Il Cimitero di Merna: il camposanto diviso in due dalla cortina di ferro

Le cicatrici della storia a volte si rintracciano nella memoria condivisa, a volte nelle tradizioni violate. Altre volte nelle storie personali e politiche di ciascuno di noi. In alcuni casi invece sono ben visibili, scolpite sulla pietra, anche a distanza di tanti anni. Nella cittadina slovena di Merna (Miren) a ridosso del confine italiano, potete imbattervi in un piccolo cimitero con una storia drammatica alle spalle.

Fotografia dell’autore dell’articolo, David Mazzerelli:

Il cimitero di Merna è balzato agli onori delle cronache della cortina di ferro perché dal 1947 al 1976 fu esattamente diviso a metà. Con il Trattato di Parigi infatti vennero decisi i confini tra l’Italia sconfitta e la nascente Jugoslavia. I rappresentanti degli Alleati, usciti vincitori dalla Guerra, probabilmente non si posero neanche il problema di cosa ci fosse fra le quote 54 e 49 indicate nel settimo comma dell’articolo 3 del trattato di pace: all’interno di quelle linee tirate sulla mappa c’erano storie, relazioni, persone e anche un piccolo cimitero. Con scarso rispetto dei defunti e delle loro famiglie, vennero installati dei cippi confinari in pietra e del filo spinato, a separare una lapide dall’altra. Il confine troncò i rapporti tra gli abitanti e ne cambiò drasticamente le abitudini, dividendo non solo le famiglie tra loro ma anche le famiglie dai loro cari defunti.

Fotografia dell’autore dell’articolo, David Mazzerelli:

Presto questo cimitero di un angolo dimenticato della cortina di ferro diventò uno dei simboli dell’insensatezza della divisione tra i blocchi. Nei decenni a seguire Merna fu un luogo privilegiato per i rifugiati illegali che provavano a scappare dalla Jugoslavia socialista verso l’Occidente, in cerca di una vita migliore. Solo nel 1975, al culmine di un periodo di distensione e di miglioramento delle relazioni tra Italia e Jugoslavia, venne ratificato il trattato di Osimo che provò a correggere i molti drammi che si stavano vivendo nelle zone di frontiera. Qualcuno si ricordò di Merna e il confine venne finalmente spostato oltre le mura del cimitero. Correva l’anno 1976. Il filo spinato al confine sarebbe però rimasto altri trent’anni, fino al 2004, anno dell’ingresso della Slovenia nell’Unione Europea.

Fotografia dell’autore dell’articolo, David Mazzerelli:

Se vi trovate a passare in queste zone così belle e piene di storia spingete il cancello grigio del cimitero, all’interno troverete una stanza adibita a museo, che si chiama “Spomni se name” (Ricordati di me), con una commovente raccolta fotografica, mischiata con le monete dell’epoca e i piccoli oggetti che ci si passava dal confine. Tra le lapidi una linea di pietra rossa ricorda quella ferita della storia.

Fotografia dell’autore dell’articolo, David Mazzerelli:

Una scritta campeggia all’entrata:

“Dedicato a coloro i quali soffrirono a causa del confine, a tutti quelli a cui questo fu da impedimento nel visitare le tombe, a quelli a cui il confine rappresentò la strada verso lo sconosciuto e a tutte le persone che nell’oltrepassare o nel proteggere il confine persero la speranza, la libertà o addirittura la vita”.

Fotografia dell’autore dell’articolo, David Mazzerelli: