Nell’antica Grecia la prostituzione era una pratica diffusissima che fu istituzionalizzata dallo stato democratico di Atene dal legislatore Solone, vissuto fra il 638 a.C. e il 558 a.C.. Questi regolamentò una pratica che era già in uso da secoli (non a caso ancor oggi chiamato “il mestiere più antico del mondo”), e fornì agli Ateniesi lupanari di stato “a prezzi abbordabili” e organizzatissimi. All’interno delle case chiuse si trovavano sia donne sia uomini, chiamati “pornai e pornoi“, che servivano una clientela quasi esclusivamente maschile.

Sotto, il video racconto dell’articolo sul canale Youtube di Vanilla Magazine:

Sotto, Afrodite cnidia di Prassitele, il cui modello pare essere stata la celebre etera Frine. Calco in gesso al museo Pushkin a Mosca dall’originario marmo romano dei Musei capitolini. Fotografia di Marie-Lan Nguyen condivisa con licenza CC BY 2.5 via Wikipedia:

Il motivo di una diffusione e organizzazione tanto articolata è da ricercarsi nella concezione del matrimonio. Le relazioni di giovani uomini con donne libere erano mal viste, e se la donna era sposata il marito tradito aveva il diritto legale di uccidere immediatamente il partner. In pratica, per un ragazzo sino ai 30 anni circa, età media del matrimonio, l’unica possibilità legale (e sicura) di avere dei rapporti sessuali era con le prostitute. Ne esistevano 3 classi:

Pornai-Pornoi (πόρνοι-πόρναι)

Le Pornai erano la classe inferiore di donne che commerciava il proprio corpo, allo stesso modo dei colleghi uomini, i Pornoi. Costrette spesso da una condizione sociale che non lasciava scampo ad altra soluzione (schiave o cittadini senza diritti), erano impiegate nei bordelli al servizio di un protettore, il pornoboskos (πορνοβοσκός), che le gestiva in modo professionale, un mestiere equiparato a tanti altri. Durante la Grecia classica le Pornai erano quasi sempre donne “barbare”, che giungevano in condizioni di schiavitù ad Atene, mentre durante la Grecia ellenistica poteva trattarsi anche di giovani ripudiate dalla famiglia e costrette a prostituirsi per sopravvivere.

La visita alle prostitute. hydria attica a figure rosse (490-80 ca.):

Immagine di pubblico dominio via Wikipedia

Grazie all’istituzionalizzazione voluta da Solone, la paga della prestazione di una pornai era di un “obolo” (nell’Antica Roma divennero gli Spintria), che corrispondeva a un sesto di una dracma, e che costituiva un prezzo accessibile a tutti. La prostituzione era sicuramente tassata mediante il dazio dal nome “télos pornikòn“, e lo stato democratico si basava (anche) sulla riscossione dei tributi dei lupanari.

Prostitute libere

Le donne che riuscivano a liberarsi dalle case di tolleranza, spesso a credito, potevano esercitare la prostituzione in strada, liberamente, sempre versando i tributi allo stato democratico di Atene. La loro condizione era immediatamente superiore a quella di “schiave sessuali” come le pornai, ma era comunque infima, e non a caso condividevano il nome con le donne impiegate nei bordelli.

Una musicista sostiene un banchettante ubriaco. Tondo da un lynk attico a figure rosse (510 a.C.):

Immagine di pubblico dominio via Wikipedia

Per attrarre i clienti, le prostitute di strada, che non potevano esporsi nude come facevano le colleghe dei  lupanari, indossavano sandali speciali che, nella suola, recavano la scritta:

ΑΚΟΛΟΥΘΕΙ – Seguimi

Un esplicito invito a fruire delle prestazioni in luoghi appartati. La parola ΑΚΟΛΟΥΘΕΙ è rimasta simile tutt’oggi nel Greco Moderno, e mantiene ancora il significato di seguire.

Etere

Sopra: “Il dibattito di Socrate con Aspasia” (1800), di Nicolas-André Monsiau.

Le Etere (ἑταίραι) erano la classe più elevata che si dedicava anche alla prostituzione, paragonabili per molti aspetti alle “Geishe” giapponesi o alle cortigiane più prestigiose del Rinascimento. Le Etere erano donne coltissime, che costituivano spesso compagne abituali dei ricchi uomini greci (fra loro si ricordano Socrate, Pericle e Alessandro Magno, fra gli altri), gli unici a poter sostenere le ricchissime parcelle che queste richiedevano, anche solo per la loro compagnia.

Le Etere potevano avere dei costi salatissimi: Demostene afferma che il prezzo d’acquisto per Neaira ammontasse a 30 mine, quando una mina corrispondeva a 100 Dracme. 3000 Dracme era il salario di un dipendente pubblico corrispondente a 8 anni di servizio, una somma davvero immensa.

Nella Grecia delle città stato naturalmente la condizione dell’impiego delle prostitute era differente in base alla zona, e a Sparta, ad esempio, non sembra trovarsi traccia della prostituzione più a buon mercato, praticata dalle pornai, ma solo delle Etere. Fu solo qualche secolo dopo le riforme di Solone, durante il III secolo a.C., che anche a Sparta sicuramente furono disponibili anche le professioniste più a buon mercato, diffuse ormai in tutta la Grecia.

Matteo Rubboli
Matteo Rubboli

Sono un editore specializzato nella diffusione della cultura in formato digitale, fondatore di Vanilla Magazine. Non porto la cravatta o capi firmati, e tengo i capelli corti per non doverli pettinare. Non è colpa mia, mi hanno disegnato così...