Chiunque abbia montato un mobile IKEA sa che viti e chiodi non mancano praticamente mai, e sono una parte fondamentale dell’esperienza di acquisto di un prodotto dell’azienda. Per quanto il montaggio sia semplice, non sempre è alla portata di tutti. Inoltre, una volta che si smonta un armadio o una cassettiera per un trasloco o una vendita, difficilmente la si ricomporrà identica alla prima versione, e spesso ci si accontenterà di qualche vite, o chiodo, in meno.

Per ovviare a questo problema, l’azienda svedese ha recentemente presentato un nuovo sistema di montaggio a incastri, che semplifica moltissimo non solo il primo montaggio del mobile, ma ne allunga anche la vita per utilizzi futuri. Il sistema è il classico “uovo di Colombo”: un foro opportunamente sagomato che viene utilizzato come femmina dal corrispondente pezzo maschio che gli va incastrato. L’uso naturale del mobile, ad esempio un tavolo, andrà a sfruttare le leggi della fisica per far sì che la forza sia sempre contrapposta alla parte debole dell’incastro. Banalmente, l’incastro del tavolo non si smonterà con molto peso ma verrà spinto ad incastrarsi di più.

Il sistema è stato dato in prova sin dal 2014 ai negozi svedesi Regissör e, ora che si è certi della sua funzionalità, è pronto per esser commercializzato. La serie Lisabö, in vendita dall’inizio del 2017, è la prima ad aver implementato questo sistema di montaggio, e sarà seguita dal maggior numero di prodotti possibili per ridurre l’impiego di viti e chiodi.

Nel video sotto si osservano alcuni degli ingegneri IKEA che spiegano come si è arrivati alla creazione di un prodotto tanto semplice quanto necessario, e una frase, pronunciata da Jan-Anders Hansson, responsabile degli investimenti tecnologici, è forse la più significativa:

Quando eravamo bambini montavamo case sugli alberi. Oggi i bambini crescono con un telefono in mano. Non gli viene così naturale montare un mobile con un cacciavite…

Matteo Rubboli
Matteo Rubboli

Sono un editore specializzato nella diffusione della cultura in formato digitale, fondatore di Vanilla Magazine. Non porto la cravatta o capi firmati, e tengo i capelli corti per non doverli pettinare. Non è colpa mia, mi hanno disegnato così...