Nel corso della storia, la città di Venezia ha ispirato numerosi scrittori: da William Shakespeare e i suoi Otello e Il mercante di Venezia, a Thomas Mann con La morte a Venezia, passando per la prosa lirica di Gabriele D’Annunzio, solo per citarne alcuni dei più celebri. Una città magica e misteriosa con i suoi sestieri, i canali e le calli, una città che è stata teatro di molti casi di cronaca, risolti e non.

Tra questi trova un posto di rilievo l’enigma dell’omicidio del conte Pavel Kamarovski avvenuto nel 1907 a Palazzo Maurogonato:

Il famoso caso Tarnowska

Maria Tarnowska (nata Maria Nikolaevna Orurk), nasce a Poltava, attuale Ucraina, nel 1877. È una ragazza splendida: carnagione perlacea, magra e ben fatta, capelli rossicci e occhi azzurri; elementi che fin dalla gioventù attirano un grande numero di pretendenti.

Da bambina subisce le angherie di un padre tiranno, e questo la porta a maturare un certo odio verso il genere maschile, ma allo stesso tempo a una prematura vita amorosa: a 14 anni ha un breve flirt con un suo insegnante che le costa l’allontanamento dal collegio. Un altro particolare preponderante della giovane è il carattere: Maria è algida e ammaliante, ama circondarsi di uomini, attrarli a sé, e con la stessa semplicità e freddezza adora liquidarli.

La prima frequentazione importante è con un giovane nobile, Andreij Wyrubov. Il filarino viene interrotto dopo qualche tempo a causa dell’arrivo del conte Vasilij Tarnowski. Il conte è bello, ricco, affascinante ed è follemente innamorato di Maria. I due si sposano quando Maria, che da adesso in poi assume il nome di contessa Maria Tarnowska, ha 17 anni. La coppia è tra le più ammirate del bel mondo di Kiev: belli, giovani e ricchi.

La “favola bella” però non dura molto: il conte Tarnowski è sempre in viaggio per affari, e non disdegna la compagnia di altre avvenenti giovinette; la contessa, dopo un primo periodo di sconforto, si abbandona alle avances di tutti i suoi ammiratori, non diminuiti nel numero nonostante le fresche nozze.

Maria Tarnowski resta incinta (si parla di una gravidanza maturata nella liceità coniugale) e durante l’attesa le stanno vicini Piotr, fratello del marito, e il barone Vladimir Shtal:

Entrambi sono innamorati della ragazza

Nasce un figlio che la giovane coppia lascia crescere dai nonni prima di partire alla volta dell’Italia, per un viaggio di piacere. Che possa la villeggiatura rinsaldare i rapporti tra i due? Le premesse non lasciano scampo a dubbi, con il conte Vasilij che porta con sé l’amante del momento, Olga Kralberg. In quel periodo una tragedia sconvolge il conte: il fratello Piotr si è tolto la vita, impiccandosi. La ragione sarebbe da ricercare nell’amore impossibile tra lui e la cognata.

Maria e Vasilij, intanto, festeggiano una seconda nascita: nel marzo 1896 viene alla luce Tatiana. La nascita della bimba e il viaggio in Italia però non ricongiungono la coppia e la contessa decide di trovarsi un amante. La scelta ricade sul conte Aleksej Bozewski. Tutti sono a conoscenza del rapporto clandestino tra i due, anche il conte Tarnowski che una sera, al termina di una cena con presente anche l’amante della moglie, gli spara ferendolo gravemente. Dopo qualche mese di agonia il conte Bozewski muore e alcune voci parlano di un suicidio dello stesso nobile, attraverso l’ingerimento di morfina, ormai stufo di esser tormentato agli atroci dolori.

Vasilij Tarnowski non viene arrestato perché, diranno i giudici, vittima dei continui tradimenti della moglie

La coppia comunque è arrivata al capolinea. Maria prende una strada diversa rispetto al coniuge e torna a Kiev. Non ha più un posto fisso dove stare, alloggia in un albergo e comincia a fare uso di morfina per alleviare le sofferenze, ma il suo fascino verso gli uomini è rimasto intatto e così si avvicina al misterioso avvocato Donat Prilukov. I due diventano inevitabilmente amanti e complici negli intrallazzi che l’avvocato, sposato, compie per provvedere al sostentamento di Maria.

In questo periodo arriva la notizia di una nuova morte: è il barone Shtal questa volta a essersi suicidato con il veleno. La motivazione è sempre quella: la forte passione destinata a non essere soddisfatta per la Tarnowska. O forse no in questo caso? Vladimir Shtal, infatti, oltre a essere nobile esercita la professione di medico, ed è lui a fornire alla contessa la morfina della quale è dipendente.

Che possa essere stato anche lui a procurare la morfina al suicida conte Bozewski e che ora non riesca più a sostenere il senso di colpa?

Nel 1904 la contessa conosce conte Pavel Kamarovski, ricco vedovo, e comincia a meditare di fuggire da Kiev insieme a lui quando l’amante, l’avvocato Prilukov, la informa che è rimasto senza un soldo ed è stato anche espulso dall’ordine degli avvocati per alcune frodi compiute. L’idea di abbandonarlo è concreta, ma nella mente dell’astuta contessa matura un progetto che solo un avvocato senza scrupoli può aiutare a realizzare:

Una truffa ai danni del conte Kamarovski

Maria, forte del sentimento che il conte nutre nei suoi riguardi, comunica di avere dei debiti verso un amico di famiglia che l’ha aiutata nei recenti momenti bui. Pavel Kamarovski, impietosito, salda tutti i debiti con un assegno che viene spartito, ça va sans dire, tra la Tarnowska e Prilukov.

Ma la contessa è stanca di questa vita di raggiri. Decide di sposare il buon partito Kamarovski e lo comunica all’avvocato che, però, trovatosi senza soldi, senza un lavoro e anche senza più moglie – stanca del tradimento con la contessa – non ha nessuna intenzione di mollare l’osso.

La donna è decisa a iniziare una nuova vita ligia e regolare col Kamarovski e si trasferisce con lui a Orël, sul fiume Oka. Ma, spesso, il lupo perde il pelo ma non il vizio. Maria Tarnowska conosce un amico del nuovo compagno, il giovane e rampante Nikolaj Naumov. La passione tra i due si accende presto, gli incontri sono frequenti specie quando il conte Kamarovski è a Venezia, in Italia, dove sta concludendo l’acquisto di uno stabile dove vorrebbe andare a vivere, Palazzo Maurogonato.

Maria e Pavel si trasferiscono così nella Serenissima, ma la lontananza non ferma né Nikolaj Naumov, il nuovo amante, né Donat Prilukov, il vecchio amante; entrambi, sovente, fanno visita alla contessa.

Maria Tarnowska, sempre più confusa sentimentale e dipendente da morfina e cocaina, comincia a pensare a un nuovo piano. La nobildonna scopre che il conte Kamarovski, nonostante il recente acquisto immobiliare, non è poi così agiato come aveva creduto e su consiglio dell’amante/avvocato Prilukov pondera di farlo fuori.

Serve però qualcuno che faccia il lavoro sporco al posto loro, e chi meglio di un giovane uomo follemente infatuato di Maria?

La trappola scatta: Prilukov scrive una lettera firmata Kamarovski nella quale ingiuria la compagna e Naumov. Maria Tarnowka la fa leggere all’amante. Nikolaj Naumov va su tutte le furie e, come architettato da Maria e Donat, decide di vendicarsi delle pesanti parole scritte (secondo lui) dal vecchio amico.

È la mattina del 4 settembre 1907. Al portone di Palazzo Maurogonato, a breve distanza da Piazza San Marco, bussano alla porta. Una domestica va ad aprire e si trova davanti un giovane uomo che le chiede cortesemente di svegliare il conte Kamarovski perché ha qualcosa da comunicargli. Non appena il padrone di casa scende le scale e si piazza dinanzi all’ospite questi estrae una pistola e gli spara allo stomaco. Il conte Kamarovski crolla subito e urla contro il suo attentatore:

Non avevi altro modo per vendicarti

L’aggressore lo guarda contrarsi a terra, scoppia in lacrime, grida alla domestica di chiamare aiuti e poi punta la pistola contro sé, ma l’arma si inceppa. Allora scappa fuori dal palazzo.

Il conte Kamarovski è ancora vivo e viene portato in ospedale. Fa appena in tempo a dire che a sparargli è stato Nikolaj Naumov per via del rapporto che ha con la moglie Maria Tarnowska:

Il nobile muore il giorno seguente

Il suo assassino viene arrestato in stazione, mentre tenta di fuggire, e confessa tutto. Maria Tarnowska, che al momento dell’attentato si trova a Kiev, viene portata in caserma non appena arriva in Italia a vedere il compagno morente. Donat Prilukov, il diabolico avvocato, viene bloccato a Vienna: alcuni testimoni lo hanno visto in quei giorni aggirarsi per le calli di Venezia insieme a due loschi figuri.

Nella sua deposizione Maria Tarnowska dice di conoscere l’assassino del compagno e ammette di aver chiesto l’aiuto dell’avvocato Prilukov perché si sentiva in pericolo di vita. La donna viene arrestata e tradotta alla casa circondariale della Giudecca a Venezia.

Il processo a carico della nobildonna, di Naumov e di Prilukov comincia il 4 marzo 1910: la contessa Maria Tarnowska è duramente attaccata dall’opinione pubblica che la etichetta come una Circe, una scaltra calcolatrice. I suoi legali provano a porre l’accento sulla vita difficile che la donna ha dovuto affrontare, dal padre burbero ai continui tradimenti di mariti e compagni, per giustificare le sue azioni.

Dopo un lungo dibattimento, nel 1912 si arriva alla sentenza che vede la Tarnowska riconosciuta complice dell’omicidio e condannata a 8 anni e quattro mesi di reclusione. Nikolaj Naumov, l’esecutore materiale del delitto, si becca 3 anni e un mese perché riconosciuto isterico. Donat Prilukov, invece, anch’egli complice, è condannato alla pena di 10 anni di detenzione. Una sentenza che risulterà controversa.

La domenica del Corriere del 13-20 Marzo 1910 con il caso Tarnowska in copertina:

La Tarnowska verrà reclusa al carcere della Giudecca prima di essere trasferita al penitenziario di Trani, in Puglia, dove resterà fino al 1915, anno del suo rilascio. La nobildonna, dopo un primo momento di vita a Roma, salirà su un bastimento alla volta del Sud America dove sposerà il francese Alfred de Villemer.

Maria Tarnowska morì il 23 gennaio 1949 a Santa Fe, Argentina. Il corpo della contessa oggi riposa nella cappella famigliare in Ucraina.

Sulla sua vicenda Luchino Visconti e Michelangelo Antonioni avevano pensato di realizzare un film dal titolo “Il processo di Maria Tarkowska”, ma la pellicola non è stata mai prodotta. Ci è riuscito invece Giuseppe Fina nel 1977 con i Il processo di Maria Tarnowska. Esiste anche un libro sull’affare Tarnowska titolato Circe. Il romanzo di Maria Tarnowska, scritto nel 1912 da Annie Vivanti e edito in Italia da Otto/Novecento.

Al piano terra di palazzo Maurogonato, dove è stato compiuto l’omicidio del conte Kamarovski, oggi, si trova l’Hotel Ala, al cui interno è stato aperto il bar-museo “Tarnowska’s American Bar”.

Sotto, il primo episodio dello sceneggiato del 1977 “Processo a Maria Tarnowska”:

Antonio Pagliuso
Antonio Pagliuso

Appassionato di viaggi, libri e cucina, si vede tra vent'anni come un moderno Mattia Pascal; mal che vada ripiegherà sul personaggio di Raskol'nikov. Autore del noir "Gli occhi neri che non guardo più" e ideatore della rassegna culturale "Suicidi letterari".