Contrariamente a una certa vulgata popolare che li vorrebbe musoni e seriosi, spesso gli scienziati sono dei grandi umoristi, anche se non hanno molte occasioni di rivelarsi in questa veste e, quelle poche volte che capita, di solito l’umorismo è di un tale livello che non tutti arrivano a comprenderlo.

Benché gli scienziati siano certamente i primi a sapere che la Scienza è una cosa seria, sanno anche benissimo che sulle cose serie si può scherzare in mille modi, purché lo si faccia tenendo sempre ben presente la differenza tra il serio e il faceto.

Tuttavia, proprio perché chi fa ricerca si muove sempre in un mondo che sta al confine tra la certezza e l’incertezza, nel quale (contrariamente a quanto pensano i non addetti ai lavori) i maggiori passi avanti sono determinati dalle domande (da cui hanno origine le innovazioni e i cambiamenti di prospettiva) anziché dalle risposte, a volte ci si ritrova a parlare di scoperte compiute quasi per caso, o in circostanze ai limiti del comico.

Riguardo le scoperte casuali, più o meno tutti, ad esempio, sanno che il primo farmaco antibiotico, la penicillina, è stato scoperto da Alexander Fleming osservando una piastra di colture batteriche dimenticata in un cassetto e ritrovata ricoperta di muffe: anziché buttarla via perché inutilizzabile, Fleming ebbe la grande intuizione di osservarla ugualmente al microscopio e scoprì che la presenza delle muffe aveva inibito la moltiplicazione dei batteri grazie alla produzione di sostanze con elevato potere battericida e batteriostatico. Da allora si dedicò all’identificazione e all’isolamento di tale sostanza, che cominciò a essere utilizzata solo nel 1941.

Alexander Fleming

Va precisato che la scoperta di Fleming era stata già compiuta in Italia molto tempo prima, nel 1895, dal medico molisano Vincenzo Tiberio, che lavorava all’università di Napoli. Tiberio era però un ricercatore precario senza stipendio che, appena vinse il concorso come medico militare, lasciò comprensibilmente la ricerca per raggiungere finalmente l’indipendenza economica. In seguito, dopo anni di trasferimenti per ragioni di servizio, il suo curriculum gli permise di riprendere la carriera di ricercatore con un incarico governativo ben retribuito. Purtroppo, prima che potesse raggiungere ulteriori risultati, morì d’infarto a 45 anni: grazie alla scarsa considerazione dell’Italia per la ricerca scientifica (una situazione che da allora non è cambiata per niente), il mondo dovette aspettare ancora diversi anni prima di avere degli strumenti davvero efficaci per combattere le infezioni.

Vincenzo Tiberio

Un episodio in cui, invece, una scoperta importante è stata raggiunta in circostanze comiche risale al 1845. In quell’anno, il chimico di Basilea Friedrich Schonbein stava lavorando sugli acidi ma, non essendo dotato di un proprio laboratorio, compiva i suoi esperimenti a casa, in cucina. Quella situazione era causa di continui conflitti con la moglie, che era arrivata a vietargli di fare esperimenti nella loro dimora. Fortunatamente per lo scienziato, la signora Schonbein aveva un’intensa vita sociale ed usciva di pomeriggio per fare visita alle amiche: in queste occasioni, approfittando della sua assenza, il marito si metteva a fare esperimenti di nascosto, senza lasciare tracce. Un giorno però capitò che Schonbein rovesciasse sul tavolo il contenuto di un recipiente contenente acido nitrico e acido solforico. Nella fretta di pulire prima che il tavolo si rovinasse, afferrò il primo oggetto disponibile, il grembiule di cotone della moglie, e si servì di quello. Poi, per cancellare fino all’ultima traccia, stese il grembiule sulla stufa in modo che si asciugasse.

Schonbein fece appena in tempo ad allontanarsi, che il grembiule esplose, letteralmente, con un lampo abbacinante e una detonazione talmente forte da far accorrere i vicini.

Friedrich Schonbein

La cronaca non racconta come la moglie accolse la notizia, ma il fatto che i coniugi non si siano lasciati fa pensare che fu abbastanza comprensiva. Del resto, da quell’esperienza Schonbein ricavò la conclusione che la cellulosa del cotone, trattata con particolari acidi (soprattutto quello nitrico) che la sciolgono, si trasforma in un potente esplosivo, che brevettò con il nome di “cotone fulminante” o “fulmicotone”, diventando ricco. Tuttavia, dopo qualche tempo, finì per chiudere le fabbriche che aveva aperto perché le esplosioni accidentali erano frequentissime. Solo intorno al 1870, quando furono inventati dei metodi in grado di ripulire il fulmicotone dall’acido in eccesso, il processo produttivo divenne abbastanza sicuro.

Queste scoperte sono state importantissime per la nostra civiltà (gli inventori degli esplosivi, a partire da Alfred Nobel che era un convinto pacifista, pensavano agli usi civili di questi, ad esempio nelle attività estrattive o nelle demolizioni, e non certo ai successivi usi militari, anche se probabilmente sarebbe stato facile prevederli), ma non tutte le scoperte hanno la stessa importanza e non tutti gli studi scientifici hanno lo stesso rigore.

Il fatto più incredibile però, è che in tutto il mondo, ogni anno, vengono condotti degli studi tecnicamente rigorosissimi e impeccabili su argomenti di un’assurdità che certe volte va al di là di ogni immaginazione, spesso presentati con una pompa e una sicumera degne di tutt’altre cause. Questa realtà ha indotto alcuni scienziati a sbeffeggiare i colleghi che si prendono così sul serio da spacciare per grandi contributi al progresso quelle che sono semplici perdite di tempo (e di denaro dei finanziamenti, che non è mai abbastanza) su riviste satiriche fondate ad hoc e diffuse, inizialmente, solo tra gli scienziati stessi.

Nel 1955, due scienziati israeliani dal curriculum al di sopra di ogni sospetto, Alex Kohn (un virologo) e Harry Lipkin (un fisico teorico), fondarono una rivista satirica a imitazione di quelle serie, il “Journal of Irreproducible Results”, nella quale cominciarono a raccogliere tutti i più strampalati lavori pubblicati da diversi studi di ricerca del mondo. La sua diffusione rimase limitata fino al 1990, quando il giornalista scientifico laureato a Harvard, Marc Abrahams, ignorandone i contenuti, si propose come collaboratore, ottenendo in cambio la proposta a diventarne direttore. Nella sua veste di direttore di quella che comunque era una rivista scientifica, Abrahams si ritrovò assediato da contatti di scienziati sconosciuti che gli chiedevano di sponsorizzarli, alcuni addirittura convinti di meritare il premio Nobel. Leggendo i loro studi, Abrahams si convinse che, in effetti, molti di loro avrebbero meritato un premio, ma non certo il Nobel, e decise di fondarne uno apposta per celebrarli. La sua idea ebbe l’entusiastico sostegno di diversi scienziati della prestigiosissima università Harvard di Cambridge, Massachusetts, dove Abrahams contava molti amici.

Marc Abrahams

Immagine di Davidlkessler via Wikipedia – licenza CC BY-SA 4.0

L’idea definitiva gli venne leggendo un racconto umoristico di Kohn e Lipkin, intitolato “Ignoble Prize”. Con un esilarante gioco di parole, chiamò il suo premio “Ig-Nobel”, un ibrido tra Nobel e il termine inglese per “ignobile”.

La prima edizione del premio Ig-Nobel, nel 1991, si svolse quasi in sordina, in una sala del museo del Massachusetts Institute of Technology (il celebre MIT), che vide premiati sette giovani ricercatori e, addirittura, tre personaggi inventati apposta per l’occasione per fare numero. I premi furono consegnati ai vincitori da quattro veri premi Nobel, reclutati tra i tanti in servizio ad Harvard, ma travestiti alla maniera di Groucho Marx. C’erano 350 spettatori paganti, ma qualcuno tra loro svaligiò il botteghino. L’anno dopo il pubblico era talmente numeroso che la cerimonia dovette essere tenuta nell’aula magna del MIT. Nel 1995, uno degli amministratori del MIT, convinto che la fama dell’istituto fosse penalizzata da quella che giudicava un’imbarazzante pagliacciata, vietò l’uso dei locali agli organizzatori del premio. Senza battere ciglio, Abrahams e gli altri si spostarono al Sanders Theatre di Harvard, dove poi le cerimonie hanno continuato a svolgersi fino a oggi.

Per contrasti con la proprietà della testata, Abrahams lasciò anche il “Journal of Irreproducible Results” e nello stesso 1995 fondò una nuova rivista, “Annals of Improbable Research”, il cui comitato di redazione vaglia le tante candidature ai premi Ig-Nobel che, come i Nobel, sono suddivisi per sezioni.

Dal 1996, lo spettacolo della premiazione è arricchito dall’esibizione di scienziati premi Nobel che si prestano volontariamente, e cantanti professionisti, tutti impegnati a recitare e cantare delle operette musicali dedicate a temi scientifici, spesso sullo stesso argomento dei premi conferiti. Ad esempio, nel 1998, cinque tra scienziati e cantanti interpretarono in scena un singolare genetista, Richard Seed, premiato con l’Ig-Nobel per i suoi studi sulla possibilità di auto-clonarsi. L’evento più clamoroso si verificò però nel 2002, quando un ricercatore e una ricercatrice salirono sul palco per celebrare il loro matrimonio (vero) con una cerimonia durata 60 secondi, dopo la quale un altro Ig-Nobel, Buck Weimer, inventore della biancheria intima ai carboni attivi per assorbire gli odori delle flatulenze, regalò alla coppia un set dei suoi prodotti.

Per essere candidati all’Ig-Nobel, i lavori scientifici devono possedere alcuni requisiti, il primo dei quali è che i premi si assegnano a “risultati che non possono o non dovrebbero essere riprodotti”. Chiunque può presentare una candidatura o essere premiato. Di solito, i premiati accettano volentieri il premio e si divertono molto alle cerimonie ma, a volte, capitano anche delle eccezioni, che però riguardano soprattutto i politici (esistono anche un premio Ig-Nobel per la pace e uno per l’Economia), evidentemente molto meno spiritosi degli scienziati.

La più importante controversia sull’argomento si ebbe nel 1995, quando il Consulente per la Ricerca Scientifica del governo inglese, Sir Robert May, scoprendo che tre ricercatori dell’università del Norwich erano stati premiati per il loro studio sulle modalità con le quali i diversi tipi di fiocchi d’avena si gonfiano d’acqua e che l’economista inglese Nick Leeson era stato premiato a sua volta per il modo con cui aveva portato al fallimento la Barings Bank, fu colto da un attacco di sacro furore patriottico e lanciò una campagna di stampa contro il Comitato del premio Ig-Nobel, accompagnata da lettere in cui minacciava ogni sorta di azioni legali, qualora altri scienziati inglesi fossero stati coinvolti in futuro nella faccenda. Ovviamente, Abrahams e gli altri se ne infischiarono altamente, e gli scienziati inglesi premiati hanno continuato nel tempo ad andare fino a Harvard per ritirare i premi. Anzi, il Regno Unito è uno dei Paesi che riceve più premi Ig-Nobel…

Sir Robert May

Immagine di NBeale via Wikipedia – licenza CC BY-SA 3.0

Ma di che tipo sono gli studi che vengono premiati con l’Ig-Nobel? La fantasia umana non ha confini e quindi possiamo trovarci davvero di tutto.

Vediamo una piccola serie di esempi, assolutamente non esaustiva:

un team di medici canadesi ha studiato il rapporto tra dimensioni del piede e lunghezza del pene; psichiatri indiani hanno realizzato una statistica per stabilire quale sia l’età in cui si passa più tempo a “scaccolarsi” il naso, concludendo che è l’adolescenza; medici scozzesi hanno studiato in dettaglio i traumi che si possono subire se ci si ritrova coinvolti nel crollo di un gabinetto pubblico; un gruppo di ricerca olandese è riuscito a ottenere una risonanza magnetica degli organi genitali durante il loro uso, convincendo una coppia ad accoppiarsi all’interno di un dispositivo per la risonanza stessa; una coppia di ricercatori (senza figli) ha inventato una macchina per accelerare il parto naturale attraverso l’uso della forza centrifuga; etologi giapponesi hanno insegnano ad alcuni piccioni a distinguere i quadri di Picasso da quelli di Monet; un editore ha pubblicato uno splendido volume illustrato, intitolato “Peni del regno animale”; una coppia di inventori sudafricani ha realizzato un antifurto per auto dotato di un rilevatore di movimenti esterni e di un lanciafiamme; tre medici americani hanno studiato quale tipo di musica sia meglio ascoltare per prevenire il raffreddore; una psicologa italoamericana ha dimostrato che i peti possono essere buone armi difensive; un generale inglese, per risparmiare il materiale, ha disposto che durante le esercitazioni con i cannoni, anziché sparare, i soldati si mettano a gridare “Bang!” con tutto il fiato che hanno in corpo; un informatico americano ha inventato un software capace di stabilire se i comandi ricevuti da un computer siano stati impartiti da una persona o da un gatto che cammina casualmente sulla tastiera; un ricercatore americano ha scoperto che, scambiandosi una bambola gonfiabile tra più persone, si possono contrarre più facilmente malattie veneree.

Alcune ricerche premiate con l’Ig-Nobel sono diventate comunque famosissime e vengono citate come i più autorevoli studi nel loro campo. Ad esempio, resta leggendaria quella dell’inglese Robert Matthews (1995) sul perché le fette di pane, quando cadono, finiscano sempre a terra dal lato appena imburrato. O la non meno celebre ricerca degli americani David Dunning e Justin Kruger (1999), che ha dimostrato come le persone, in generale, meno sanno e più credono di sapere…

Roberto Cocchis
Roberto Cocchis

Barese di nascita, napoletano di adozione, 54 anni tutti in giro per l'Italia inseguendo le occasioni di lavoro, oggi vivo in provincia di Caserta e insegno Scienze nei licei. Nel frattempo, ho avuto un figlio, raccolto una biblioteca di oltre 10.000 volumi e coltivato due passioni, per la musica e per la fotografia. Nei miei primi 40 anni ho letto molto e scritto poco, ma adesso sto scoprendo il gusto di scrivere. Fino ad oggi ho pubblicato un'antologia di racconti (“Il giardino sommerso”) e un romanzo (“A qualunque costo”), entrambi con Lettere Animate.