Il Terzo Reich non era certo avaro nell’investire sulla ricerca di armi e strumenti di distruzione per la conquista del mondo, e l’invenzione che probabilmente maggiormente incarna questo desiderio è il cannone solare, un’arma rimasta allo stadio di progetto che avrebbe dovuto, nei piani del suo creatore Herman Oberth, dare la possibilità di annichilire qualsiasi altra potenza in pochi secondi. Il cannone solare è uno specchio da 1.600 metri di diametro, posizionato a una quota di 30 chilometri da terra, che convoglia i raggi solari in un punto preciso, bruciando tutto quello che gli capita a tiro.

cannone solare hitler 1

 

Nell’articolo originale di Life pubblicato nel 1945, dal quale sono tratte le immagini di questo post, si vede una lente completamente sproporzionata rispetto alla terra ma che, nell’immaginario del lettore, ben rappresenta la minaccia incombente di Hitler e del suo Reich. In verità la lente sarebbe in proporzione molto più piccola, ma in grado in ogni caso di riflettere una quantità di luce solare concentrandola su di un punto con effetti devastanti.

cannone solare hitler 2

La genesi di quest’arma inizia nel 1923 quando il suo progettista la ideò, e programmò di costruirla nei successivi 15 anni spendendo sino a 3 milioni di marchi tedeschi di allora, una cifra pari a 1,5 milioni di euro che, negli anni 20, valevano qualcosa come 2 miliardi e 800 milioni di euro rivalutati al cambio attuale. Il cannone sarebbe stato anche una stazione spaziale orbitante, che avrebbe ospitato i soldati addetti al funzionamento del cannone.

cannone solare hitler 3

 

L’idea in verità non è certo qualcosa di nuovo, è sufficiente pensare agli specchi ustori utilizzati da Archimede durante l’assedio di Siracusa, ma i nazisti avevano manie di grandezza e pensavano di conquistare lo spazio. Fortunatamente il progetto era troppo ambizioso per le tecnologie e le conoscenze degli anni ’30 e ’40, e oggi ci rimangono soltanto i suoi disegni fantascientifici.

Matteo Rubboli
Matteo Rubboli

Sono un editore specializzato nella diffusione della cultura in formato digitale, fondatore di Vanilla Magazine. Non porto la cravatta o capi firmati, e tengo i capelli corti per non doverli pettinare. Non è colpa mia, mi hanno disegnato così...