Quando Bill Gates lo acquistò, nel 1994, pagò la somma più alta mai sborsata per un manoscritto:  30,8 milioni di dollari, che equivalevano (allora) a circa 43 miliardi delle vecchie lire. Ma il magnate americano avrà pensato che valeva ben la pena spendere così tanti soldi per un manoscritto originale del grande genio italiano del rinascimento, Leonardo da Vinci (1452-1519).

Leonardo da Vinci

Il Codice Leicester, conosciuto anche come Codice Hammer, è l’unico manoscritto di Leonardo di proprietà di un privato, passato attraverso varie mani, da quando saltò fuori da una cassa di documenti appartenuta allo scultore Guglielmo Della Porta, che forse lo portò con sé a Roma intorno al 1537. Il pittore Giuseppe Ghezzi acquistò la cassa intorno al 1690, fu autore della scoperta: un manoscritto che lui descrisse con un frontespizio piuttosto lungo: “Libro Originale / Della Natura, peso, e moto delle Acque, / Composto, scritto, e figurato di proprio / Carattere alla mancina / Dall’Insigne Pittore, e Geometra / Leonardo da Vinci / (…) Acquistato con la gran forza dell’Oro, per sublimare / Le fatigose raccolte del suo Studio / da / Giuseppe Ghezzi Pittore in Roma».

Nel 1717, il prezioso libretto finì nel Regno Unito, acquistato da Thomas Coke, conte di Leicester. La famiglia lo conservò gelosamente fino al 1980, quando fu messo all’asta e quindi acquistato da un miliardario americano, Armand Hammer, per essere nuovamente venduto nel 1994, a Bill Gates.

Il Codice Leicester non è in realtà un libro, ma una raccolta di 18 fogli di carta piegati a metà, fittamente scritti e disegnati su ambo i lati, che compongono un manoscritto di 72 pagine. Contiene annotazioni e schizzi su diversi argomenti, destinati ad un uso personale, in particolare sugli studi di idraulica del grande genio toscano, e poi osservazioni di astronomia e sull’origine dei fossili.

Il movimento dell’acqua e il flusso dei fiumi interessava particolarmente Leonardo, che nel “periodo milanese”, al servizio di Ludovico il Moro, si era occupato di sistemi d’irrigazione, di canalizzazione delle acque, di navigabilità dei navigli, di dighe e chiuse. Nel codice ci sono note che riguardano il fiume Arno e il pericolo che potrebbe rappresentare per Firenze!

Sotto, ritratto di Leonardo ad opera di Francesco Melzi:

Negli appunti di astronomia Leonardo si dimostra, come sempre, in anticipo sui tempi: malgrado fosse erroneamente convinto che la luna fosse ricoperta dall’acqua, arrivò a una conclusione corretta sul leggero bagliore proiettato dal lato nascosto della luna in fase crescente, causato dalla luce del sole riflessa dalla Terra.

Ipotizzò dunque quello che fu poi dimostrato dall’astronomo Keplero soltanto cento anni più tardi e che ebbe nome “Luce Cinerea”

Nel codice ci sono anche schizzi e disegni su alcune invenzioni talmente futuristiche per la tecnologia dell’epoca da non essere poi state sviluppate dal multiforme genio toscano, come una maschera da subacqueo e un sommergibile. Il codice, vergato nella scrittura “segreta” di Leonardo, da destra a sinistra, è stato interamente spaginato: ogni singolo foglio è conservato tra due lastre di vetro, dopo essere stato scansionato e salvato in formato digitale.

La bella notizia è che, in occasione del 5° centenario della morte di Leonardo da Vinci, il Codice Leicester tornerà in Italia, a Firenze, dove sarà esposto alla Galleria degli Uffizi a partire dal 29 ottobre di quest’anno, fino al 20 gennaio 2019.

Categorie: Storia

Annalisa Lo Monaco

Annalisa Lo Monaco

Appassionata di arte, romanzi gialli e storia, ha scoperto che scrivere può far viaggiare tutto il mondo da una sedia!