I Sentinelese sono una tribù isolata che abita l’isola di North Sentinel, facente parte delle Isole Andamane nel Golfo del Bengala, in India. Questa tribù è stata contattata pochissime volte a causa della combattività dei suoi membri, che attaccano chiunque si avvicini al proprio territorio. Proprio recentemente, nel Novembre 2018, John Allen Chau, un missionario ventisettenne, si è fatto traghettare sull’isola da alcuni pescatori per tentare di convertire i Sentinelese al Cristianesimo, ma è stato ucciso non appena approdato sulla spiaggia.

L’organizzazione della loro minuscola società è del tipo cacciatori/raccoglitori, che si sostenta grazie alla caccia, alla pesca e alla raccolta di piante selvatiche. Il livello di conoscenza tecnologica è singolarmente molto arretrato e assimilabile all’epoca paleolitica (unico caso al mondo), e non ci giungono prove che venga praticata l’agricoltura o che siano in grado di accendere dei fuochi. Il loro linguaggio, battezzato Sentinelese, è completamente sconosciuto e non assimilabile alla lingua Jarawa dei loro più prossimi vicini, anch’essi un popolo di cacciatori raccoglitori.

Sentinelese 1

Nel 2006 i Sentinelesi uccisero 2 pescatori che si avvicinarono alle loro coste

La popolazione precisa dei Sentinelese non è nota, con stime che vanno dalle 15 alle 400 persone. L’isola fu colonizzata presumibilmente 60.000 anni orsono dalle prime migrazioni africane, e da allora è rimasta una comunità completamente autonoma e non in contatto col mondo esterno. Nel 2001 il primo censimento da parte dei funzionari indiani registrò 39 individui (21 maschi e 18 femmine), ma la difficoltà di condurre l’indagine da grande distanza rese particolarmente privo di scientificità il conto delle persone. North Sentinel è ampia circa 72 chilometri quadrati, e un censimento successivo allo Tsunami dell’Oceano Indiano del 2004 risalente al 2011 contò soltanto 15 individui.

Sentinelese 2

I Sentinelese sono descritti come Negritos, caratterizzati dalla bassa statura, pelle scura e capelli crespi. Nonostante non siano mai stati studiati approfonditamente, gli indigeni sono descritti da Heinrich Harrer come alti circa un metro e sessanta e apparentemente mancini. Le abitazioni sono delle capanne senza pareti laterali e con un pavimento realizzato con palme e foglie, e ospitano una famiglia di tre o quattro persone al massimo, con un’ampiezza di circa 12 metri quadrati. Le materie prime disponibili sull’isola sono molto limitate, e quindi la lavorazione dei metalli è completamente sconosciuta. Nonostante ciò, in occasione dell’affondamento di due navi portacontainer alla fine degli anni ’80, i Sentinelese ricavarono degli utensili dal ferro prelevato dai relitti.

Sentinelese 4

Le armi con cui cacciano la selvaggina e scacciano i visitatori sono dei giavellotti e degli archi di grande precisione. Le frecce che utilizzano sono di almeno tre varietà, una per la pesca, una per la caccia e un’altra spuntata per intimidire i nemici. Altre armi utilizzate sono le asce e i martelli, con cui producono diversi oggetti fra cui cesti e contenitori in legno. Il fuoco viene mantenuto sempre acceso all’interno delle abitazioni, mediante fiaccole di resina e braceri.

La spedizione del 1880 di Maurice Vidal Portman, amministratore delle colonie britanniche indiane, si concluse in tragedia

Quando nel 1880 le navi inglesi si avvicinarono all’isola, i Sentinelese si rifugiarono nella giungla, sparendo dalla vista degli intrusi. Dopo molte ricerche gli inglesi riuscirono a trovare quattro bambini e due anziani, che furono rapiti e portati a Port Blair. La coppia di anziani si ammalò e morì, probabilmente perché contrasse delle malattie comuni (come varicella o morbillo) alle quali non erano assolutamente in grado di resistere. I quattro bambini furono rilasciati sull’isola qualche tempo dopo, coperti di doni. I bambini scomparvero nella giungla, e il loro destino rimane sconosciuto.

Sentinelese 3

Da allora furono tentati differenti contatti da parte del governo indiano e del National Geographic. Nel 1967 il governo inviò una spedizione guidata dall’antropologo TN Pandit, ma i sentinelese si ritirarono nella giungla senza riuscire a essere contattati. Pandit ritentò l’approccio il 29 marzo del 1970, quando arrivarono sulle coste dell’isola. Questo il racconto di un testimone oculare:

Alcuni lasciarono le armi e ci fecero segno di lanciare il pesce. Le donne uscirono dall’ombra per guardare la nostra buffonaggine, mentre alcuni uomini si recarono a prendere il pesce. Anche se sembravano grati, il loro atteggiamento ostile non sembrava certamente rammollito. Si misero a gridare in un linguaggio incomprensibile, e noi ci tirammo indietro con un gesto amichevole. Allora accadde una cosa stranissima.

Una donna abbracciò un guerriero, e la coppia si sdraiò sulla sabbia in un abbraccio appassionato. L’atto fu ripetuto dalle altre donne, che scelsero ognuna un guerriero. La cosa continuò un bel po’ di tempo, fino a quando questa danza amorosa di fermò, e le coppie tornarono nell’ombra della giungla. A guardia della spiaggia rimasero soltanto alcuni guerrieri, che accettarono altro pesce.

Sentinelese 6

“L’uomo alla ricerca dell’uomo” del National Geographic

Nella primavera del 1974 una troupe del National Geographic si recò sull’isola per girare un documentario dal titolo “L’uomo alla ricerca dell’uomo”. Il team fu accompagnato da agenti di polizia armati e corazzati, che vennero attaccati immediatamente quando le barche oltrepassarono le barriere coralline che circondano l’isola. La barca attraccò quindi in un punto fuori dalla portata delle frecce e lasciò dei doni sulla spiaggia, attendendo di vedere la reazione dei Sentinelese.

 
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Sentinelese 5

La loro risposta fu una nuvola di frecce che colpì alla gamba sinistra il regista del documentario, facendo esplodere di gioia il guerriero che aveva scoccato il dardo. Gli abitanti dell’isola seppellirono una bambola e un maiale portati in dono, prendendo per sé soltanto le noci di cocco e le pentole di alluminio.

Negli anni ’90 le spedizioni furono accolte da frecce senza punta

Nei primi anni ’90 i Sentinelesi cominciarono ad accettare le barche che si avvicinavano a riva, talvolta salutando i visitatori senza armi. Dopo pochi minuti però i Sentinelese attaccavano i visitatori, senza però aver fornito di punta le frecce, presupponendo quindi un atteggiamento soltanto “intimidatorio” e non volto a uccidere.

Nel 1996 il governo indiano chiuse completamente l’accesso all’isola e proibì a chiunque di avvicinarsi, anche a causa del dramma dei popoli di Jarawa del Sud che registrarono numerosi morti a causa delle malattie trasmesse dai visitatori della terraferma.

Nel 2004 fu inviato un elicottero dell’esercito indiano per verificare le condizioni della tribù a seguito dello Tsunami che aveva travolto la zona. Il velivolo scaricò del cibo sulla spiaggia ma fu minacciato da un guerriero con arco e frecce.

Nel 2006 alcuni arcieri Sentinelesi uccisero due pescatori che stavano pescando illegalmente alcuni granchi all’interno dell’area dell’isola. L’imbarcazione perse l’appiglio dell’ancora casualmente e fu trascinata all’interno dell’area di North Sentinel, dove i due pescatori di frodo trovarono la morte. I Sentinelese seppellirono i due uomini in tombe poco profonde, ma quando un elicottero della guardia costiera indiana si avvicinò per recuperare i corpi risposero con una pioggia di frecce.

Ad oggi quello dei Sentinelesi è il popolo più isolato del globo, avendo avuto soltanto contatti occasionali e senza scambi culturali con il resto del mondo “civilizzato”. Purtroppo la loro isola è minacciata continuamente dalla curiosità delle persone che vogliono scoprire di più riguardo i sentinelesi, e Survival International avverte che sono sempre più frequenti le visite di curiosi attratti dall’unicità di questo splendido popolo.

L’isola è relativamente poco distante dall’isola principale delle Andamane, e risulta singolare come fra questi popoli non si siano stabiliti dei contatti.

North-Sentinel

Questa la mappa dell’isola:

Sotto il video con i contatti avuti dalla spedizione del National Geographic:

Questo un video di un contatto avuto con i Sentinelese in cui vengono donate delle noci di cocco:

Matteo Rubboli
Matteo Rubboli

Sono un editore specializzato nella diffusione della cultura in formato digitale, fondatore di Vanilla Magazine. Non porto la cravatta o capi firmati, e tengo i capelli corti per non doverli pettinare. Non è colpa mia, mi hanno disegnato così...