gioielli della Corona.»

La coprolite Lloyds Bank, fotografia di Linda Spashett condivisa con licenza CC BY-SA 2.5 via Wikipedia.

La coprolite Lloyds Bank fu scoperta nel 1972, e ci consente di ottenere molte preziose informazioni riguardo la vita nel Regno di Jórvík nel IX secolo. Il reperto misura 20 centimetri di lunghezza e 5 di larghezza, ed è la coprolite umana più grande mai ritrovata sinora.

Faccio un piccolo inciso sulla terminologia: la coprolite o il coprolito, si può usare sia al maschile sia al femminile, in paleontologia indica un escremento fossile, nel caso di feci umani si può utilizzare anche il termine paleofeci. In questo caso specifico ho preferito chiamare il reperto come è diventato celebre nella letteratura scientifica, ma avremmo potuto anche chiamarlo paleofeci Vichinghe di York.

Ma perché è tanto prezioso? In fondo si tratta solo di una….cacca di 1200 anni fa. Tutto sta nelle informazioni che è in grado di darci.

L’analisi delle paleofeci ha consentito di appurare che l’essere umano che le produsse mangiava tanta carne, pane e la sua dieta prevedeva pochissime verdure, mentre la presenza di centinaia di uova di parassiti suggerisce che il suo intestino fosse colonizzato da vermi intestinali (i Trichuris trichiura e un parassita Nematode), causa probabilmente di grandi mal di stomaco e altri sintomi gastrointestinali disparati.

I vermi nell’intestino di quell’antico vichingo fanno presupporre (ma specifichiamo: siamo nel campo delle ipotesi) che gli insediamenti dell’epoca fossero assolutamente privi di igiene, infestati da animali come topi, insetti di ogni genere e larve delle mosche, il che portava a problemi anche drammatici come la diffusione di vermi intestinali. Oggi i vermi sono un problema che si risolve in poco tempo con dei medicinali come l’albendazolo o il mebendazolo, ma all’epoca erano tutt’altro che semplici da estirpare, e si rischiava di morire di dissenteria con grande facilità.

L’escremento fu prodotto nel IX secolo dopo Cristo circa, un periodo di storia dell’Inghilterra durante il quale l’isola era divisa in diversi regni. La città di York era la principale del Regno di Jórvík, una piccola ma prospera regione occupata dai Vichinghi danesi, invasori del precedente Regno di Deira.

Il reperto fu esposto presso il centro di archeologia della città di York, ma nel 2003 fu fatto cadere da alcuni visitatori e si ruppe in 3 parti. Grazie a un’opera di “riparazione” totale, effettuata da esperti in paleoscatologia, oggi il coprolite di York è nuovamente integro, esposto al Jorvik Viking Center dal 2008.

Fa un po’ sorridere pensare alla valutazione di feci umane, ma anche questo reperto, come tanti altri appartenenti a musei e istituzioni, è stato assicurato per una cifra rilevante. La coprolite di York è stata valutata 30.000 sterline, circa 35 mila euro, ma è stata assicurata per 400.000 sterline, circa 465 mila euro, con la motivazione che per dimensioni e stato di conservazione è un reperto praticamente perfetto.

Chissà se l’antico vichingo che produsse tale “capolavoro” avrebbe mai immaginato che sarebbe arrivato a valere tanto…

Sotto, lo Street View dello Jorvik Viking Center:


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