La storia del legame tra Jean Dubuffet e la città di Venezia è di lunga durata, altalenante e rinnovata in vari momenti; inizia nel 1949 quando l’editore Bruno Alfieri gli propone di organizzare una mostra. In questo periodo l’artista è radicato nella dimostrazione delle sue posizioni anticulturali nelle quali la Biennale, i Musei e tutto ciò che vi è di accademico rappresentano il nemico: “sarebbe preferibile scegliere per una mostra dei miei lavori a Venezia un momento dove non ci siano né città, né biennale, né mostre retrospettive di scuole culturali, né critici d’arte, né personalità del Museo di Arte Moderna” afferma provocatoriamente, aggiungendo che per ritrovare un’atmosfera favorevole ad una mostra delle sue opere “bisognerebbe incendiare il Palazzo dei Dogi e il Ponte dei Sospiri”.

Tutte le fotografie sono realizzate da Martina Manduca – ACP – Palazzo Franchetti:

Esponente e fondatore nel 1945 del movimento dell’Art Brut – arte grezza – Jean Dubuffet si contrappone all’arte bella o colta. L’arte è primordiale, non mediata, incontrollata ed impulsiva e trova espressione nei disegni dei bambini e dei malati psichiatrici. Le opere d’arte infatti non devono avere intenzioni estetiche, sottostando a vincoli culturali, ma dare sfogo ad una personale pulsione emotiva confluente in una comunicazione immediata e sintetica.

Foto Martina Manduca – ACP – Palazzo Franchetti:

Nei suoi primi dipinti infatti si scorgono tre inclinazioni:

Materia, segno e gesto

Su fondi dal colore spesso e coprente vengono incise figure antropomorfe, come veri e propri graffiti preistorici, con attenzione all’uso di materiali poveri, organici e inorganici.

Foto Martina Manduca – ACP – Palazzo Franchetti:

Bisognerà aspettare il 1964 per riaprire il rapporto con la città lagunare, quando su invito di Paolo Marinotti, direttore di Palazzo Grassi,  Jean Dubuffet riserva a Venezia l’anteprima dei suoi lavori intitolati L’Hourloupe – termine da lui coniato che pare echeggiare “tourlouper” ovvero quel turlupinare, vagare, ingannare, messo in atto dalle figure delle sue tele – nel nuovo spazio del Teatro di Palazzo Grassi. La mostra presenta più di cento opere realizzate tra il 1963 e il 1964.

Foto Martina Manduca – ACP – Palazzo Franchetti:

L’artista sa che questo nuovo ciclo porterà scompiglio artistico in linea con la mostra stessa che è organizzata in “contrappunto” alla Biennale. Le tele sono caratterizzate da figure animate dai colori primari in contrasto fra loto, rappresentano figure antropomorfe e geometriche fuse assieme, donando allo spettatore un forte senso di vivacità latente.

Foto Martina Manduca – ACP – Palazzo Franchetti:

Dopo pochi mesi, una mostra complementare viene allestita nel Palazzo, presentando la serie completa dei Phenomenes che sono le ultime testimoni dell’attrazione di Dubuffet  per la materia e il suolo.

Foto Martina Manduca – ACP – Palazzo Franchetti:

Contro ogni attesa nel 1984, Daniel Abadie curatore del Padiglione Francese della Biennale, sceglie per la prima volta di consacrare l’intero padiglione ad un solo artista internazionalmente riconosciuto. Dubuffet ha ormai 83 anni e lavora ad una nuova serie di dipinti acrilici mai mostrati:

Le “Mires”

Foto Martina Manduca – ACP – Palazzo Franchetti:

La Biennale presenta trentaquattro dipinti, tutti realizzati su fogli di carta incollati fra loro, su fondo giallo o su fondo blu e rosso, animati da un intreccio di linee che seguono ritmi diversi. A partire dal 10 maggio 2019 l’artista, in forma postuma, è nuovamente protagonista nella mostra Jean Dubuffet a Venezia a Palazzo Franchetti, a cura di Sophie Webel e Frederic Jeager.

Foto Martina Manduca – ACP – Palazzo Franchetti:

L’esposizione in concomitanza con la Biennale di Venezia 2019 introduce il visitatore all’interno del percorso creativo di Dubuffet, presentando capolavori che coprono tutto l’arco temporale, un compendio della produzione artistica: dall’immediato dopoguerra all’ultimo ciclo del 1984, accompagnato da sculture, fotografie, lettere ed articoli che non tralasciano le sperimentazioni musicali dell’artista. Un compendio dell’arte di Dubuffet.

La cura del progetto è visibile nella volontà di creare una fine interconnessione con le due precedenti mostre dedicate a Jean Dubuffet, ripresentando molte delle opere che già erano state esposte in quelle occasioni e con la città di Venezia, luogo sia nel passato che nel presente di dibattito artistico-culturale.

Foto Martina Manduca – ACP – Palazzo Franchetti:

I ricchi saloni del piano nobile del Palazzo quattrocentesco, con i loro arredi e decori d’epoca e l’affaccio diretto sul Canal Grande, offrono contrasto ed enfasi alle opere esposte facendo riemergere la vibrante energia dei colori primari, le fluide pennellate, le ricche suggestioni delle figure che animano in maniera quasi chiassosa le tele.

Il sapiente gioco dei colori e delle linee genera immagini bizzarre di un mondo fantastico quasi futuristico, che dialogano armoniosamente con i lampadari in vetro di murano appesi ai soffitti dorati delle sale, dando forma al pensiero di Dubuffet che

Nnel mondo c’è un gran tumulto di movimenti

Foto Martina Manduca – ACP – Palazzo Franchetti:

Le due sculture selezionate nell’esposizione, “Clochepoche” e “Tour aux recits”, poste rispettivamente nella sontuosa scala d’entrata e nel cortile con affaccio sul Ponte dell’Accademia – all’inizio e alla fine dell’esposizione -, coronano ed espletano quel ritratto di vero sperimentatore quale era Dubuffet, che si distaccò dalle tradizioni percepite ormai come aride e limitanti per rivolgersi verso l’espressività e la libertà artistica.

Foto Martina Manduca – ACP – Palazzo Franchetti:

Il visitatore viene catapultato in una dimensione sospesa nel tempo e nello spazio in un ambiente colorato, ricco di stucchi dorati e celesti, circondato da un involucro di finestre che si affacciano ora sul cortile, ora sul Canal Grande, e continua a salire lungo le scalinate donando prospettive sempre più ampie del paesaggio esterno.

Foto Martina Manduca – ACP – Palazzo Franchetti:

Il percorso conduce alle stanze e nei corridoi dai pavimenti in legno e dalle pareti broccate che ospitano le tele di Dubuffet, concludendosi nel cortile esterno dove la “Tour aux recits” come un dolmen bianco, nero e rosso campeggia sull’erba verde acceso.

Foto Martina Manduca – ACP – Palazzo Franchetti:

Si conclude l’esposizione con la sensazione di aver scavato dentro l’irrazionale e la creatività personale, che ha contribuito a comprendere il pensiero e il percorso dell’artista, ancora con gli occhi pieni delle scale cromatiche calde e dinamiche delle tele di Dubuffet, mentre si è restituiti ai colori unici della città lagunare.

Martina Manduca
Martina Manduca

Sono nata a Conegliano e vivo a Venezia. Ho studiato Archeologia medievale tra l’Università di Padova e l’Università di Cordoba in Spagna. Nella vita, per ora lavoro presso la Biennale di Venezia e sono appassionata di arte, letteratura e cucina.