Tegira, 375 a.C. Sul campo di battaglia le spade stridono sugli scudi, pronte al combattimento. Dai due lati dello schieramento ci sono 1.000 (o 1.800 Spartani) e 300 Tebani.

Lo scontro, sulla carta, ha un vincitore scontato

L’esercito di Sparta, la città egemone della Grecia e il cui esercito è ricordato come il più combattivo della storia antica, non solo è in vantaggio numerico, ma è anche perfettamente preparato a schiacciare un nemico tanto inferiore. Guidato dai polemarchi Teopompo e Gorgoleonte, dalla propria ha l’allenamento, perseguito sin dalla più tenera età con lo scopo di creare “il soldato perfetto”, le tattiche, affinate in decine di anni di guerre contro le altre città-stato greche e gli invasori stranieri, e un prestigio di imbattibilità unico al mondo.

Dall’altro lato dello schieramento i tebani, guidati da Pelopida, sono in netta inferiorità numerica. Erano arrivati nelle vicinanze di Tegira con lo scopo di attaccare la città di Orcomeno, unico presidio della Beozia ancora alleato dei Lacedemoni e in teoria momentaneamente sguarnito dei rinforzi degli alleati spartani. Giunti nei pressi della polis, i soldati di Pelopida si erano resi di come Orcomeno fosse ancora ben difesa da due guarnigioni spartane, rinunciando alla battaglia.

Pochissimo tempo dopo aver intrapreso il percorso di ritorno i tebani si trovano di fronte l’esercito di spartani che aveva lasciato Orcomeno poco tempo prima.

Lo scontro è inevitabile

Plutarco riferisce che un soldato tebano, osservando le forze in campo, dice a Pelopida: “Siamo caduti nelle mani dei nostri nemici”, e Pelopida risponde: “E perché non loro nelle nostre?”.

Il comandante tebano, sicuro dei propri mezzi, non ha a disposizione un normale esercito, ma il “Battaglione Sacro di Tebe”, un corpo speciale composto soltanto da coppie di amanti. Il battaglione è così composto per la convinzione di Pelopida che un gruppo di soldati legati da un sentimento di fortissimo affetto come l’amore tendano a combattere meglio e con più eroismo.

L’intuizione è geniale

I pochi cavalieri tebani attaccano gli Spartani, indebolendoli, e quando le due falangi di opliti si uniscono la compatta formazione tebana attraversa la linea di scontro e si volge ad attaccare i fianchi dei nemici su entrambi i lati.

Gli spartani, in netta superiorità numerica, vengono messi in rotta dai tebani

I due polemarchi Teopompo e Gorgoleonte vengono uccisi quasi subito, e i soldati si ritirano di corsa verso Orcomeno. I tebani tentano di massacrare i nemici in fuga, ma la vicinanza alla polis gli impedisce di annientare l’esercito avversario.

Pelopida riporta una completa vittoria, la prima della storia in cui l’esercito spartano viene sconfitto pur essendo in superiorità numerica

Chi erano le truppe del Battaglione Sacro?

L’omosessualità, nell’Antica Grecia, non era vista come una stranezza ma come una delle normali componenti dell’amore umano. In particolar modo nell’esercito il legame affettivo fra soldati era considerato un vantaggio sul campo di battaglia, non solo nella città di Tebe. Nella biografia di Pelopida Plutarco afferma: “Quando il pericolo incombe, gli uomini appartenenti alla stessa tribù o alla stessa famiglia tengono in minimo conto la vita dei propri simili; ma un gruppo che si è consolidato con l’amicizia radicata nell’amore non si scioglie mai ed è invincibile, poiché gli amanti, per paura di apparire meschini agli occhi dei propri amati, e gli amati per lo stesso motivo, affronteranno volentieri il pericolo per soccorrersi a vicenda“.

Sotto, i resti di Cadmea, la fortezza di Tebe. Fotografia di Nefasdicere condivisa con licenza Creative Commons via Wikipedia:

Quattro secoli prima di Plutarco anche Platone, coevo rispetto alla battaglia di Tegira, nel suo Simposio elogia un tipo di esercito come quello Tebano: “Perciò se si trovasse un qualche modo di formare una città o un esercito di amanti e di amati, non sarebbe possibile che costoro governassero meglio la loro Città, tenendosi lontano da tutte le cose brutte e gareggiando fra loro in onore; e, messi a combattere gli uni accanto agli altri, questi uomini, pur essendo in pochi, vincerebbero tutti gli uomini, si può dire! Infatti, un uomo che ama tollererebbe di essere visto abbandonare le schiere o gettare le armi da tutti gli altri ben più che dal suo amato, e all’essere visto da lui nel far questo preferirebbe molte volte la morte“.

Le logiche filosofiche dei greci erano quindi del tutto a favore dell’amore omosessuale sui campi di battaglia.

Sotto, dipinto raffigurante la morte di Pelopida, nel 364 a.C. durante la battaglia di Cinocefale:

La battaglia di Tegira, visto l’esiguo numero di forze in campo e sicuramente viste anche le basse perdite, fu soltanto il preludio alla ben più decisiva battaglia di Leuttra, del 371 a.C., in cui circa 8.000 tebani sconfissero un esercito di circa 11.000 uomini fedeli a Sparta, segnando l’inizio dell’egemonia Tebana su tutta la Grecia.

Il Battaglione Sacro, fondato probabilmente da Gorgida, compagno di Pelopida, fu protagonista di roboanti vittorie e rimase invitto per oltre 30 anni, quando venne interamente distrutto dall’esercito macedone di Filippo II di Macedonia, padre di Alessandro Magno. Durante lo scontro il grosso dell’esercito tebano fu messo in fuga dalla superiorità dei macedoni. Il Battaglione Sacro, che non conosceva sconfitta, rimase al centro del campo di battaglia, accerchiato, rifiutando di cedere le armi all’inevitabile vincitore.

Dopo una strenua resistenza tutti gli uomini furono uccisi

Secondo Plutarco Filippo II, di fronte alla morte degli eroici guerrieri tebani, esclamò: “Possan di mala morte morire quelli, i quali han sospetto che facessero o patisser questi alcuna disonestà“.

Filippo II fece seppellire i vinti in una fossa comune, e sul posto fu eretto un leone simbolo del coraggio indomito della compagine tebana. Quel leone venne descritto da Pausania il Periegeta nella sua opera del II secolo d.C., e fu trovato quasi 2500 anni dopo la sua edificazione dall’architetto britannico George Ledwell Taylor, nei pressi di Cheronea.

Sotto, il Leone di Cheronea, alto 4 metri. Fotografia di Philipp Pilhofer condivisa con licenza Creative Commons via Wikipedia:

Nei pressi del leone venne trovata, alla fine del XIX secolo, anche la sepoltura dei 254 guerrieri del Battaglione Sacro sconfitti da Filippo II di Macedonia. Il motivo per il quale non furono ritrovati tutti e 300 è sconosciuto, ma sicuramente nessuno di loro arretrò o cercò la fuga. Forse il numero di 300 unità era da interpretarsi soltanto come indicativo, ma si può esser sicuri che la forza speciale fosse costituita da un numero pari di effettivi.

Del battaglione sacro rimane traccia anche nell’attuale esercito greco con una compagnia di forze speciali nell’ambito della 1ª brigata ranger/paracadutisti.

Matteo Rubboli
Matteo Rubboli

Sono un editore specializzato nella diffusione della cultura in formato digitale, fondatore di Vanilla Magazine. Non porto la cravatta o capi firmati, e tengo i capelli corti per non doverli pettinare. Non è colpa mia, mi hanno disegnato così...