Chissà se Frederic A. Bartholdi e Gustave Eiffel, quando progettarono la grandiosa Statua della Libertà – da oltre un secolo simbolo della città di New York – si ispirarono (oltre che alla Legge Nuova sul Duomo di Milano) anche a un’enorme statua realizzata nell’antichità: il Colosso di Rodi, una delle sette meraviglie del mondo antico.

Sotto, il Colosso di Rodi in un disegno d’epoca:

La Statua della libertà:

Rodi, che oggi è una delle isole della Grecia più conosciute, anche nell’antichità era una località molto frequentata, perché si trovava proprio all’incrocio di due rotte marittime tra Oriente e Occidente.

L’isola era una provincia del vasto impero di Alessandro Magno, ma l’improvvisa morte del condottiero, nel 323 a.C, costrinse i suoi abitanti a una scelta tra i tre generali che si erano divisi i territori conquistati da Alessandro: Rodi si schierò con Tolomeo, che si prese anche l’Egitto. I due stati strinsero un’alleanza vantaggiosa per entrambi, sia a livello economico sia culturale, fino a quando il figlio del generale Antigono, Demetrio, tentò di conquistare l’isola nel tentativo di rompere la lega rodo-egiziana.

L’impresa non riuscì, nonostante i 40.000 soldati e le 200 navi da guerra, anzi. Gli invasori dovettero abbandonare tutti gli equipaggiamenti militari usati durante l’assedio. Tutta merce preziosa, che fu venduta dai ròdiési per finanziare la costruzione di una statua, a commemorazione della vittoria.

Per ringraziare il protettore dell’isola, il dio Helios, gli abitanti di Rodi decisero di dedicargli una gigantesca scultura bronzea, che avrebbe sicuramente continuato a vegliare su di loro dall’imboccatura del porto di Mandraki. L’opera fu affidata a Carete di Lindo, che impiegò dodici anni a finire il monumento (non da solo…).

L’ingresso del vecchio porto dove si trovava, secondo la leggenda, il Colosso di Rodi


La statua, alta circa 32 metri, aveva probabilmente una struttura interna di pietra, attorno alla quale vennero agganciate le piastre di bronzo, e si ergeva su un basamento di marmo alto 15 metri, all’ingresso del porto, certamente non con le gambe divaricate, come viene spesso rappresentato.

Studi recenti hanno messo in dubbio questa collocazione, indicando come sede più probabile una collinetta prospiciente il porto, di modo che la statua fungesse anche da faro: con la mano destra, il dio Helios teneva una torcia.


Il Colosso fu completato nel 293 a.C, e per 67 anni vegliò sull’isola. Nel 226 a.C. però, un dio forse più potente di Helios provocò un devastante terremoto, che fece crollare la statua, secondo alcuni in mare, secondo altri sulla terra. I Ròdiési non vollero ricostruirla (un oracolo aveva sconsigliato di farlo), ma nonostante questo, ancora molti viaggiatori accorrevano ad ammirare la sua imponente bellezza.

Il Colosso abbattuto rimase lì a terra, o forse a cullarsi nelle limpide acque dell’Egeo, per 880 anni, fino al 654 d.C, quando gli arabi che avevano conquistato l’isola lo vendettero a un ebreo di Homs (Siria).

Per trasportare i pezzi frantumati occorsero 980 cammelli…

Dell’enorme statua si persero rapidamente le tracce, e oggi risulta impossibile ricostruire il tragitto e la fine del preziosissimo carico diretto in Siria.

Sotto, il trailer del Paeplum diretto da un giovane Sergio Leone dal titolo “Il Colosso di Rodi”:

Categorie: Storia

Annalisa Lo Monaco

Annalisa Lo Monaco

Lettrice compulsiva e blogger “per caso”: ho iniziato a scrivere di fatti che da sempre mi appassionano quasi per scommessa, per trasmettere una sana curiosità verso tempi, luoghi, persone e vicende lontane (e non) che possono avere molto da insegnare.