Roseto è già un nome che dice molto del paese che lo porta. Il piccolo borgo, che da pochi decenni si chiama Roseto Capo Spulico, gode di un’invidiabile posizione, proprio sul quel tratto di Ionio chiamato Costa degli Achei, in onore di quelle popolazioni greche che, arrivando dal mare, scelsero questi luoghi incantevoli come nuova patria. Roseto era una cittadina che gravitava, insieme ad altre, attorno alla più importante colonia della Magna Grecia, Sibari, e deve il suo nome alla coltivazione intensiva delle rose praticata dagli antichi coloni greci. Il clima mite consentiva alle piante di fiorire anche durante il periodo invernale, e i loro petali profumati venivano usati come imbottitura per i materassi dei sibariti, amanti di ogni tipo di lusso ‘eccessivo’.

Fotografia sopra e di copertina di Gaetano Sabato condivisa con licenza CC BY SA 2.0 via Flickr

Nel X° secolo fu fondato il piccolo paese, chiamato con l’antico nome sibaritico, che conosciamo oggi, mentre il Castrum Petrae Roseti, il castello fortificato che domina l’alto Ionio, risale al periodo normanno. Fu poi ricostruito, nel XIII° secolo, da Federico II di Svevia, che lo requisì ai Templari (il castello era infatti un Tempio dell’Ordine), per punirli del loro tradimento durante la VI crociata. Il Castrum, riadattato a fortezza da Federico II, è uno dei numerosi avamposti che l’imperatore volle a presidio del suo territorio. Questo castello era particolarmente caro a Federico II, che nel testamento volle lasciarlo ai figli legittimi, mentre tutto il territorio di Roseto andò a Manfredi, suo figlio naturale.

Foto: Sulle orme della Storia, condivisa con licenza CC BY-SA 2.0 via Flickr

Il castello rappresenta appieno l’architettura federiciana, ma fra le antiche pietre e nei cortili assolati si può respirare lo spirito dei templari: stemmi alchemico-templari, come la “Rosa” e i “Gigli” spiccano sull’arco che fa da ingresso alle mura difensive, e pare che la sua pianta derivi da quella del Tempio di Gerusalemme.

Negli ultimi anni il castello si è ammantato di un mistero che non ha nulla a che fare né con fantasmi o morti misteriose, né con qualsiasi altra leggenda tradizionalmente legata ad antichi manieri.

Sotto, il Masso a incudine, Fotografia di Luigino C via Wikipedia

Pare che proprio nel Castrum Petrae Roseti siano state conservate la Sacra Sindone e le Sacre Bende, nel periodo in cui se ne erano perse le tracce. Dopo il saccheggio di Bisanzio del 1204, ad opera dei crociati, delle reliquie non si seppe più nulla, fino all’incirca al 1356, quando il solo sudario ricomparve in una chiesa francese, per poi approdare definitivamente a Torino.

Secondo le ricerche compiute da una discendente diretta di Federico II, e avallate da esperti sindonologi, l’imperatore ne venne in possesso, ereditandole direttamente dal nonno Federico Barbarossa, e le portò con sé nei suoi spostamenti, anche al Castello di Roseto, per poi perderle nuovamente durante l’eccidio di Parma del 1248.

Annalisa Lo Monaco
Annalisa Lo Monaco

Lettrice compulsiva e blogger “per caso”: ho iniziato a scrivere di fatti che da sempre mi appassionano quasi per scommessa, per trasmettere una sana curiosità verso tempi, luoghi, persone e vicende lontane (e non) che possono avere molto da insegnare.