Il Colosso dell’Appennino è una statua realizzata dallo scultore fiammingo Giambologna (Jean De Boulogne 1529-1608) all’interno dell’attuale Villa Deminoff, una tenuta Medicea in località Pratolino, a due passi da Firenze. Il Colosso fu eretto nel 1580 dallo scultore, aiutato da diversi altri maestri d’arte. La raffigurazione è alta 14 metri ed è posta a guardia dello stagno di fronte a sé, arroccato sopra una naturale formazione rocciosa.

Sotto, il video racconto dell’articolo sul canale Youtube di Vanilla Magazine:

Fotografia di Ken Walker condivisa con licenza Creative Commons via Wikipedia:

Nella parte inferiore della struttura si trova una grotta, dalla quale si accede ad altri vani all’interno del gigante, fra cui una stanza sita nella testa, illuminata dalle fessure degli occhi e delle orecchie. Originalmente l’interno del gigante era costituito da numerosi vani, che sono stati poi chiusi nel corso del tempo. L’esterno della statua è irregolare, con forme che assomigliano a spugne e detriti che simulano l’uscita repentina del gigante dallo stagno.

Fotografia di Reneehaas condivisa con licenza Creative Commons via Wikipedia:

Un vecchio detto recita:

Giambologna fece l’Appennino ma si pentì d’averlo fatto a Pratolino

Questa imponente e grandiosa opera d’arte ha conosciuto poca fortuna durante i secoli, diventando una delle sculture più notevoli ad essere rapidamente dimenticata. Il detto popolare riportato sopra è la sintesi perfetta delle poche fortune della statua, che oggi è un patrimonio d’Italia semi-sconosciuto (rispetto ad altri) che meriterebbe ben altra notorietà. Parte delle cause della relativa fama sono da ricercarsi nel luogo, fuori dalla classica passeggiata medicea di Firenze, ma anche nelle alterne fortune della Villa, che finì addirittura distrutta nell’800.

La villa e il parco in una lunetta di Giusto Utens del 1600 circa:

Raffigurazione-villa-Demidoff

L’edificio principale fu commissionato da Francesco I de’ Medici fra il 1569 e il 1575, ed era un luogo di straordinaria bellezza. La tenuta costò 782.000 scudi, un prezzo che, per fare un paragone, fu doppio rispetto a quello speso per realizzare gli Uffizi. Secondo le cronache rinascimentali doveva essere la villa di gran lunga più spettacolare delle tenute medicee, ma il suo destino fu quello di non giungere sino ai giorni nostri. Nel 1820 l’ingegner Joseph Fritsch fece esplodere la villa con il tritolo, su ordine della casata dei Lorena, privando l’Italia di uno dei suoi tesori artistici più preziosi del Rinascimento.

Fotografia di Valerio Orlandini condivisa con licenza Creative Commons via Wikipedia:

Nel 1872, quando ormai “l’Italia era fatta”, la villa fu venduta ai Demidoff, che restaurarono un edificio de le paggerie, ampliandolo e facendolo diventare il principale. I giardini furono portati a nuovo splendore, andando a recuperare quanto più possibile di una tenuta di ineguagliata magnificenza. Nel 1981 Villa Demidoff divenne di proprietà dello stato, ed oggi rimane aperta al pubblico durante il periodo estivo.

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Il gigante visto da vicino. Fotografia di Costantinus condivisa con licenza Creative Commons via Wikipedia:

Il Video ai piedi del Gigante:

Matteo Rubboli
Matteo Rubboli

Sono un editore specializzato nella diffusione della cultura in formato digitale, fondatore di Vanilla Magazine. Non porto la cravatta o capi firmati, e tengo i capelli corti per non doverli pettinare. Non è colpa mia, mi hanno disegnato così...