India, XIX secolo: l’immenso paese, che fa parte dell’Impero Britannico, è una nazione nella quale convivono innumerevoli tribù e feudi, religioni e costumi, riti e culti talvolta oscuri e spaventosi agli occhi europei. I dogmi delle diverse religioni praticate sono più importanti e rispettati della legge, che viene spesso violata proprio in nome del credo personale e di un’intera comunità, in particolare nei luoghi più remoti del paese. Poi ci sono le carestie, o le malattie che si accaniscono sulle coltivazioni, e gli esosi tributi pretesi dalla Compagnia delle Indie, che lasciano nella miseria molte persone, potenziali adepti di una setta che terrorizza l’India da qualche secolo.

Sono i Thug, una banda di fanatici religiosi, adoratori della dea Kalì

La Dea Kalì

I Thug (parola che significa ingannatore) erano i membri di una strana setta segreta, composta sia da indù sia da musulmani, devoti alla terribile dea Kalì, organizzati in bande che rapinavano e poi uccidevano, strangolandoli, i viaggiatori che percorrevano le strade dell’India.

Acquerello di artista ignoto che raffigura un omicidio rituale

Mostrandosi amichevoli compagni di viaggio, i Thug conquistavano la fiducia delle loro vittime, per poi sorprenderli durante la notte, anche dopo giorni di cammino: li strangolavano con un fazzoletto, in modo rapido e silenzioso, senza spargere una goccia di sangue; poi rubavano ogni cosa, non prima di aver seppellito i malcapitati. Ogni membro della banda aveva un compito ben preciso: chi si occupava di conquistare la fiducia dei viandanti, chi stava di guardia durante gli omicidi, chi era arrivato al rango di strangolatore.

Adoratori della Dea Kalì

Il primo a parlare dei Thug come banda di ladri e assassini organizzati, distinguendoli quindi dai criminali comuni, fu lo storico/politico Ziya-ud-Din Barani, all’incirca nel 1356. Gli adepti facevano risalire la loro origine a sette tribù musulmane, ma anche gli indù dovevano aver contribuito alla formazione della setta, che spacciava la rapina e l’assassinio come atto di adorazione verso la dea della distruzione e del rinnovamento, Kalì: pare che l’uccisione di tutte quelle persone dovesse servire a mantenere l’equilibrio tra il bene e il male, o forse ad avvicinare la venuta della dea sulla terra.

Il fatto che alcuni Thug fossero musulmani, e quindi sicuramente monoteisti, complica un po’ la questione, e forse aiuta a togliere qualche dubbio sul reale scopo dell’organizzazione criminale. Eppure, riti e superstizioni condivisi ne facevano indubbiamente una setta, i cui accoliti usavano un gergo proprio (Ramasi) e una serie di segni con i quali potevano riconoscersi fra loro in qualsiasi luogo dell’India. Ogni membro era tenuto a rispettare una serie di regole, una delle quali vietava di derubare una persone senza poi strangolarla secondo il rituale previsto. Era poi vietato uccidere i brahamani, in quanto sacerdoti, invalidi e paria perché “deboli”, e anche le donne, considerate incarnazioni della dea Kalì.

Murdan Khan e la banda di Lucknow – 1840


L’appartenenza alla setta veniva spesso trasmessa da padre in figlio, mentre in altri casi, chi aspirava a farne parte veniva addestrato da uno dei membri, sperando alla fine di essere accolto. Poi c’erano i bambini, figli delle loro vittime, che venivano usati per sviare sospetti e diffidenza durante l’approccio con i viaggiatori, e quindi allevati per farli diventare parte della comunità criminale.

L’attività di sicari per persone ricche e potenti garantiva ai membri della setta una certa impunità: malgrado avessero una storia criminale lunga quasi sei secoli, i Thug iniziarono ad essere riconosciuti come banda di pericolosissimi ladri e assassini solo agli inizi del 1800, quando gli inglesi cominciarono a rendersi conto che i racconti sulla scomparsa di un gran numero di viaggiatori rispondevano a verità.

Le stime sul numero delle vittime sono estremamente discordanti (da 50.000 fino a due milioni di persone), perché è facilmente comprensibile quanto sia difficile da determinare, vista la lunga storia della setta, le località remote dove operava, l’ovvia mancanza di una documentazione scritta.

William Henry Sleeman


Fu solo nel 1830 che un ufficiale britannico, William Henry Sleeman, prese molto sul serio tutte le voci  sulla setta di strangolatori (chiamati in inglese Thuggee), che avevano lasciato indifferenti e piuttosto increduli i suoi superiori.

Sleeman si scontrò con innumerevoli difficoltà, a partire dalla strana ambivalenza di tutta la popolazione nei confronti di un culto così sanguinario, che era sì fonte di terrore, ma veniva comunque coperto dalla polizia locale e dagli stessi contadini che trovavano i corpi delle vittime sepolte nei loro terreni. Alla base di questo comportamento c’erano paure e superstizioni, come il timore di una ritorsione, o addirittura di una vendetta per mano della stessa dea Kalì. Inoltre, l’appartenenza alla setta era segreta, nascosta agli stessi familiari, e insolitamente trasversale: la rigida divisione in caste non veniva applicata nella scelta degli adepti, circostanza che rendeva difficile individuare un thug, se non cogliendolo sul fatto.

Gruppo di Thug catturati dall’esercito britannico


Sleeman però applicò una serie di strategie che alla fine lo portarono al successo: riuscì a catturare un importante membro della setta, Feringhea, e lo convinse a collaborare, denunciando i suoi compagni. L’uso dei “pentiti”, che in realtà pentiti non erano, ma piuttosto dei fatalisti che consideravano la loro cattura una conseguenza del volere della dea Kalì, permise a Sleeman di estirpare il sanguinario culto dei Thug, che si estinse (pare) completamente nel 1890.

Il Thug Beheram, secondo le accuse responsabile di 931 morti

Fonte immagine: Gaurav.brahum via Wikipedia – licenza CC BY-SA 4.0

E’ difficile però credere che una setta, radicata nel paese da sei secoli, sia stata annientata nel giro di pochi anni…

Studiosi successivi hanno ipotizzato che le storie sui Thug fossero, almeno in parte, il risultato di “immaginazioni coloniali”, dovute alla paura degli inglesi per i lati poco conosciuti della cultura indiana, in particolare per pratiche religiose e sociali così lontane da quelle europee. Senza contare che la demonizzazione di alcuni gruppi dediti al brigantaggio e alla rapina consentiva ai britannici l’uso di maggiore forza nei confronti di chi si opponeva al potere coloniale:

in sostanza, un mito infondato che ha trasformato banditi di strada in adepti di un culto sanguinario

Senza quel mito però, vero o falso che sia, Emilio Salgari non avrebbe scritto “I misteri della giungla nera”, né Steven Spielberg avrebbe girato il film “Indiana Jones e il tempio maledetto”.

Sulla base della storia dei Thugees nel 1988 venne girato il film “The Deceivers”, tratto dall’omonimo libro di John Masters, di cui sotto trovate il trailer:

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Annalisa Lo Monaco
Annalisa Lo Monaco

Lettrice compulsiva e blogger “per caso”: ho iniziato a scrivere di fatti che da sempre mi appassionano quasi per scommessa, per trasmettere una sana curiosità verso tempi, luoghi, persone e vicende lontane (e non) che possono avere molto da insegnare.