Arrampicandosi per una stradina collinare, dopo aver oltrepassato la Rocchetta Mattei (comune di Grizzana Morandi, in provincia di Bologna), si arriva in un piccolo borgo dove il tempo sembra essersi fermato a secoli fa. Se non fosse per le poche automobili parcheggiate lungo la strada, prima dell’accesso all’antico paese, si potrebbe avere l’impressione di essere stati catapultati in pieno Medio Evo, tra case di pietra e viottoli acciottolati. Manca un po’ la presenza umana, perché l’unico incontro durante un primo pomeriggio di sabato, è con quattro studenti che fanno rilievi per conto dell’Università di Bologna. Le case sono però abitate, come dimostrano gli scuri aperti, le tendine alle finestre e le piante curate ad abbellire le stradine del Borgo La Scola.

La Scola è uno dei borghi medioevali meglio conservati dell’Appennino bolognese, un minuscolo agglomerato di case di pietra che sembra uscito da una favola. Invece quel Borgo nasce come postazione di difesa già intorno al VI secolo, anche se la sua esistenza viene documentata solo a partire dal 14° secolo, quando il paese risulta abitato da diverse famiglie.

Prima era solo un posto di guardia, forse chiamato con una parola tedesca, Skult, anche se per alcuni il nome Scola deriva da un termine greco che indicava comunque un luogo di difesa.

Perché in quelle valli passava il confine tra il territorio dei Longobardi di Pistoia con quello dell’Esarcato bizantino. Sono proprio i Longobardi a scegliere quel luogo come sede di una vedetta, visto il consolidamento delle difese approntato dall’Esarcato, timoroso di un’invasione da parte dei confinanti. La Scola rappresentava un punto di riferimento per quei soldati longobardi che avevano il compito di pattugliare e vigilare sull’estremo limite del loro dominio.

Con il tempo sorgono delle torri difensive, ma il Borgo assume il suo caratteristico aspetto, così come si può vedere adesso, tra il 14° e il 15° secolo, quando La Scola diviene un luogo abitato da famiglie del luogo.

In quel periodo molte terre finiscono abbandonate, sia dai signori locali sia dagli ordini monastici, che si trasferiscono in città. Qualche famiglia del contado inizia a coltivarle e si stabilisce negli edifici fortificati, trasformandoli in abitazioni: le torri diventano case e laboratori di artigiani.

La trasformazione da semplice posto di guardia a Borgo abitato è in gran parte dovuto all’opera dei Maestri Comacini, una corporazione di muratori ed esperti stuccatori che portavano la loro arte in giro per buona parte dell’Italia (da Como fino in Lazio passando l’Emilia, le Marche e l’Umbria) e addirittura in Germania, Danimarca e Svezia.

Oltre alle vecchie case, le piazzette e i vicoli, a La Scola c’è un magnifico cipresso, un vero e proprio monumento naturale, dalla venerabile età di circa 700 anni.

Guardando la magnifica valle, protetta dall’antica fortificazione, è possibile immaginare la battaglia (forse leggendaria) tra i Paladini Franchi di Pipino, che difendono il vicino monastero di Montovolo, e i guerrieri longobardi, durante le lotte per la “restituzione” dei territori dell’Esarcato alla Chiesa di Roma. Oppure si può semplicemente ammirare il paesaggio appenninico, uno scenario naturale magnifico, che ha tante storie da raccontare.

L’associazione culturale Sculca si occupa di “salvaguardare l’unicità architettonica e paesaggistica della Borgata La Scola e del ricco territorio di cui fa parte” ed è punto di riferimento per organizzare escursioni ed eventi.

Tutte le immagini sono di Annalisa Lo Monaco.

Annalisa Lo Monaco
Annalisa Lo Monaco

Lettrice compulsiva e blogger “per caso”: ho iniziato a scrivere di fatti che da sempre mi appassionano quasi per scommessa, per trasmettere una sana curiosità verso tempi, luoghi, persone e vicende lontane (e non) che possono avere molto da insegnare.