Il Codex Gigas: la Leggenda della Bibbia del Diavolo

Il medioevo è un’epoca carica di misteri e strani simbolismi, e il Codex Gigas rappresenta un piccolo enigma per gli esperti di scritture antiche. Il libro è il più grande manoscritto medievale, con un’altezza di 92 centimetri, una larghezza di 50 e un peso di 75 chilogrammi. Inizialmente le pagine erano 320, ma 8 di queste sono andate perdute in diversi episodi legati alle sue peregrinazioni. L’autore identificato come più probabile ha nome Herman il Recluso, e avrebbe impiegato circa 20 anni per finire l’opera, terminata nel 1229.

Leggenda vuole che il libro sia stato scritto in una sola notte, durante la quale l’autore avrebbe voluto creare un manoscritto di tale bellezza e grandezza che avrebbe dovuto celebrare nei secoli il monastero benedettino di Podlažice, in quella che all’epoca era la Boemia e oggi la Repubblica ceca.

I motivi per cui viene definita la “Bibbia del Diavolo” sono due: il primo è legato all’immagine presente a pagina 290, che raffigura Lucifero in tutta la sua malefica diabolicità, e il secondo è legato alla fattura della grafia e delle illustrazioni del manoscritto, che sembrano uniformi in tutte le 320 pagine, una particolarità unica in un volume che avrebbe necessitato di almeno 20 anni per essere terminato.

La Leggenda

Per spiegare l’incredibile uniformità della scrittura della bibbia la leggenda, già nota in epoca medievale, vuole che il monaco Herman il Recluso fosse stato condannato ad esser murato vivo per aver infranto i voti monastici. Egli promise ai superiori di riuscire a scrivere un libro eccezionale in una sola notte, tanto maestoso da glorificare per sempre il monastero. I monaci accettarono la proposta ma Herman era disperato per un compito impossibile, e rivolse una preghiera non a Dio ma a Lucifero, l’angelo caduto, il quale gli si palesò davanti con una proposta:

Se il manoscritto fosse stato completato avrebbe venduto la propria anima a Satana ma avrebbe avuto salva la vita su questa terra

Il diavolo completò il manoscritto e il monaco aggiunse l’immagine del diavolo come segno di gratitudine per il suo aiuto. Herman il Recluso fu quindi salvato dall’estrema punizione ma la sua anima divenne dannata per l’eternità.

L’immagine del Diavolo

Il Folio 290 recto include una raffigurazione del diavolo alta circa 50 cm. Nella pagina di fronte al diavolo c’è una rappresentazione del regno dei cieli, in questo modo si contrappongo le immagini contrastanti di Bene e Male. Il diavolo è mostrato frontalmente, accovacciato e con le braccia sollevate in una postura dinamica. L’unico indumento che indossa è un tipo di mutande bianco con piccoli trattini rossi a forma di virgola. Questi trattini sono stati interpretati come le code delle pellicce di ermellino, un simbolo riconosciuto di sovranità. Le mani e i piedi terminano con sole quattro dita ciascuna, e le unghie non sono umane ma somiglianti a lunghi artigli felini. Le sue enormi corna sono rosse, come se risultassero immerse nel sangue.

La testa, verde scura, è ricoperta da una capigliatura di riccioli fittissimi, gli occhi sono piccoli con grandi pupille rosse, mentre le orecchie sono grandissime e tonde. Dalla bocca escono due lingue che sporgono agli angoli e i suoi denti sono piccoli e numerosi. La raffigurazione con due lingue evoca l’associazione con i serpenti, un riferimento metaforico alla “lingua biforcuta” che si trova anche nella Bibbia.

Il contenuto della Bibblia

Oggi la gigantesca opera si trova presso la Biblioteca Nazionale di Svezia, e gli studiosi riescono con difficoltà a capire come questo codice sia stato scritto in un periodo di tempo tanto lungo, circa 20 anni, senza che venga mostrato alcun cambiamento di umore o di invecchiamento da parte dell’unico autore.

Al suo interno si trova la trascrizione completa della Bibbia, ma non solo. Vi sono riprodotte anche una Storia della Boemia, diversi trattati di storia, fisiologia ed etimologia, un calendario con una lista di santi, la “Etymologiae” di Isidoro di Siviglia, tutto l’elenco con i nomi dei monaci del monastero di Podlažicama, due lavori di natura storica di Giuseppe Flavio, Antichità giudaiche e la Guerra giudaica, alcune formule magiche e altri testi come l’alfabeto greco, cirillico ed ebraico.

Le peregrinazioni del Codex Gigas

L’opera fu terminata nel 1229, poi fu registrata presso il monastero cistercense di Sedlec e in seguito comprata dal monastero benedettino di Břevnov. Per circa un secolo, fra il 1477 e il 1593, il codex Gigas fu custodito al monastero di Broumov, per poi esser traslato a Praga nel 1594, entrando a far parte della biblioteca dell’Imperatore Rodolfo II d’Asburgo.

Alcuni anni dopo, al termine della Guerra dei Trent’anni, la collezione di Rodolfo II venne acquisita come bottino di guerra dall’esercito svedese, che portò il manoscritto a Stoccolma. Dal 1649 il Codex Gigas (insieme a molti altri) si trova nella Biblioteca Reale di Svezia.

Circa cinquant’anni dopo, nel 1697, un enorme incendio devastò il castello reale e colpì anche la biblioteca. Date le colossali dimensioni e il peso del Codex questo riuscì ad esser messo in salvo soltanto…lanciandolo da una finestra. Nell’operazione si persero alcune pagine ma nel complesso l’opera può considerarsi salva.

In tempi moderni viene conservato con la massima cura, e nel 2007 è tornato a Praga per un prestito di qualche mese, 359 anni dopo la sua ultima apparizione in città.

Il fascino esercitato dalla Bibbia del Diavolo è immutato da 8 secoli, e ci fa pensare a quel monaco, chiuso nella stanza mentre osserva Satana in persona che riscrive la bibbia in un libro dalle dimensioni mai viste prima. Per noi moderni è soltanto una leggenda, ma per gli uomini del passato, molto più legati al potere della fede e fortemente influenzati dalla contrapposizione fra le forze del bene e quelle del male, era una realtà concreta, perfettamente tangibile in un libro pesante 75 chilogrammi.


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