Il Castello di Frankenstein dove nacque l’Alchimista che ispirò Mary Shelley

Il Castello di Frankenstein, nei pressi di Darmstadt in Germania, incombe sulla campagna circostante da molti secoli. La zona venne colonizzata dai Franchi nel 6° secolo, e alcuni di loro furono chiamati Frankenstein (che significa pietra dei Franchi). Il castello fu costruito nel 13° secolo, e durante tutto il medioevo vide arruolarsi molti cavalieri Frankenstein, uno dei quali andò a combattere contro Vlad l’Impalatore, comunemente noto come Dracula.

In tutta la storia del Castello il suo più strano residente fu probabilmente Johann Conrad Dippel – scrittore, predicatore, teologo, scienziato pazzo – che qui nacque nel 1673.

Conrad era figlio di un pastore luterano che viveva al Castello di Frankenstein, quel tipo di figlio che fa preoccupare il genitore: irrequieto, indagatore e contestatore. Studiò teologia e si votò al pietismo, una corrente che voleva riformare in senso più laico la fede luterana. Nel 1702 gli fu proibito di pubblicare opere teologiche, e fu anche imprigionato su un’isola danese per sette anni.

Viaggiò molto e si laureò in medicina, probabilmente perché affascinato dall’alchimia, una sorta di combinazione tra esoterismo e moderna chimica. Gli aspri conflitti che ebbe con la chiesa luterana, ma anche con altri pietisti, lo indussero a ritirarsi nel Castello di Frankenstein, dove si buttò a capofitto nella ricerca della pietra filosofale, per trasformare il piombo in oro e dell’Elisir di lunga vita, che avrebbe fatto vivere le persone fino a 135 anni. I suoi studi non portarono a nulla di tutto ciò. Inventò invece l’Olio di Dippel, ricavato dalla distillazione di ossa di animali, peli e sangue sempre di origine animale. Malgrado fosse scuro, denso e dall’odore nauseabondo, fu prodotto e commercializzato fino a metà del 19° secolo.

Anche il colore che viene ancora oggi chiamato Blu di Prussia fu inventato da Dippel, adottato poi dall’esercito prussiano per le sue uniformi. Dippel però si dedicò probabilmente anche a ricerche molto più inquietanti. Un teologo disse: “Ha tentato cose malvagie”. E qui inizia una narrazione che è un misto fra storia e leggenda, quindi prendete la narrazione che segue con le pinze.

Si racconta che lo scienziato rubasse i cadaveri dai cimiteri, e compisse studi per cercare di capire quali fosse il segreto per ricreare la vita. Pare anche che cercasse di ri-animare i corpi con pozioni e incantesimi, e che volesse creare l’Elisir di lunga vita distillando parti di corpo umano.

Se questi dettagli necrofili non sono verificati è sicuramente vero che Dippel sezionava gli animali per cercare una pozione in grado di esorcizzare il demonio. Queste sue ricerche fecero diffondere la voce che avesse venduto l’anima al diavolo, in cambio della conoscenza. Dal canto suo, Dippel non smentì mai le leggende che circolavano sul suo conto perché facevano incrementare moltissimo le vendite del suo Olio.

La vita e le azioni di Dippel furono fra le ispirazioni di Mary Shelley (che quasi sicuramente visitò il castello tedesco e i suoi dintorni), per la creazione del suo Frankenstein, oltre al noto scienziato italiano Giovanni Aldini. Anche se non ci sono testimonianze che possano avvalorare questa ipotesi, molti aspetti della vita di Dippel possono trovare un’eco nel romanzo gotico per eccellenza.

Anche la morte dello scienziato è ammantata di un’aura leggendaria: nel 1734 Dippel viveva nel castello di Wittgenstein, dove andava avanti con i suoi esperimenti. Probabilmente morì per un ictus, ma secondo alcune narrazioni morì avvelenato, forse dopo aver ingerito del colorante Blu di Prussia, per sperimentare se avesse qualche proprietà benefica. Secondo la leggenda:

Il suo corpo era diventato tutto blu!


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