I trucchi illegali dei giovani Sovietici per ascoltare i Beatles negli anni ’60 e ’70

Tutti sappiamo che gli anni ‘60 del 1900 sono stati caratterizzati dalla guerra fredda per quanto riguarda la politica e dalla cosiddetta British Invasion, i cui leader indiscussi sono i Beatles, per quanto riguarda la musica. Sembrano due mondi diversi tra di loro, ma forse meno di quanto si possa immaginare. Per riuscire a inquadrare meglio la situazione, è meglio tornare indietro di qualche anno.

Nel 1917, l’Impero Russo viene travolto dai moti rivoluzionari per ben due volte, tanto che il Paese è costretto a ritirarsi dal fronte della Prima guerra mondiale. La famiglia imperiale tenta la fuga, ma viene riportata nei pressi di San Pietroburgo, finendo giustiziata poco tempo dopo. I bolscevichi, sotto la guida di Lenin, prendono il potere. Si trovano subito davanti parecchi problemi, ma Lenin, padre della rivoluzione, è un leader carismatico e un punto fermo per il Paese. Nel frattempo, negli Stati Uniti si diffonde il jazz e sono gli anni del proibizionismo, che in Unione Sovietica non può essere attuato, in quanto la vodka è un distillato casalingo, quindi sarebbe una lotta contro i mulini a vento.

Nel 1928, Lenin muore e lascia come suo erede spirituale Trockij, che resterà al potere per poco tempo prima di essere ritrovato morto in circostanze sospette, come succede spesso in quegli anni, per esempio con il poeta Sergej Esenin. Sale al potere Josif Džugašvili, che cambia il cognome in Stalin (dal russo stal’=acciaio). Il clima al Cremlino diventa subito gelido, e Stalin non si fa tanti scrupoli a usare qualsiasi mezzo per sbarazzarsi degli oppositori. Nonostante Stalin e i vertici del partito facciano una pessima pubblicità all’Occidente, grazie ad ambasciatori e marinai, il jazz arriva in Unione Sovietica. Stalin è un grande estimatore del genere musicale, che però non riesce ad attecchire in Unione Sovietica a causa della poca diffusione della radio nelle campagne della sterminata steppa russa.

Non è difficile immaginare Stalin nel suo studio, mentre ascolta un brano jazz, con il piede che tiene il tempo, mentre firma centinaia di condanne a morte o ai gulag. Arriva la Seconda Guerra Mondiale, e con lei si affievoliscono le ostilità tra URSS e USA. Alla fine degli anni ’40 Stalin non è più il leader carismatico e in salute del decennio precedente. La guerra e la successiva spartizione della Germania e dell’Europa lo hanno messo a dura prova. Si spegne a Mosca nel 1953. Come suo successore viene designato Nikita Chruščëv, l’ultimo vero esempio di ciò che la rivoluzione rappresenta.

Figlio di contadini di provincia, nel 1917 partecipa attivamente alla rivoluzione, senza però macchiarsi di crimini gravi. Durante il XX Congresso del Partito Comunista dell’Unione Sovietica, Chruščëv stupisce tutti, denunciando a rendendo pubblici i crimini di Stalin, tra cui il culto della sua persona, dando così inizio al processo di “destalinizzazione” russo. All’ONU, Chruščëv compie un gesto che resta nella storia, ovvero sbatte la scarpa sul tavolo rispondendo alle accuse del rappresentante filippino. Con il nuovo leader, l’URSS conosce per la prima volta un periodo di vera prosperità. Sono gli anni delle conquiste spaziali, che culminano nel 1956 con la spedizione di Jurij Gagarin. A causa della troppa distensione, i vertici del partito cercano di destabilizzare Chruščëv, che riesce però a mantenere la sua posizione.

Negli stessi anni, negli USA si impone sempre più prepotentemente il rock’n’roll, il cui esponente conosciuto ai più è sicuramente Elvis Presley. Nonostante Chruščëv non apprezzi il genere musicale, acconsente, nel 1957, all’organizzazione di un festival del rock’n’roll a Mosca, al quale partecipa in prima persona. Nel 1961, approva la costruzione del muro di Berlino. Nello stesso periodo, i Beatles fanno la gavetta nei locali della Reeperbahn di Amburgo, rimasta nella parte americana. Dopo gli eventi della Baia dei Porci, sia Chruščëv che Kennedy mettono da parte le ostilità e aprono le porte a una pacifica discussione.

Nel giro di un anno la situazione politica precipita: Kennedy viene assassinato a Dallas il 22 novembre 1963, e Chruščëv viene defenestrato nel settembre 1964. Kennedy viene sostituito dal suo vice, Lyndon Johnson, Chruščëv da un altro vertice del partito, Brežnev, la cui politica viene ricordata come di “stagnazione”. I Beatles diventano un fenomeno mondiale, conquistando anche gli Stati Uniti e il Giappone. Ovviamene, in Unione Sovietica finiscono censurati insieme a tutta la musica rock occidentale. Si apre così un mondo nascosto, fatto di leggende, stratagemmi, un mercato nero improbabile e una guerra aperta ma silenziosa contro le autorità.

L’unica radio su cui si possono ascoltare i Beatles è la clandestina Radio Luxembourg, che non tutti però riescono ad ascoltare. L’Unione Sovietica è molto tecnologica: le città sono piene di piccoli studi di registrazione agli angoli delle strade, per permettere ai soldati di mandare degli audio messaggi alle famiglie lontane. Di notte, alcuni ragazzi rubano le vecchie radiografie dalle pattumiere degli ospedali, ne ricavano un cerchio e lo usano per registrare le canzoni dentro le sale di registrazione pubbliche. La scelta delle radiografie non è casuale: il materiale di cui sono fatte le radiografie è molto più elastico rispetto al vinile dei dischi.

Ciò porta a un mercato nero della musica: lo spacciatore arrotola i dischi attorno all’avambraccio nascosto dalla manica del cappotto, in modo da poter spacciare la musica in modo discreto per strada. Chi viene colto sul fatto dalla polizia, o semplicemente porta i capelli lunghi, viene condotto al comando, denunciato, a volte arrestato, rasato a zero, licenziato se adulto, espulso dalla scuola o dall’università nei casi di persone più giovani, e interdetto da qualsiasi possibilità di carriera.

Ma ciò non ferma i giovani sovietici. Scoprono anche come costruire lo strumento della rivoluzione, la chitarra elettrica: basta avere una tavola di legno come base, che sia il tavolo della cucina della nonna o una tavola rubata al corso di falegnameria, e il ricevitore del telefono per il pick-up. Quando la notizia si diffonde, nel giro di una notte spariscono i ricevitori dei telefoni pubblici in molte città. Inoltre, molti rischiano collegando Radio Luxembourg agli altoparlanti urbani usati per le comunicazioni ufficiali. Il commercio clandestino non riguarda solo la musica, ma anche le foto, spesso portate dall’estero da marinai e figli di ambasciatori.

Le foto spacciate non sono altro che fotocopie di fotocopie, il che rende quasi impossibile riconoscere e distinguere i Beatles. Eppure, i ragazzi sono disposti a pagare per avere una foto dei loro beniamini. Con la pubblicazione di Back in the USSR nel White Album del 1968, comincia a circolare un racconto alquanto strano: i Beatles, soprattutto negli ultimi anni, descrivono molte esperienze di vita nelle loro canzoni, quindi, per assioma, anche Back in the USSR deve essere vera.

La leggenda in questione riguarda un ipotetico concerto segreto, tenuto dagli stessi Beatles, sull’ala di un aereo militare in una base segreta. Un’altra leggenda riguarda John Lennon avvistato fuori l’albergo per gli stranieri a Mosca, che sale a bordo di una Rolls Royce di oro puro. Negli anni ’70 il governo non può più ignorare l’amore delle generazioni più giovani verso il quartetto di Liverpool, così decide di ricorrere ai ripari: fa uscire una compilation di canzoni dei FabFour eseguite con la balalajka e spacciate per canzoni folkloristiche russe.

L’arrivo di Gorbačëv nel 1985 lascia finalmente spazio alla musica dei Beatles senza censure, ma l’exploit si ha soltanto nel 2003, quando Paul McCartney può finalmente esibirsi nella Piazza Rossa, con Putin e Gorbačëv fra il pubblico.

Roberta Zuccarello

Laureata doppiamente in Lingue e Letterature straniere, in realtà ho studiato lingue più che altro per no dover dipendere dagli altri quando viaggio. Anche se ogni tanto dei topi e dei paperi mi vogliono a lavorare con loro, sto cercando ancora (di capire soprattutto) qual è il lavoro dei miei sogni. Affronto la vita con la saggezza siciliana, l'organizzazione mentale tedesca, la spericolatezza di una rockstar e l'eleganza di una ballerina classica. O almeno, ci provo.