Il Bizzarro Museum of Jurassic Technology a Los Angeles

Il Museum of Jurassic Technology a Los Angeles è diverso da qualsiasi altro museo in cui siate mai stati. È un luogo buio e labirintico, suddiviso in piccole stanze. Tavoli in rovere e teche in vetro ci guidano verso l’interno, mentre guide acustiche e didascalie promettono di spiegare ogni contenuto.

Dentro sofisticati diorami o racchiuse in eleganti bacheche si possono ammirare diverse curiosità. Alcune sembrano provenire direttamente dalla collezione di un museo di storia naturale, altre sono decisamente insolite. È possibile contemplare alcuni esemplari zoologici come lo scheletro di una “Talpa Europea”, oppure posare lo sguardo su complessi strumenti scientifici o su un paio di guanti giallognoli apparentemente appartenuti entrambi alla mano sinistra di un qualche personaggio storico.

Spostandoci nella sala dedicata alla collezione permanente, possiamo osservare un’intera parete dedicata a diverse tipologie di corna niente di insolito, tranne per un piccolo corno centrale ben illuminato: un corno umano. Si tratta del corno di Mary Davis di Saughall del XVII secolo: “Di colore nerastro, non molto spesso o duro, ma ben proporzionato. Lunghezza 153 mm.” spiega la didascalia sottostante.

Continuando la nostra visita, possiamo decidere di sollevare quella che sembra una cornetta di un telefono, che, agganciata a una teca in vetro, è pronta per raccontarci della Stink Ant. La storia inizia tra le radici della foresta pluviale del Camerun, dove, questa particolare tipologia di formica ha il suo habitat naturale. Può capitare che, mentre è in cerca di cibo, il piccolo animale venga infettato inalando una spora di un fungo del genere Tomentella. Dopo essere stata inalata, la spora si fa strada fino al cervello della formica, cambiandone radicalmente il comportamento e portandola, per la prima volta, ad abbandonare il suolo per arrampicarsi. E mentre una voce istituzionale, con la sua inattaccabile autorità e la sua rassicurante pacatezza, prosegue nei dettagli più scientifici, possiamo ammirare l’animale nella sua vetrina, mentre seppellisce le sue fauci nel fusto di una felce di plastica.

Dadi in decomposizione di Ricky Jay. Fotografia di Sgerbic condivisa con licenza Creative Commons via Wikipedia:

Il nostro sguardo viene catturato poi da un piccolo oggetto delicatamente posizionato sopra un sottile piedistallo metallico e perfettamente illuminato, è grande quasi quanto una moneta da dieci centesimi e sembra finemente scolpito. La didascalia ne descrive i dettagli e leggiamo che la parte anteriore mostra un paesaggio fiammingo, un uomo barbuto e un elenco – quasi infinito – di animali, mentre sul retro è raffigurata una complessa scena della Crocifissione. La descrizione, decisamente assurda e abbondante, ci porta a guardare il nocciolo ancora una volta, e a riflettere su come un oggetto così piccolo possa davvero contenere tutto questo.

Proprio dietro l’angolo troviamo invece una sedia davanti ad un elaborato display. Un altro ricevitore telefonico è pronto a dirci tutto sul pipistrello chiamato Deprong Mori. Secondo le tribù locali, questo animale è capace di attraversare gli oggetti solidi grazie ad una particolare evoluzione della capacità di eco localizzazione dei pipistrelli. Le luci intanto hanno già iniziato ad accendersi e spegnersi all’interno del display, guidandoci lungo la narrazione, e inquadrando, alla fine, una porzione della gabbia di piombo che racchiude l’unico esemplare mai catturato di questo incredibile animale. Riuscite a vederlo anche voi?

Tutti questi straordinari “soggetti” sono solo alcuni tra quelli esposti e conservati al Museum of Jurassic Technology, la cui collezione è composta da artefatti di origine biologica, reperti archeologici e culturali, installazioni video e sonore. Il Museum of Jurassic Technology è stato fondato da David Wilson e sua moglie Diana nel 1988, e si trova lungo Venice Boulevard a Los Angeles, al novantatreesimo isolato, tra un centro yoga e un piccolo ristorante thailandese. L’esterno è caratterizzato da una fontana bianca a sinistra e una porticina verde a destra, con due diorami ai lati: la prima impressione oscilla tra un museo di storia naturale e un luogo mai visto prima. Nonostante i primi anni in cui il Museo non era particolarmente conosciuto e redditizio, ad oggi si contano oltre 23.000 visitatori all’anno da tutto il mondo.

Museum of Jurassic Technology, 9341 Venice Boulevard, Los Angeles. Fotografia condivisa con licenza Creative Commons via Wikipedia:

I Wilson considerano il loro museo come “un’istituzione educativa dedicata al progresso della conoscenza e all’apprezzamento pubblico del giurassico inferiore”. Ma il termine giurassico inferiore è lasciato all’interpretazione del pubblico, come la maggior parte delle cose relative a questo museo. Questa incertezza, tuttavia, è il vero fascino del Museo.

Tutti gli oggetti esposti si compongono di un mix tra finzione e verità, e tutte le storie che vengono raccontate al Museum of Jurassic Technology sono frutto di un elaborato ed eccezionale storytelling. Infatti, per ognuna di esse, c’è sempre qualcosa davanti agli occhi del visitatore: un oggetto, un animale o una fotografia. La realtà dei manufatti è evidente: i visitatori possono vederli, quasi toccarli all’interno delle loro vetrine; ed è per questo che siamo portati a credere alla loro autenticità. Sono i testimoni di quelle storie e le confermano con la loro materialità. Non si tratta di immaginare l’aspetto di un corno umano, è proprio lì, di fronte a noi. Lungo 13,5 pollici, ben proporzionato e di colore nerastro: la didascalia non ci sta mentendo.

Finzione e verità si combinano invece negli artefatti: alcuni sono inventati ma sembrano veri, altri sono veri ma sembrano inventati, e non è sempre chiaro quale sia la loro natura. Tutti devono essere plausibili ma non necessariamente credibili. In proporzioni diverse, gli oggetti che compongono la collezione del Museum of Jurassic Technology non sono poi così incredibili. Un dettaglio in più, un nome inventato o una citazione leggermente modificata e la storia inizia a prendere forma.

Fotografia di Sgerbic condivisa con licenza Creative Commons via Wikipedia:

Nel 2001, David Wilson ha ricevuto la MacArthur Foundation Fellowship per il suo lavoro nel Museo che “sottolinea la fragilità delle nostre convinzioni ed evidenzia il notevole potenziale dell’immaginazione umana”. Il Museum of Jurassic Tecnhology è stato creato con lo scopo di portare i visitatori a ridefinire la loro comprensione di tutto ciò che pensavano di trovare in un museo.

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E anche se ad oggi viaggiare verso Los Angeles alla scoperta di questo museo straordinario sembra ancora un sogno lontano, possiamo, per adesso, accontentarci di vivere l’esperienza e la meraviglia attraverso le parole di Lawrence Weschler nel suo libro “Il gabinetto delle meraviglie di Mr. Wilson“.

Sotto, un’esplorazione del museo: