Il Cha no yu: il rituale della Cerimonia del Tè giapponese

Al giorno d’oggi diventato comune, facilmente reperibile nei distributori automatici anche sul posto di lavoro, il tè risulta la bevanda più consumata al mondo dopo l’acqua, ed è entrato a far parte dell’identità moderna di Stati come l’Inghilterra e il Massachusetts.

In Europa orientale e in Asia, tuttavia, il tè conserva ancora delle radici culturali profonde che spesso lega un Paese a tradizioni molto antiche. Una delle più famose è il Cha no yu o chadō: la cerimonia del tè giapponese.

Il tè e lo zen

Le prime testimonianze sulla cerimonia del tè collocano le sue origini non in Giappone, bensì in Cina. Fu infatti durante il regno della dinastia Tang, nell’VIII secolo, che il monaco Lu Yu scrisse il Cha Jing, una monografia che narrava le origini mitologiche del tè, la descrizione delle pratiche per la sua raccolta e lavorazione e del rituale del Gong fu cha – la cerimonia del tè cinese.

Il Ginkaku-ji (銀閣寺, “Padiglione d’argento”) a Kyoto, dove, secondo la tradizione, ebbe luogo la nascita della Cerimonia del tè

La leggenda vede l’approdo del tè in Giappone intorno al IX secolo, quando il monaco buddhista Eisai fece ritorno da un viaggio in Cina portando con sé i semi della pianta di tè matcha – una variante di tè verde – e preparò personalmente la bevanda all’imperatore Saga.

L’imperatore gradì la sua tazza di tè così tanto da ordinare prima che la pianta iniziasse ad essere coltivata nei giardini dei monasteri, e in seguito la creazione di piantagioni nella regione di Kinki, nel Giappone occidentale.

Fino al XVI secolo, tuttavia, i principali consumatori di tè rimasero i monaci.

La caffeina contenuta nel tè aiutava i monaci buddhisti sia a sostenersi durante le lunghe e stancanti meditazioni, sia a conciliare la meditazione stessa grazie alla rilassatezza indotta dalla bevanda.

Ro (爐), la fossa quadrata dove è posto il kama (釜), il bollitore dell’acqua, per la Cerimonia invernale, denominata per l’appunto Ro e praticata dal mese di novembre a quello di aprile. Fotografia di Adriano condivisa con licenza Creative Commons 3.0 via Wikipedia.

La leggenda fa risalire la creazione della cerimonia del tè proprio a un monaco buddhista, Murata Jukō, il quale tuttavia si limitò a importare in Giappone il Gong fu cha com’era praticato in Cina.

Il Cha no yu – letteralmente “acqua calda per il tè” – fu invece codificato dal monaco Sen no Rikyū, il quale legò strettamente il rituale alla filosofia zen.

Sen no Rikyū stabilì i quattro principi che dovevano essere seguiti nella cerimonia del tè, e su cui il rituale stesso doveva fondarsi:

Armonia, rispetto, purezza e tranquillità

Sen no Rikyū, infatti, concepì il Cha no yu come una cerimonia volta alla ricerca della purificazione dello spirito, secondo il principio zen per cui è necessario apprezzare la bellezza delle cose semplici e fare tesoro di ogni singolo momento della vita, poiché non potrà mai essere ripetuto.

Cerimonia del tè, secondo lo stile ryaku-bon (略盆), che fu ideato da Tetchū Sōshitsu (鉄中宗室, il cui nome monastico era Ennōsai, 圓能斎, 1872-1924), XIII iemoto (家元) del lignaggio Urasenke (裏千家), e consiste in una forma semplificata della cerimonia in cui l’ospite è nella classica posizione inginocchiata, denominata seiza (正座). Fotografia di Stephane D’Alu via Wikipedia CC BY-SA 3.0

La stanza del tè

La cerimonia del tè prevede che il rito abbia luogo in un ambiente piccolo e intimo detto chashitsu, collocato in mezzo a un giardino.

Il chashitsu, o stanza del tè, è una camera con finestre schermate e arredata in modo semplice, dove trovano posto principalmente gli utensili che verranno utilizzati nel corso della cerimonia. L’arredamento più importante della stanza del tè è il tokonoma, una nicchia che ospita una composizione poetica in linea con il tema della cerimonia, e una disposizione floreale diversa in base alla stagione.

Il Tokonoma (床の間), l’area della stanza del tè, chashitsu (茶室), dove vengono esposti il kakemono (掛物), il rotolo con le scritture o disegni e il chabana (茶花), ossia la composizione floreale; da notare il toko-bashira (床柱), la colonna in legno grezzo introdotta, secondo la tradizione, da Takeno Jōō nel XVI secolo. Fotografia di Adriano via Wikipedia CC BY-SA 3.0

La stanza da tè ospita anche un’apertura nel pavimento di forma quadrata, dove nei mesi freddi viene sistemato il kama, il bollitore dove la bevanda viene preparata; in estate e in primavera, invece, il kama è posto su un braciere.

Esistono diverse varianti della cerimonia del tè, che nelle sue forme più complesse può durare anche diverse ore e impiegare un elevato numero di utensili. Nella sua forma più semplice, il teishū – ovvero l’addetto alla preparazione del tè, spesso l’ospite stesso – si avvale, oltre che del kama, di un frullino di bambù detto chasen e di una tazza chiamata chawan.

Vi sono due metodi di preparazione del tè matcha: il koicha, se la bevanda è densa, e l’usucha, nella variante più semplice della cerimonia in cui viene servito un tè leggero.

La cerimonia

I codici della cerimonia prevedono che il teishū prepari il tè in posizione inginocchiata e che indossi il kimono, la veste tradizionale giapponese. Negli incontri più formali il kimono viene richiesto anche agli invitati.

Un’immagine di Sen no Rikyū (千利休, 1522-1591), dipinta da Hasegawa Tōhaku (長谷川等伯, 1539-1610)

Questi ultimi vengono condotti attraverso il giardino alla stanza del tè, dove prima di entrare devono togliersi le scarpe e indossare delle pantofole chiamate tapi. Le regole del Cha no yu, in linea con la filosofia zen, impongono che gli invitati si purifichino prima di prendere parte alla cerimonia, e che dunque si lavino le mani e la bocca in una fontana di pietra posizionata all’esterno del chashitsu.

La cerimonia del tè giapponese è costituita da una serie di rituali e regole che includono anche delle frasi di rito che devono essere pronunciate dagli ospiti.

Il teishū riceve gli invitati, che prima di accomodarsi sui tatami devono complimentarsi con l’ospite per la scelta del poema e dei fiori posti sul tokonoma. Dopodiché, ognuno di loro ammira e apprezza la stanza e gli utensili, mantenendo la conversazione interamente sulla cerimonia.

Agli invitati vengono serviti dei wagashi, dei dolcetti tradizionali a base di farina di riso o di grano, fagioli, zucchero di canna e gelatina, che devono essere consumati prima che la bevanda venga servita.

Il teishū procede dunque a versare il tè matcha nel bollitore e a mescolarne i semi con il frullino di bambù.

Il tè viene servito nella tazza chawan a cominciare dall’ospite più importante, che prende il nome di shōkyaku. Lo shōkyaku deve bere tenendo la parte decorata della tazza rivolta verso il teishū, che si occuperà di lavare la chawan una volta che l’ospite d’onore avrà terminato di bere.

A turno, gli invitati bevono il tè dalla tazza chawan, ripetendo i gesti compiuti dall’ospite d’onore.

Una volta terminato, con una frase di rito gli invitati chiedono di ammirare gli utensili ad uno ad uno, secondo il principio zen per cui ogni cosa è meritevole di attenzione ed ammirazione, anche nelle sue imperfezioni. L’ultimo oggetto ad essere ammirato è proprio la tazza chawan, e al teishū vengono poste delle domande sullo stile della tazza, sulla sua storia e sul maestro che l’ha creata.

Ikkyū Sōjun (一休宗純, 1394-1481)

A conclusione della cerimonia, il teishū chiede allo shōkyaku se desidera dare un nome al chashaku, il cucchiaino di bambù con cui il tè è stato versato nella tazza. L’ospite d’onore da un nome in tema alla stagione di quel momento e recita una poesia.

Le Scuole del Tè

Ad oggi, il Cha no yu è, insieme alla cerimonia dell’incenso e dei fiori recisi, una delle tradizioni culturali più importanti del Giappone, a cui è possibile partecipare: sono infatti numerose le stanze da tè che nelle grandi città come Tokyo e Kyoto aprono le porte a turisti e stranieri che vogliono partecipare alla cerimonia del tè.

Anche ai turisti, tuttavia, è richiesta la conoscenza delle norme di comportamento, sebbene negli eventi più informali vengano perdonate lievi imprecisioni e il teishū è disponibile a guidare i più inesperti passo dopo passo.

In tutto il Giappone vi è inoltre un gran numero di Scuole del Tè, dove vengono proposti dei corsi per imparare l’arte del Cha no yu. Questi corsi sono frequentati soprattutto da giovani donne che desiderano imparare gli aspetti del galateo legati alla cerimonia, ma la formazione per diventare dei maestri del tè richiede anni e anni di studio.

I maestri del tè, che hanno dedicato la loro vita all’arte del Cha no yu, sostengono che non vi è mai un limite al perfezionamento, e che un vero maestro del tè “sta sempre ancora imparando”.


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