I sofà “tête-à-tête” (testa a testa in francese) sono dei divanetti, o meglio coppia di poltrone, costituiti da due sedie unite e contrapposte. Sono conosciute in molti altri modi, ad esempio come sedia del corteggiamento, vis-à-vis o gossip, ma forse quella di tête-à-tête è la definizione più appropriata di tutte.

Sotto, Vis à vis”, Museo Romántico, Madrid:

Il loro utilizzo avveniva in occasione di conversazioni private, e potevano trovarsi all’interno delle ville o all’esterno, nei giardini. La moda prese piede durante l’inizio del XIX secolo in Francia, ma poi i sofà tête-à-tête si diffusero grandemente anche in Inghilterra, durante il periodo Vittoriano, e in Spagna. Spesso si trovavano in ampi saloni, e i primi esemplari furono caratterizzati da preziose imbottiture con la tecnica delle molle, inventata in quel periodo.

Sotto, una sedia finemente decorata appartenuta al Marchese de Dos Aguas:

Sotto, seduta denominata “Confident” realizzata durante il regno di Napoleone III di Francia:

L’obiettivo del sofà era quello di consentire la comunicazione intima senza doversi per forza guardare negli occhi. Il bracciolo costituiva anche una specie di barriera fra gli occupanti, il che evitava situazioni d’imbarazzo come le “mani lunghe” da parte dell’uomo, assolutamente da evitare in contesti di corteggiamento controllato come quello dell’epoca vittoriana.

Tête-à-tête “Americana, del 1887, conservata al Metropolitan Museum of Art di New York:

Un esempio splendido del sofà tête-à-tête fu realizzato dall’architetto John H.Belter, intorno al 1850-1860, ed è caratterizzato dalla ricchezza di ornamenti floreali intagliati nel legno (foto sotto).

Tête-à-tête americana, anch’essa al Metropolitan di New York:

Il famoso artista spagnolo Salvador Dali progettò un sofà tête-à-tête negli anni ’30 (foto sotto), che fu concepito in collaborazione con il famoso designer di mobili e decoratore d’interni Jean-Michel Frank.

Sotto, il famoso “Sofa Gala di Salvador Dalí”:

Oggi i “divani dell’amore” sono molto diversi e non hanno quasi mai il bracciolo centrale, ma in alcuni casi, come quello sotto di Parigi, il bracciolo è rimasto.

Sotto, una versione moderna a Parigi:

Matteo Rubboli
Matteo Rubboli

Sono un editore specializzato nella diffusione della cultura in formato digitale, fondatore di Vanilla Magazine. Non porto la cravatta o capi firmati, e tengo i capelli corti per non doverli pettinare. Non è colpa mia, mi hanno disegnato così...